LA PROVINCIA DI CATANIA COMPRA UN "PEZZO DI PONTE"?

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIAfondato nel 1943- CUMUNICATU STAMPA -LA PROVINCIA DI CATANIA COMPRA UN "PEZZO DI PONTE"?

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07/ott/2006 17.10.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

LA PROVINCIA DI CATANIA COMPRA UN "PEZZO DI PONTE"?

In seno al consiglio della Provincia Regionale di Catania è passata una mozione, promossa da An e dall'Mpa, che istituisce un capitolo di spesa di 1 milione di euro da "investire" nella società "Stretto di Messina" o in altra società con pari finalità.

Siamo all'assurdo. L'ossessione compulsiva dei "tifosi del Ponte" li ha portati a decidere di buttare quasi due miliardi delle vecchie lire, in un'opera, inutile e dannosa, che peraltro nemmeno compete al summenzionato organo.

Noi indipendentisti siciliani ci siamo già espressi nelle scorse ore, entrando nel dibattito sulla ventilata (quanto impossibile) abolizione della Provincia Regionale di Enna, sullo status di tali istituzioni in Sicilia. Moralmente abusive, come abusive anche giuridicamente sono le Prefetture.

Ma oggi più che mai ci chiediamo se non sia proprio il caso, dopo 60 anni, di attuare il dettato degli articoli 15 e 31 dello Statuto Speciale d'Autonomia, sfrattare le Province, le Prefettture, dare vita ai consorzi comunali e alla gestione regionale dell'ordine pubblico. Perché, se è vero e provato che le Province (e la Prefetture, che svolgono in Sicilia un compito di competenza della Regione e del suo Presidente) sono in sè degli inutili ammassi burocratici poveri di competenze, ricchi di spese, con annesso parlamentino (ove spesso seggono dei parlamentari veri e propri, come Enzo Oliva dell'Mpa, cofirmatario della suddetta mozione con Ottavio Vaccaro di An, che quindi percepiscono un doppio stipendio), è vero che adesso si è giunti al paradosso.

Lombardo, se ha davvero un milione di euro, li spenda davvero in opere di competenza regionale. Altrimenti, se vuole così tanto il Ponte (peraltro, all'indomani di un sisma che ha toccato Messina e, seppur leggero, che avrebbe certamente impresso pericolose quanto improvvise oscillazioni alla struttura, già messa in forte dubbio dai forti venti), ce li metta di tasca sua. Anche se, del resto, i soldi che guadagna li prende proprio in quanto Presidente della Provincia, e di deputato al Parlamento Europeo (presso il quale risulta essere sostanzialmente nullatenente e nullafacente, e senza aver mai dichiarato di aver lasciato l'Udc per passare al "suo" Mpa), quindi, dalle nostre tasche.

Egli non può, nemmeno volendo, comportarsi come Amministratore Delegato di un'azienda. Egli deve rispettare, così come i consiglieri provinciali e gli assessori (quelli che vanno in carica, si dimettono per partecipare alle elezioni, diventano nel frattempo "consulenti" profumatamente pagati, e poi, se bocciati dall'elettorato, ritornano magicamente assessori...), il mandato per cui è stato eletto. Non può, e non deve, usare la Provincia come sgabello per aumentare la propria visibilità, come punto d'appoggio per le sue trovate propagandistiche.

Senza la Provincia Regionale di Catania, Lombardo non avrebbe potuto iniziare quell'opera di sciacallaggio politico ai danni dell'indipendentismo, che non gli appartiene per storia, cultura, convinzioni, reinventandosi "autonomista pontarolo" senza programma né passione autentica, pur di non sprofondare nell'oblìo. Non esisterebbe l'inganno Mpa, unica e reale occupazione di Lombardo. Non esisterebbero le pagliacciate di Messina e Roma. E non esisterebbe il finto dibattito sul Ponte, mostro su cui si deve, al più presto, "mettere una pietra sopra".

Si attui finalmente lo Statuto nella formulazione originaria. Lo Statuto scritto (sì, forse proprio sul marmo, come sostenuto alcuni giorni addietro dal fondatore democristiano on. Alessi) con il sangue dei patrioti indipendentisti. Quello Statuto fa a pugni con ogni laccio e lacciuolo che ci avvinghi all'Italia, altro che il Ponte sullo Stretto! Einaudi lo disse, leggendolo: «ma così la Sicilia diventa un quasi stato, potrà battere moneta!». E potrà avere una politica realmente democratica, partecipata dal basso, interessata solo alle reali necessita della gente, del Popolo Siciliano. Che, comunque, va ogni giorno verso il proprio rinnovato destino di Nazione indipendente.

Catania, 7 ottuviru 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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