DUE (QUASI) BUONE NOTIZIE: NIENTE PONTE, NIENTE SEPOY

18/mag/2006 13.26.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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DUE (QUASI) BUONE NOTIZIE: NIENTE PONTE, NIENTE SEPOY

COME IL MINISTRO BIANCHI CONFERMA, IL PONTE (FORSE, PER ORA...) NON SI FARÀ, E NEL NUOVO GOVERNO MANCANO LE SOLITE "GUIDE INDIANE"


Il tema "ponte sullo Stretto", dopo la nostra preoccupata esternazione di ieri, ha subito tenuto banco nelle prime dichiarazioni dei neoministri: al possibilismo di Di Pietro, da noi ventilato, han fatto da contraltare le decise ed inequivoche dichiarazioni del Rettore dell'Università mediterranea di Reggio Calabria, Alessandro Bianchi, che da nuovo Ministro dei trasporti ha opposto il suo «absolutely no» alla costruzione del ponte, e del leader dei Verdi e titolare dell'Ambiente, Pecoraro Scanio, che ha confermato «il no al progetto che non è previsto nel programma».

Cosa peraltro ribadita dallo stesso bianchi, che oggi è tornato sull'argomento più approfonditamente: «Ho studiato quest'opera e le sue ricadute sul territorio per decenni. Come ricercatore, come scienziato e come studioso ho cominciato ad occuparmi della questione dalla metà degli anni '70. E quindi ho un'idea ben precisa di che cosa significhi. E, ripeto, non posso che ribadire che si tratta di un'opera inutile e dannosa. Poi Prodi e il governo dovranno decidere cosa fare. Ma nel programma dell'Unione mi sembra scritto con una certa evidenza cosa il centrosinistra pensa di questa struttura...».

Ed è per l'appunto sul programma dell'Unione, che, seppur prolisso e pur lacunoso nei confronti della Sicilia, qualcosa di certo sembra dirlo: «[...] riguardo al ponte sullo Stretto di Messina, proponiamo di sospendere l'iter procedurale in atto per realizzare le priorità infrastrutturali nel Mezzogiorno (sistema autostradale e ferroviario, Salerno-Reggio Calabria-Palermo, reti idriche, Statale Ionica, porti e cabotaggio) [...] In questo quadro, riteniamo inutile e velleitario il progetto del Ponte sullo Stretto: per il suo rilevantissimo costo, che annullerebbe la possibilità di altre opere, e per il suo impatto economico assai limitato, per la Sicilia e la Calabria, rispetto al potenziamento dell'accessibilità marittima e aerea».

Quindi, almeno per questo governo (per quanto durerà), la questione non è in balia delle svolte umorali di questo o quel ministro (o del loro leader, che sul tema non s'è pronunciato): finché il centrosinistra è al governo, il ponte non si fa, perché va onorato il programma, che pur non tuonando sulla faccenda sembra chiaro, anche se in campagna elettorale di ponte non s'è parlato, come della Sicilia del resto.

E la Sicilia, nelle critiche fattesi vieppiù bipartisan nelle ultime ore, sarebbe non rappresentata da alcun ministro, cosa che testimonierebbe una disattenzione del Governo Prodi verso la Sicilia e il «Mezzogiorno» (sic!), che, secondo alcuni, avrebbe meritato uno specifico ministero. Né più, né meno, diciamo noi indipendentisti siciliani, dei "ministeri per le colonie" di ottocentesca e novecentesca memoria. E, si può esserne certi, presto qualche ministro italiano non mancherà, con retrogusto esotico, di sventolare le proprie "origini siciliane": per l'appunto, estere.

In realtà, seppur consapevoli delle metodologie spartitorie e cencelliane che hanno portato alla nascita di questo nuovo governo italiano, noi indipendentisti siciliani preferiamo vada così: non ci accontentiamo dei "pannicelli caldi" che questo o quel burocrate o notabile altolocato "concede" alla terra che gli ha dato i natali (la vita, il cibo, la lingua, la cultura d'origine), trattandola come un luogo d'inevitabile sottosviluppo. E non solo: la prima volta di un governo italiano senza ministri siciliani (vale a dire: sepoy, guide indiane al soldo ed all'obbedienza dello stato estero colonizzatore) testimonia che sono diminuiti numericamente (almeno, nel centrosinistra) i potenziali "traditori" della Patria Siciliana: d'altro canto, il continuo ingrossarsi delle fila indipendentiste di attivisti e volontari dimostra l'inversione di tendenza, il "ritorno a casa", alla terra, alla cultura, alla Nazione Siciliana dei suoi figli.

E questo, nel percorrere la strada verso l'indipendenza, non può che infonderci forza e coraggio.

Catania, 18 maju 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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