IL QUEBEC È UNA NAZIONE. L'INDIPENDENZA È L'AVVENIRE

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28/nov/2006 21.10.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

IL QUEBEC È UNA NAZIONE. L'INDIPENDENZA È L'AVVENIR E

La Camera dei Comuni canadese ha votato ad amplissima maggioranza (266 voti favorevoli contro 16 contrari) una mozione che riconosce alla provincia del Québec lo status di «nazione», seppur nell'ambito di un «Canada unito».

Un passo storico, di fondamentale importanza, per il popolo francofono nordamericano. Un gesto, quello dei deputati canadesi, cui non può che andare il plauso di noi indipendentisti siciliani.

Ma la proposta del Primo Ministro canadese Stephen Harper è frutto di una inedita lungimiranza in tema di diritti dei popoli o solo di mera ed infantile "paura della secessione"?
È infatti segnata per la giornata di giovedì 30 novembre la discussione di un'altra mozione, questa promossa e precedentemente presentata dagli indipendentisti del Bloc Québecois, del tutto identica a quella promossa dal Governo della foglia d'acero, tranne per le parole «all'interno di un Canada unito», ovviamente assenti nella versione indipendentista.

Quindi, l'esecutivo di Ottawa ha voluto giocare d'anticipo evitando quanto desiderato dagli indipendentisti ed esternato dal loro leader, Gilles Duceppe: cioè che il Québec sia sì riconosciuto come una nazione, ma «non necessariamente all'interno del Canada».

Ma il Bloc Québecois ha votato compatto per il si, unico partito oltre i socialdemocratici del NDP a non patire defezioni nella votazione in oggetto, quasi a far capire che...il giocare al "gatto con il topo" ha portato i suoi frutti.  

In definitiva, un'altra nazione storica viene riconosciuta per legge dallo stato centrale che la detiene, dopo la Catalunya. È il segno che, sebbene non per piena presa di coscienza dei governi centrali ma più per la pressante attività dei movimenti indipendentisti, i tempi, anche nelle fossili elefantiache "democrazie occidentali", sono maturi perché la strada del riconoscimento dei diritti dei popoli oppressi e delle nazioni senza stato venga percorsa sino in fondo. Lo dimostrano, ad esempio, la conquistata indipendenza del Montenegro, e l'esercizio dell'autodeterminazione da parte del popolo Osseto.

E questo senza una necessaria ed univoca "coloritura" politica dei governi centrali in questione: se in Spagna lo status della Nazione Catalana è stato riconosciuto dalle sinistre (seppur mortificando in altre parti dello statuto d'autonomia i diritti dei catalani), in Canada l'intero "arco parlamentare" ha indicato il sì alla proposta del premier conservatore Harper.

In Italia, e in Sicilia, siamo ancora alle (pseudo)rivendicazioni veteroautonomistiche di applicazione dello Statuto Speciale. Allora, 60 anni fa, lo Stato Italiano patteggiò quell'autogoverno (poi subito revocato "de facto", seppur tutt'oggi esistente "de jure" e comunque ormai del tutto insufficiente) in cambio della cessazione delle «ostilità indipendentiste». Come da subito preconizzò il nostro leader Andrea Finocchiaro Aprile, si trattava di un inganno.
Alla luce della successiva, incessante ed opprimente campagna di assimilazione cuturale (in fondo, poco e mal riuscita), sarebbe stata preferibile una dichiarazione di riconoscimento dell'identità ed esistenza della NAZIONE SICILIANA.

Che pure esiste a prescindere da qualsiasi legge, ed è riconosciuta, unitamente alla lingua siciliana ed alla storia siciliana (più e meglio insegnate all'estero che non in Sicilia, a causa delle summenzionate politiche coloniali italiane), a livello planetario.

Ma in Sicilia c'è sete di libertà, di benessere, di dignità. Giorni fa, commentando la morte del grande leader indipendentista libanese PIERRE GEMAYEL, che il MIS ricorda con commozione, il Presidente del Consiglio italiano, ROMANO PRODI, commentò con parole che sembravano prese da un nostro documento diffuso al termine delle recenti ostilità Israelo-Libanesi: «L'obiettivo principale è di garantire l'indipendenza del Libano. Questo vuol dire anche l'indipendenza della Siria». E di tutti gli stati dell'area, compresa Israele, sottolineavamo e rimarchiamo noi.

Insomma, urge l'indipendenza. Come auguravamo al Presidente della Repubblica Italiana Napolitano al suo insediamento, possa questa Italia cessare di essere lo stato oppressore che ci è tristemente noto e che tanti, troppi patimenti ci infligge. Possa, quindi, finalmente la classe politica italiana capire che proseguire con l'oppressione coloniale è semplicemente inutile, dannoso, aberrante. L'indipendenza della Sicilia la stiamo costruendo già, ma possa giungere come desideravamo già nel 1943: in amicizia ed armonia con l'Italia.

In quest'ottica, una dovuta e lungimirante fase intermedia sarebbe il prossimo riconoscimento giuridico delle nazioni storiche "negate": possa la prossima essere la Sicilia.

Catania, 28 novemmiru 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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