FICTION "GARIBALDINA"? MEGLIO BOICOTTARLA!

E di certo oggi e domani sugli schermi della "rete ammiraglia" italiana non si parlerà dei devastanti effetti che quella conquista recherà alla Sicilia, che pure pativa una colonizzazione, quella borbonica (che aveva posto fine al Regno di Sicilia nel 1816 e definitivamente nel 1849), ma che dalla conquista sabauda sprofondò nella depredazione, nella miseria, aggravata dall'introduzione della lunghissima coscrizione obbligatoria (che porterà alla nascita del celebre detto "megghiu porcu ca surdatu") per sottrarsi alla quale i braccianti, ribattezzati con spregio "briganti", si dovranno dare alla macchia consegnando alle violenze e alla morte per mano italiana i propri famigliari.

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14/gen/2007 12.49.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

FICTION "GARIBALDINA"? MEGLIO BOICOTTARLA!

Il colonialismo culturale non si ferma, ed anzi, in occasione del bicentenario della nascita dell'avventuriero nizzardo Giuseppe Garibaldi, ecco arrivare sugli schermi della televisione statale italiana, la RAI, non già paga della tamburellante campagna a favore dell'incrementato canone, la fiction in due puntate "Eravamo solo mille".

Romanzetto sentimental-apologetico ad alto budget (finanziato sulle tasche dei contribuenti), il fim-tv è l'ennesima prova degli intenti dello Stato Italiano nei confronti delle colonie occupate con la violenza e l'inganno, e vieppiù culturalmente e linguisticamente assimilate.

Perché di certo non vedremo le divise delle decine di migliaia di mercenari/macellai, ungheresi e non, il profilo delle navi britanniche (tra le quali, gli sloops Argus e Intrepid, con centinaia di bocche da fuoco e pieni zeppi di Royal Marines, oltre quelle ove venivano ospitati e corrotti i vertici militari duosiciliani) a protezione dei garibaldini - che conquistarono la Sicilia, ad eccezion della città di Milazzo, non con il valor militare, ma con gli inganni e la corruzione dei generali borbonici, le esecuzioni di massa, quali in quel di Bronte Nino Bixio seppe palesare tutta la propria brutale ferocia assassina, le esposizioni di cadaveri e le fosse comuni.

E gli espropri, in primis delle riserve auree siciliane, i saccheggi, le devastazioni, gli stupri, le persecuzioni, che avverranno contestualmente alla "spedizione" delle giacchette rosse, dopo il passaggio delle quali si instaurerà il dominio, tutt'oggi incontrastato, della mafia (originariamente denominata "maffia" con una parola di presunta origine toscana o piemontese), lautamente pagata e ricompensata con denaro, vitalizi, pensioni "trasmissibili agli eredi" (sic!) e con ricchi possedimenti terrieri (la base economica e sociale per quella "mafia agraria" che sfocerà in tempi più recenti nel narcotraffico) per il lavoro (sporco) svolto nel 1860, e tutt'oggi strumento della repressione terroristica e colonialista italiana.

E di certo oggi e domani sugli schermi della "rete ammiraglia" italiana non si parlerà dei devastanti effetti che quella conquista recherà alla Sicilia, che pure pativa una colonizzazione, quella borbonica (che aveva posto fine al Regno di Sicilia nel 1816 e definitivamente nel 1849), ma che dalla conquista sabauda sprofondò nella depredazione, nella miseria, aggravata dall'introduzione della lunghissima coscrizione obbligatoria (che porterà alla nascita del celebre detto "megghiu porcu ca surdatu") per sottrarsi alla quale i braccianti, ribattezzati con spregio "briganti", si dovranno dare alla macchia consegnando alle violenze e alla morte per mano italiana i propri famigliari.

Non si parlerà dello svolgimento del plebiscito-farsa, cui vennero chiamati a votare, con la minaccia delle armi, più elettori di quanti lo Stato Piemontese, imponendo successivamente alla Sicilia la legge elettorale sarda, non legittimerà alle successive elezioni. E non si parlerà di come questi celebri "mille", per bocca dello stesso Garibaldi, erano «tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto». I quali, peraltro, ben meno di mille erano, come da ammissione dello stesso Garibaldi, sottolineata nel 2000 da Indro Montanelli.

Per tacer dello stesso Garibaldi: massone e arrogante anticlericale, fu mercenario, corsaro, trafficante di schiavi, diventò "l'eroe dei due mondi" (come solgono riportare i manuali scolastici di storia) praticando questi e altri crimini in giro per l'Europa e l'America del Sud, al soldo dell'autoproclamata "Republica do Rio Grande do Sul", una repubblica delle banane, nata su una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza.

Era privo dell'orecchio sinistro: spacciata per una ferita di guerra (o meglio, di battaglia da mercenario), si trattò invece della pena comminatagli per abigeato e traffico di schiavi. Ma molte fonti sono concordi circa il fatto che quello stesso orecchio gli fu gravemente danneggiato, o forse già del tutto asportato, da una donna argentina che con un morso reagì ad un tentativo di stupro da parte del barbuto "eroe".

Il quale pure lamenterà, con le dimissioni da deputato, la cessione di Nizza alla Francia e, sembra, anche le condizioni di repressione durissima cui fu sottoposta la Sicilia; con le sue stesse parole, «veggo succedere il vituperio della Sicilia mia seconda terra d'adozione». E anche: «Non rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!».

Come pure i vertici dello stato invasore avevano a lamentarsi di lui; in una lettera Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come Voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa».

Da questi personaggi, e dall'ulteriore inganno circa lo Statuto Speciale d'Autonomia per la Sicilia, nacque l'attuale Stato Italiano, nel suo rapporto con la Sicilia ed i territori di quello Stato Sovrano - peraltro tra i più economicamente e tecnologicamente più progrediti del mondo di allora sebbene in difetto di libertà politiche nei confronti della Sicilia - che era il Regno delle Due Sicilie. La cui invasione servirà a spazzare via un valido avversario economico per le altre potenze europee, in primis quella britannica, e per sanare i debiti di uno dei principali alleati della corona inglese: il Regno dei Savoia.

La cui turpe eredità è evidentemente giunta intatta ad oggi se la Repubblica Italiana, per tramite dei suoi apparati, continua a mancare le occasioni per porre in essere iniziative di riconciliazione, culturale e storica, con le terre allora violentemente invase ed occupate. Ma si sa, la verità è pericolosa, e lo Stato Italiano è proprio fondato sulla paura: lo si vede dalla violenza che ha continuato e continua ad opporre ad ogni anelito di libertà, e la scientifica rimozione di ogni opportunità di riflessione e disvelamento della storia reale, cui si continua ad opporre la storia ufficiale dei vincitori, anche tramite i furbetti film (cui speriamo possa in risposta giungere la ventilata produzione cinematografica di Mel Gibson sul "brigantaggio") in questione, in cui si fa uno strumentale uso di (peraltro bravissimi) attori siciliani come David Coco e Pino Caruso.

Ma quelle che l'Italia si è aggiudicata sono, nel mare della storia, solo delle battaglie, e la Sicilia tornerà a essere uno stato libero e sovrano. La lotta è nonviolenta, e per oggi (e domani, come anche in occasione del quiz italianista "Fratelli di quiz" iniziato ieri) il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia invita a boicottare la visione del filmetto garibaldino, e magari dedicarsi alla lettura di testi "revisionisti" sulla VERA storia della Sicilia, che per sette secoli fu stato indipendente, e tale presto tornerà.

Catania, 14 jinnaru 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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