AMATO: NO AL CASINÒ DI TAORMINA

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29/mar/2007 19.20.00 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

AMATO: NO AL CASINÒ DI TAORMINA

Giunge dal "question time" della Camera dei Deputati italiana l'ennesima vessazione ai danni della Sicilia e dei Siciliani.

Rispondendo ad una domanda a risposta immediata, il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha ribadito il no della politica italiana colonialista alla riapertura del Casinò di Taormina.

«È giusto sottolineare - ha affermato Amato - che vi sono quattro casinò in Italia e che quello di Taormina è rimasto chiuso in una non riautorizzazione, mentre Saint Vincent, Sanremo, Venezia e Campione d'Italia sono riusciti in qualche modo a sottrarsi, tramite deroghe, ad una legislazione che è nell'insieme contraria».

Il casinò municipale di Taormina, lo ricordiamo, ebbe breve vita con un primo tentativo d'apertura nel 1962 e successivamente dal febbraio 1963 al gennaio 1965. Venne chiuso dalla Polizia ed è a tutt'oggi non operante. Ciò a differenza della casa da gioco di Saint Vincent, rimasta aperta grazie ai vari ricorsi promossi dalla Régione Autonome Vallée d'Aoste con sentenze passate in giudicato che ne hanno sancito la liceità.
Senza dimenticare che, geograficamente, Taormina non è in Italia: è in Sicilia.

E qui in Sicilia la Regione non volle innalzare barricate contro l'illecita azione (va inoltre ricordato che alla lettera dello Statuto d'Autonomia la Polizia in Sicilia è agli ordini del Presidente della Regione), quando è palese che, nella sostanza, la legislazione italiana non è contraria al gioco d'azzardo "controllato", essendo l'Italia stessa promotrice (al fine di ripianare l'immenso debito pubblico) di decine di lotterie, giochi "gratta&perdi", estrazioni del lotto, responsabili della rovina economica di centinaia di anziani e non, illusi dal miraggio di una vita migliore.

Ciò che colpisce maggiormente il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia sono le motivazioni addotte dal titolare del Viminale: «Le case da gioco sono foriere di fenomeni anche diversi dal turismo, che per il ministero dell' Interno rappresentano una fonte di particolare preoccupazione, specie in una regione nella quale esiste una organizzazione criminale di antica data che è alla ricerca continua di canali migliori e più adeguati per il riciclaggio di denaro sporco. E dai casinò questa è una prestazione che in più casi è possibile ottenere».

Appurato quindi che, con una specifica norma che vieti la frequentazione del casinò ai residenti (cosa impossibile per le summenzionate "lotterie di Stato"), evidentemente la principale preoccupazione di Amato è la mafia, cui decide di arrendersi.

Non c'è che dire: siamo passati da un governo che intendeva «convivere con la mafia», ad un altro che decide direttamente di negare perentoriamente importanti opportunità di sviluppo in nome della mafia stessa.

Questa è, qualora ve ne fosse stata ancora necessità, l'ennesima conferma della nostra lettura: la mafia è uno strumento di oppressione colonialista. La mafia (al pari di fenomeni come l'elefantiasi burocratica, la corruzione ed il clientelismo), è utilizzata come motivo di rassegnazione e paura al fine di sclerotizzare ed incancrenire ogni desiderio e tentativo di cambiamento.

Ovunque sorgano in Europa, le attività e i conti delle case da gioco sono attentamente monitorati. Evidentemente, il ministro dell'Interno italiano non ritiene le forze ai suoi ordini in grado di svolgere questo compito (vale anche per i casinò attualmente aperti?). In una Sicilia realmente autonoma ed autogovernata non sarebbe difficile per l'amministrazione regionale controllare l'attività del Casinò di Taormina e di ogni altra simile attività che sorgesse in Sicilia. Lo ribadiamo, in una Sicilia realmente autonoma, dotata di una propria classe dirigente e di un sistema di partiti non al servizio dell'Italia...e della mafia.

Nella vicina Malta, i casinò hanno rappresentato un volano per lo sviluppo: ne hanno goduto altre forme d'intrattenimento, come anche il turismo culturale. Malta, con il suo pur piccolo territorio, sta surclassando la Sicilia.

Malta, ha qualcosa di fondamentale in più della Sicilia: l'indipendenza.

Nella colonia Sicilia, l'Italia dice "no" a tutto (musei, parchi tematici, porti turistici, etc), tranne a quanto può seguitare a distruggerla: un ponte-mostro per spostare un po' di Calabresi in Sicilia e di Siciliani in Calabria (altro che "corridoio Berlino-Palermo"!), inceneritori (come annunciato pochi giorni fa anche dal Sindaco di Catania, Scapagnini), rigassificatori, impianti petrolchimici, ed i favoriti del ministro Amato: «Più che i casinò - ha aggiunto - potrebbe servire avere campi da golf, che anche in Sicilia si possono fare perché l'acqua c'è, ma qualcuno la nasconde».

Il golf, lo sport più sessista, razzista ed elitario che si conosca. Per praticarlo, ettari di terreno sottratti alla pubblica fruizione (per parchi o riserve) o a moderne aziende agricole. Per mantenere un impianto, non solo quantità enormi di acqua, ma pesticidi, erbicidi e fungicidi a tonnellate, quantità enormemente maggiori di quelle usate su un campo coltivato. Sostanze che inquinano il terreno e le falde acquifere. Che pure ci sono in Sicilia, è vero, ma non dovrebbe essere proprio il Governo Italiano, che "amministra" la Sicilia anche tramite l'ammaestrata e normalizzata Regione (entro la quale l'attuale Presidente fu assessore all'Agricoltura e Foreste tanto con il centrodestra che con il centrosinistra), a doverle tirare fuori?

Amato preferisce, da responsabile dell'ordine pubblico e già Capo del Governo, fermarsi davanti alla mafia, e a quel "qualcuno" (evidentemente ineffabile e nascosto come già lo spettro del boss Provenzano) che nasconde ai suoi occhi l'acqua in Sicilia. Meglio lasciare i Siciliani morire di sete e sottosviluppo.

E dire che il giurista e politico torinese pretende di parlare «viste anche» le sue «origini siciliane»!

Amato suggerisce per la Sicilia un incremento delle strutture alberghiere. Anche in questo senso si mosse l'on. Attilio Castrogiovanni, già autorevole Segretario del MIS, proprio a Taormina, una delle perle di Sicilia sempre cara al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia che vi celebrò due suoi congressi.

E aggiunge che il turismo la Sicilia dovrebbe ottenerlo «dalle sue meravigliose bellezze naturali, dalla sua storia».
Le bellezze naturali, proprio ciò che l'Italia mette a repentaglio con la cementificazione, con l'inquinamento dissennato, con la mancanza di un modello di sviluppo ecosostenibile e di politiche ambientali concrete ed efficaci, e la conseguente catastrofe climatica che incombe sulla Sicilia.
La storia di Sicilia, oggetto di gravissime negazioni e falsificazioni propagandistiche ad amplissima diffusione scolastica e mediatica.

È ora che la Sicilia si liberi dell'Italia e delle sue leggi. Solo nella libertà c'è la salvezza. L'indipendenza è la sola speranza.

Catania, 29 marzu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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