Alternativa Tricolore: 26 ottobre 60° anniversario del ritorno di Trieste alla Patria, ma oggi la difesa dell'italianità continua.

17/ott/2014 11:52:02 Alternativa Tricolore Contatta l'autore

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Era il 26 ottobre 1954, quando Trieste si svegliò ad aspettare l'arrivo dei soldati italiani, si Trieste torna all'Italia, un momento atteso per tanti, troppi anni. I primi ad entrare a Trieste furono i Fanti dell'82° Reggimento, seguiti poco dopo dai Carabinieri e dai Bersaglieri dell'8° Reggimento della divisione "Ariete". Nella città si assisteva a scene di gioia, le ragazze salivano sui camion dei militari, li abbracciavano, li baciavano, cantavano, ridevano, piangevano, la gioia di quel giorno fu espressa da loro, le ragazze di Trieste, che con la loro euforia resero indimenticabili quelle ore. Quelle stesse ragazze che avevano conosciuto l'orrore di un dopoguerra in una città, come scrisse l'inviato speciale Giorgio Bocca"che aveva avuto l'amaro privilegio di trovarsi in prima linea".


Erano passati nove anni da quando il 1° maggio 1945 i partigiani di Tito erano entrati nella città, decisi a rimanervi e con l'intenzione di far arretrare il confine italiano fino all'Isonzo se non fino al Tagliamento. Gli stessi partigiani che a Trieste si comportarono da predatori, svuotano le casse della Banca d'Italia, saccheggiarono le case, violentarono le donne, il 5 maggio falciarono a colpi di mitragliatore i cortei dove sventolava il tricolore. Per poi arrivare alla bruttissima storia dei sequestri in massa di italiani, che di notte furono scaricati vivi nelle voragini carsiche, a migliaia finirono nelle foibe del Carso.


Uno sterminio etnico esteso che determinò l'esodo di 350.000 italiani dell'Istria e Dalmazia, che cercarono riparo in patria e che, dopo aver dovuto abbandonare le loro case e i loro beni, vennero accolti dall'ostilità dei comunisti italiani, sebbene la loro colpa fosse solo quella di essere italiani. Li attese un destino coperto dal silenzio, voluto dai comunisti e avallato dagli opportunismi di un'Italia, che aveva bisogno di rimettersi in piedi, chiudendo con il passato. Il 12 giugno 1945 finirono i quaranta terribili giorni di occupazione di Trieste, le truppe jugoslave abbandonarono la città e si installò il governo militare alleato. I triestini si riversarono per festeggiare la fine dell'incubo, ma il cammino per riportarli alla democrazia e all'Italia sarebbe stato ancora molto lungo.


Il 3 novembre 1953, nel 35° anniversario dell'ingresso degli Italiani a Trieste dal 1918 e festa di San Giusto, la bandiera italiana fu issata sul Municipio di Trieste, ma subito dopo fu rimossa dagli Americani. Si formarono cortei di protesta nella città, ma la folla venne dispersa dalla polizia. Alla stazione ferroviaria si formò un corteo di mille persone, molte delle quali di ritorno dal Sacrario di Redipuglia, dove si era svolta l'annuale cerimonia commemorativa. Il 5 novembre gli studenti entrarono in sciopero e formarono un corteo che arrivava fino in Piazza Sant'Antonio. La polizia, al comando di ufficiali inglesi, aprì il fuoco ad altezza d'uomo e uccise due persone, il 6 ripresero i tumulti e gli incendi delle auto della polizia civile. La polizia aprì il fuoco per difendere gli edifici del Governo Militare Alleato, ma intanto in tarda mattinata un'enorme folla convergeva in Piazza Unità, e assaliva la Prefettura, la bandiera italiana fu nuovamente issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. Questo portò all'intervennero delle truppe inglesi in assetto di guerra, la polizia sparò ad altezza d'uomo ed uccise quattro Triestini.

 

A loro, ai caduti del 1953 Montano Saverio, Paglia Francesco, Addobbati Pierino, Manzi Leonardo, Bassa Erminio e Zavadil Antonio, tutti insigniti della Medaglia d'oro al Valor Civileai patrioti che diedero la loro vita per il nostro amato tricolore va il nostro pensiero, ma oggi un sentimento diverso aleggi nella città di Trieste, è nato un coordinamento che vorrebbe Trieste lontana dall'Italia, questo atteggiamento non fa altro che offendere chi, in quei lunghissimi anni, non ha fatto altro che sperare nel ritorno in patria, abbiamo volutamente ripercorrere velocemente la storia di Trieste, una città che ha pagato il prezzo maggiore del dopoguerra, la storia di quegli uomini e donne che hanno sofferto l'allontanamento dalla loro casa e di quelli che invece hanno pagato con la propria vita. Nei giorni scorsi, presso il Consiglio Comunale di Trieste, è stato persino proposto che gli atti vengano tradotti in sloveno, per noi di Alternativa Tricolore questo non è altro che l'ennesimo attacco a quella Trieste che ha combattuto e vinto per essere riannessa all'Italia, non possiamo lontanamente neanche immaginare che Trieste, come qualunque altro territorio italiano, possa essere staccato dal paese, l'Italia è unica ed indivisibile e Trieste, che piaccia o no, è italiana.

 

Per l'anniversario dei 60 anni del ritorno all'Italia, noi patrioti di Alternativa Tricolore, che facciamo della difesa dell'identità e della tradizione italiana una battaglia culturale ci uniamo con grande emozione al ricordo di quei drammatici anni, e vogliamo salutare i patrioti triestini che lottano ogni giorno contro chi cerca di vanificare il caro prezzo pagato dalla città e dai cittadini.

 

Luigi Cortese

Segretario Nazionale

Alternativa Tricolore

 

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