On. Burchiellaro (Ulivo): "La politica deve produrre di più!"

29/lug/2007 09.20.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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“Internet è garanzia di trasparenza e può aiutare a re-inventare i processi democratici”




La nascita del Partito Democratico potrebbe dare una severa sterzata bipolarista al sistema elettorale italiano: pensa che tutto ciò sia un bene e che l’Italia sia pronta ad un tale cambiamento?


Io penso che attualmente noi abbiamo una prova di ciò che funziona in questo paese, ossia il meccanismo dell’elezione diretta presente nei comuni, nelle province e nelle regioni; il fatto che questa non avvenga a livello nazionale, a causa di una legge elettorale incapace di dare governabilità, impone la necessità di dare una svolta a livello politico. Il bipolarismo è quindi una necessità per questo paese, ma le caratteristiche che dovrà adottare nasceranno in un secondo momento dai processi politici. Il fatto che, per la prima volta nella storia, due patiti decidano di fondersi, credo che sia un segno importante in questa direzione.


Il referendum per la riforma della legge elettorale viene indicato da molte forze politiche come un ennesimo spreco di risorse pubbliche e, qualora fosse approvato, andrebbe a cambiare drasticamente la situazione politica italiana a vantaggio di poche grandi forze, che ovviamente ne guadagneranno in governabilità, ma a svantaggio della rappresentatività. È dunque vera la massima che “chiunque sia al potere, pensa innanzi tutto a come mantenerlo?”


La legge elettorale approvata dalla maggioranza di centro destra va sicuramente in quella direzione, ma non è questo il caso: questo referendum, che io non condivido nel merito ma ritengo possa essere uno strumento positivo per imporre al Parlamento il cambiamento di una legge elettorale sbagliata, non necessariamente produce effetti negativi. Il meccanismo che ne uscirebbe sarebbe caratterizzato da liste molto ampie e magari in coalizione, che potranno così dare modo alle forze politiche minori di essere rappresentate. Questo referendum deve tradursi in una grande riforma, non certo limitarsi alle correzioni proposte.


Le elezioni politiche del 2006 sono state vinte dalla coalizione di centro sinistra per poche migliaia di voti alla camera, ma la querelle sulla loro validità – a fronte anche delle ultime prove audiovisive emerse – non sembra avere fine: come ci si dovrebbe comportare da parte della maggioranza attuale? Glielo chiedo data anche la Sua competenza come vice presidente della giunta per le elezioni.


Questa storia dei 24.000 voti è vera e non è vera, dato che questo dato è stato scorporato dal voto della Valle d’Aosta; complessivamente alla Camera, la differenza di voti in termini assoluti è di quasi 50.000 voti. Le verifiche che noi abbiamo compiuto, come previsto dalla legge, non ci fanno ipotizzare allo stato attuale alcun cambiamento. La cosa strana è che il meccanismo di verifica dei voti è rimasto inalterato da quando vige la Costituzione; ricordiamoci anche che negli Stati Uniti il presidente è stato eletto per 400 voti – e non per 24.000 – abbiamo probabilmente un quadro più preciso. Io credo le verifiche debbano essere rapidi, tant’è che abbiamo condiviso i meccanismi di verifica insieme ai rappresentanti del Polo per una verifica a campione: noi avevamo proposto anche un campione più ristretto per evitare un’eccessiva durata di questi processi, in quanto credo che la questione si debba chiudere e lasciare che le istituzioni svolgano le loro mansioni. Solo una cosa non si può fare: delegittimare le istituzioni. Quando si fa questo non si colpisce una parte politica, ma solo i cittadini.

 


Si parla molto riguardo i costi elevati della politica: tutti li vogliono tagliare ma alla fine non si cambia nulla, mentre il costo del denaro sale, gli stipendi medi sono sempre più bassi ed i politici italiani sono fra i più pagati. Da dove si dovrebbe partire a Suo giudizio?


A mio avviso è necessario uno sfoltimento dei meccanismi decentrati, lo dico avendo fatto il sindaco per nove anni. A sostegno di ciò vi faccio un esempio: da sindaco con il 30% dei trasferimenti in meno nei servizi sociali, siamo riusciti a dare il 30% dei servizi in più ai cittadini; i margini di miglioramento del nostro sistema e dei servizi pubblici sono straordinari. Ci sono però ancora troppe sacche di assistenzialismo e non di welfare in grado di mettere i cittadini al centro dell’attenzione. Pensiamo ai consorzi di bonifica, che non hanno alcun senso in quanto le loro competenze dovrebbero spettare alle province, che curano anche la gestione idrica: non si capisce pertanto perché i poteri non debbano essere concentrati in livelli istituzionali chiari. È poi necessaria una grande riforma dell’organizzazione politica a livello nazionale: il Parlamento non può funzionare con questo bipolarismo perfetto, oramai privo di senso, così come questo funzionamento di Camera e Senato. Ho avuto la fortuna di conoscere altre realtà in Europa e da nessuna parte si lavora così. Il problema, se posso permettermi, non è tanto il costo della politica, bensì il suo livello di produttività. La politica costa troppo e produce poco, è in questo senso che bisogna puntare. Sono necessarie riforme radicali anche in questo senso, a partire dal bicameralismo; dai sistemi informatici alle figure di servizio, si deve aumentare l’efficienza: alcuni parlamentari arrivano in questa sede senza avere neanche ben chiaro la loro funzione e gli strumenti a loro disposizione.


