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14/mag/2006 13.27.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

UN AUGURIO INDIPENDENTISTA AL NEOPRESIDENTE NAPOLITANO, NEL 60° DELLO STATUTO SICILIANO

In occasione del suo giuramento, da noi indipendentisti siciliani giunga a Giorgio Napolitano, nuovo Presidente della Repubblica Italiana, il nostro miglior augurio di buon lavoro.

Possa il suo settennato far dimenticare, e presto, gli eccessi italianisti e risorgimentalisti del suo predecessore, che pure sembrava mosso da intenti europeistici, ma che altro non ha fatto che dare a noi Siciliani del "lagnusi", non volendo capire le condizioni di sottosviluppo imposto in cui sopravvive la Sicilia oggi, privata tra l'altro dall'impulso autopropulsivo delle banche autoctone, chiuse o assorbite (in maniera non chiara e non chiarita, dopo una lunga campagna diffamatoria e disinformativa sugli stessi istituti di credito siciliani, assorbiti da gruppi più in crisi delle banche siciliane stesse) su suggerimento dello stesso Ciampi, come Ministro del Tesoro sul nascere degli anni '90, quale rimedio unico ed immediato al fenomeno mafioso (sic!), che invece si trova ancora a proliferare.

Fortunatamente, il Presidente Napolitano si è già dimostrato ben più pragmatico e realistico, speriamo anche riguardo al tema della mafia (che, non ci stancheremo mai di ribadirlo, è uno strumento dell'oppressione coloniale italiana), lottando la quale, noi indipendentisti creiamo i presupposti per la nascita del futuro Stato Siciliano.

Ed è nostro augurio che il nuovo Presidente italiano possa realmente garantire, com'è suo dichiarato intendimento, un reale processo riformatore, al fine di garantire la fine degli orrori italiani postbellici e la negazione di fondamentali ed inalienabili diritti, quando il suo predecessore s'illudeva che quest'Italia fosse «anche migliore di quella che noi partigiani sognavamo». Immaginiamo quale maelstrom attanagliasse le menti dei combattenti antifascisti d'ogni colore, volendo considerare come buona tale affermazione.

Di fatto, la Repubblica Italiana disegnata dai Costituenti (tra i quali figuravano anche nostri autorevolissimi deputati) è stata immediatamente tradita e malversata, soprattutto in quella sua preesistente e fondante parte denominata "Statuto speciale della Regione Siciliana", che (contrariamente a quanto sostengono i tanti adepti alla moda neoautonomista fra disinformazione, confusione mentale e servitù veterodemocristiane) noi indipendentisti "patteggiammo" con lo Stato Italiano (cui la Sicilia era stata "restituita" dagli Alleati) in cambio della conclusione della lotta armata per l'indipendenza, che aveva visto caduti da ambo le parti.

Statuto che, approvato il 15 maggio 1946, vale a dire 60 anni esatti prima del giuramento del Presidente Napolitano, è rimasto una lettera morta, un vero e proprio trattato internazionale mai applicato, il sogno di un quasi-stato che è stato nell'immediato indirizzato verso la neutralizzazione dei suoi contenuti, facendolo divenire un mero regolamento amministrativo interno allo Stato Italiano, che tra leggi-quadro a dir poco "burlesque" approvate all'Assemblea Regionale Siciliana e tentativi "devoluzionistici" di provenienza romana sta per sparire anche nella sua forma ridotta e mortificata, quando, in assenza di un ritorno al testo originario del 1946 (o ad un "potenziamento" di questo, com'è nel trend delle varie democrazie occidentali nei confronti delle nazionalità autonome a loro associate) e nella sua piena attuazione, ci si troverebbe innanzi ad un "azzeramento degli accordi", legittimando definitivamente "de jure" la nostra lotta indipendentista (che già ha il suo fondamento "de facto" culturale, sociale e politico, oltreché giuridico) anche al di là del progetto di "confederazione di Stati sovrani" quale sarà l'Italia (e, successivamente, l'Unione Europea abrogando questa) secondo il programma politico del MIS già nel 1947.

Noi indipendentisti siciliani siamo certi che Giorgio Napolitano, figlio della Nazione Napoletana, saprà non trascurare le varie, laceranti questioni nazionali ancora irrisolte (come quella Napoletana per l'appunto, o quella Sarda, Friulana, Venete, oltre quella Siciliana, giusto per far qualche esempio senza pretesa di esaustività), ognuna con la sua storia di diritti culturali, linguistici, umani negati e calpestati, di cui Napolitano è onesto testimone sin dalla nascita della Repubblica stessa. Da un uomo di esperienza, senso dello Stato e della Giustizia, non ci aspettiamo di meno, dall'alto della sua lungimiranza, della sua fermezza, della sua storia personale.

Ci auguriamo quindi che Giorgio Napolitano possa essere un valido, saggio e sapiente traghettatore, l'ultimo presidente dello Stato Italiano per come lo conosciamo oggi: lo stato degli inganni, dell'alienazione culturale, della prigionia mentale, dei consumi compulsivi dell'altrui produzione, della depressione economica e produttiva, dell'ambiente negato, delle nazioni represse, lo Stato Italiano centralista, colonizzatore, assimilazionista, oppressore.

Catania, 14 maju 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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