INCENERITORI: CUFFARO HA PERSO UN'ALTRA OCCASIONE DI FARE GLI INTERESSI DELLA SICILIA

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20/ago/2006 16.49.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

INCENERITORI: CUFFARO HA PERSO UN'ALTRA OCCASIONE DI FARE GLI INTERESSI DELLA SICILIA

Il Presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, si è schierato, nettamente e senza esitazioni, a favore della già programmata costruzione di quattro impianti di incenerimento dei materiali post-consumo ("rifiuti") di Palermo, Casteltermini, Augusta, Paternò.

E lo fa con il chiaro intento di entrare, ancora una volta, in polemica con un rappresentante del Governo di Roma, Alfonso Pecoraro Scanio, "colpevole" di voler bloccare l'iter di realizzazione di tali impianti.

Ancora un volta, gli interessi della Sicilia e dei Siciliani vengono dopo (o meglio, non vengono affatto) le beghe interne al sistema politico della Repubblica Italiana, che da 60 anni non fa altro che stuprare la nostra amata terra di Sicilia ed il suo Popolo sovrano. Uno stupro, questo, che il "governatore" siciliano dalla sua recente rielezione ha deciso di camuffare da "amore sicilianista": la Sicilia sembra essere dotata di autonomia statutaria solo quando l'autonomia stessa serve a mettere i bastoni fra le ruote agli esponenti del governo romano.

Peccato che, oltre a dimenticare egli stesso che in materia di territorio ed ambiente la potestà statutaria è esclusiva, non si ricordi che lo Statuto, e tutta la successiva giurisprudenza costituzionale, è in realtà quasi del tutto inattivo e inutile, non essendosi dato seguito alle prescrizioni dell'articolo 43 dello Statuto stesso. Che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, fu carta d'armistizio prima e trattato di pace e di libera associazione fra due entità paritetiche: lo Stato Italiano e la Nazione Siciliana in armi. Accordo sin da subito, come preconizzò il fondatore del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, Andrea Finocchiaro Aprile, tradito e disatteso, con la Sicilia ancora e sempre più in balìa dei capricci di questo o quel partito e relativi politicanti poltronisti

Tornando ai erigendi impianti, Cuffaro, ha attaccato con veemente animus «il modello napoletano di gestione dell'immondizia» (ma quale? Nel napoletano convivono le discariche a cielo aperto ed esempi efficacissimi di raccolta differenziata, con rendite anche del 70%) riferendosi conseguentemente con spregio (lui che, diversamente da noi, si ritiene "italiano") anche alle origini partenopee del ministro Pecoraro Scanio.

E con consueto slancio provincialistico il Presidente della Regione si è anche piccato di sottolineare che «l'Europa ha scelto, e non da ora, i termovalorizzatori per eliminare i propri rifiuti», elencando una serie di impianti. Solo una verità in questa affermazione: che questa scelta si avvenuta «non da ora». Difatti il ricorso all'incenerimento dei materiali post-consumo è una invenzione vecchia, e nella quasi totalità dei Paesi citati da Cuffaro il termine "termovalorizzatore" non è previsto dalla legge, in quanto l'energia ricavata dalla combustione è ben poca ed è un prodotto marginalmente accessorio della combustione stessa. Si è infatti calcolato che si risparmia molta più energia riutilizzando e riciclando una bottiglia di plastica di quanta energia non si ricavi dalla sua combustione.

E senza calcolare i gas immessi nell'atmosfera e le ceneri stesse, tutti prodotti persistenti, cioè resistenti ai processi naturali di degradazione, bioaccumulabili, perché si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro lungo la catena alimentare (fino a giungere all'uomo) e tossici, in quanto sono sostanze che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare patologie acute o croniche fino a poter determinare la morte dell'organismo esposto.

I risvolti sull'"ecosistema-Sicilia", unitamente a quello degli annunciati "rigassificatori", sarebbe catastrofico: l'ambiente dell'isola, già messo a repentaglio dal disboscamento e quindi dalle conseguenti erosione, siccità e non ossigenazione, si trasformerà nel giro di pochi anni, rendendo la nostra Perla del Mediterraneo in una bollente chiatta maleodorante, lontana da qualsivoglia interesse turistico. La Sicilia diverrà sempre più calda, più sporca, il paesaggio (anche grazie al Ponte-mostro) sarà irrimediabilmente viziato dal deleterio intervento umano, le acque già oggi mal distribuite diverranno inutilizzabili, rendendo necessario il sempre più massiccio ricorso ai dissalatori.

Questo per l'impuntarsi in una sorta di irreale duello fra le due facce della medaglia del sistema politico italiano e degli ascari siciliani al suo servizio, che ne hanno permesso il radicamento anche qui in Sicilia.

Non dimentichiamo, infatti, gli enormi danni che la Sicilia ha subito, sin dall'invasione garibaldina, dall'annessione allo Stato Piemontese-Italiano. Che ha rubato e ruba non solo le riserve auree del Banco di Sicilia, oggi filiale "siciliana" di una banca italiana, ma anche e soprattutto le nostre riserve naturali.

Oggi, quando si parla di "superare il petrolio" passando all'idrogeno, le trivelle stanno compromettendo ampie zone del Val di Noto grazie ad una scellerata concessione. Ancora oggi, la corrente elettrica prodotta in Sicilia (che sarebbe più che sufficiente al fabbisogno di tutto l'arcipelago siciliano) viene trasferita gratuitamente in Italia. E qui, poche settimane fa come nel 2002, non mancano i black-outs per mancanza di potenza massima. Accadrà anche con quella (poca) prodotta con gli inceneritori?

Inceneritori che, ricordiamolo, non possono nemmeno essere considerati una "misura d'emergenza", in quanto richiedono un minimo di quattro anni per essere eretti. E che, per rimanere entro la prevista economia d'esercizio, dovranno bruciare rifiuti a ciclo continuo e in quantità fisse: ciò significa che, come già accade in Germania, in Sicilia arriveranno le immondizie di tutta Italia (e, siamo pronti a scommetterlo, le risultanti ceneri rimarranno in Sicilia, assieme ai miasmi tossici pregni di diossina, che condanneranno anche agricoltura ed allevamento che invece avrebbero un futuro nelle produzioni tipiche di qualità), e scoraggerà, più di quanto non si sia già fatto (in Sicilia praticamente non esiste), la raccolta differenziata, che per sua vocazione tende al riciclo e quindi alla riduzione delle masse non riutilizzabili. E non si parlerà più di "prevenzione" con invito alla riduzione degli imballaggi. Tanto meno, di quell'innovativo "trattamento a freddo" dei rifiuti che ottimi risultati sta dando, fuori dall'Italia.

Questo è il quadro della situazione. Noi indipendentisti siciliani ci opponiamo quindi con forza alla realizzazione di questi impianti, e lo facciamo, come è nostra missione, non per partigianeria politica, ma solo ed esclusivamente nell'interesse del Popolo Siciliano e della Nazione Siciliana. E per questa ragione la nostra lotta è determinata, incessante e on influenzabile da "condizionamenti", "proposte" e "compromessi". E lotteremo, sempre civilmente e nonviolentemente come nostra convinzione, anche e soprattutto manifestando nei "luoghi simbolo" di questa metodologia del sottoviluppo impostoci dallo Stato Italiano.

Il futuro della Sicilia deve essere ecocompatibile. Solo così potremo garantire ai nostri eredi un ambiente sano, e libero da inquinamenti ambientali...e politici. Perché ciò potrà accadere solo il ritorno all'esercizio della inderogabile Sovranità del nostro Popolo mediante il ricorso all'inalienabile diritto di autodeterminazione, che può e in tempi brevi deve portare per fronteggiare questa e molte altre emergenze, alla rinascita dello Stato Siciliano.

Catania, 20 austu 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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