Uno dei maggiori provvedimenti attuati dal governo di centro sinistra è stato quello sulle liberalizzazioni su diversi fronti, in linea con l’economia di mercato a stampo capitalista: una forte accelerazione su questo campo, non rischia però di ridurre notevolmente la sovranità nazionale in certi settori strategici? L’Alitalia in questo senso può costituire un caso lampante.


Questo costituisce certamente un problema ma il nostro dovere è quello di mettere il cittadino al primo posto, consentendogli di scegliere fra offerte diverse. Credo altresì che il nostro paese abbia tutte le carte in regole per assumere una leadership in diversi settori, ma questo dipenderà soprattutto dalle nostre capacità. Questa idea, un tantino protezionistica, si scontra con un mondo che ormai ha preso una piega diversa; tuttavia vedo questo atteggiamento ancora presente in alcuni comportamenti politici: pensare di difendersi dai prodotti cinesi alzando le barriere doganali, quando sono i nostri produttori che vanno a produrre in Cina, costituisce un non senso. Credo invece che le liberalizzazioni abbiano costituito un processo molto importante e che sia necessario proseguire su questa direzione.


Se si dovesse andare al voto per il rinnovo delle camere già domani, l’esito sarebbe già scontato come dicono molti sondaggi? Quali sono, a Suo avviso, le cause della perdita di consensi del centro sinistra?


La causa della perdita di consensi va ricercata innanzi tutto nella legge elettorale, che ha prodotto in Senato la differenza di un solo voto: quando si arriva al paradosso che un senatore conta più di migliaia di voti, nessun sistema può reggere. Vi è poi una rissosità eccessiva nell’ambito del centro sinistra, che va stemperata nel quadro di progetti e programmi di riforma molto precisi. Forse la risposta alla sua domanda è però la scesa in campo del PD che è destinato a cambiare il quadro politico, poiché impone anche al centro destra delle scelte ben precise, sia nell’ambito del centro sinistra. La partita quindi non è affatto scontata.


La situazione all’interno della maggioranza sembra sempre essere sull’orlo della crisi: temi come quello delle pensioni o la gestione del “tesoretto” tengono banco ogni giorno. Quali sviluppi prevede in tal senso?


L’accordo sulle pensione è stato un accordo importante, così come la serie di interventi sul nostro apparato economico e produttivo sarà decisiva per stabilizzare la ripresa che si è già manifestata in questi mesi. La prossima finanziaria ed il Dpef saranno – in questo senso – indispensabili per i processi su lungo periodo, riuscendo a stabilizzare la ripresa che è in atto. Riguardo il tesoretto, devo dire che ho trovato le dichiarazioni di Draghi molto importanti, anche se permane il problema del debito pubblico eccessivo. Altro grande merito di questo governo è quello di aver rimesso sotto controllo la spesa pubblica, che era completamente fuori controllo. Il fatto di aver potuto dare un aumento, seppur minimo, alle pensioni minime, è un segnale importante, in controtendenza con i governi precedenti. Oltre alla stabilizzazione economica permane però il problema delle differenze nella distribuzione della ricchezza, che sono cresciute in questi ultimi cinque anni: è aumentato il numero delle famiglie povere e questo è un dato molto grave. La questione sociale è quindi impellente e fondamentale: è necessario modernizzare il nostro paese e renderlo più competitivo. Vi è poi la questione dei salari, che hanno attualmente il 10% di potere d’acquisto rispetto a qualche anno fa, dimostra che c’è un grande problema di riequilibrio delle ricchezze. Io resto convinto che una società più giusta sia una società dove vi è maggiore competizione. Il tesoretto è stata quindi la prima manovra di modifica, riequilibrio e redistribuzione che è avvenuta da molti anni a questa parte e su questa strada dobbiamo continuare.


La Sua attività parlamentare è in buona parte rivolta verso temi come la valorizzazione del patrimonio artistico, delle attività turistiche così come delle attività produttive: in questo senso, ci sono dei progetti che vuole intraprendere – o ha già intrapreso – che Le sta particolarmente a cuore segnalare?


Nel corso della passata settimana abbiamo creato il forum del turismo del PD, con l’On. Mantini della Margherita, in quanto riteniamo che si tratti di un settore strategico per il nostro paese. Va considerato che il turismo attualmente costituisce tra il 12 ed il 19% del PIL: si tratta quindi di un settore fondamentale, che avrà sempre maggiore importanza nei tempi a venire. Il paese sarà però chiamato a fare delle scelte: non si può più credere di vivere di rendita, è fondamentale modernizzare ed innovare e, per questo, stiamo lavorando su alcune proposte, che con la Finanziaria potranno essere messe in agenda. La prima riguarda il riequilibrio della pressione fiscale: l’Italia sconta una differenza in questo senso nei confronti dei nostri competitori che oscilla tra il 5 ed il 10%; occorre quindi aprire velocemente con la UE una trattativa inerente questo tema, pena il crollo delle nostre attività turistiche. Il secondo problema riguarda la riqualificazione del nostro territorio: attualmente gli strumenti di programmazione non rispondono a questa necessità, a cui si può rispondere potenziando sistemi diversi di utilizzo delle autorizzazioni che vengono rilasciate. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di riqualificare interi tratti della nostra costa, come di tanti patrimoni turistici: da un punto di difficoltà, dobbiamo farlo diventare una grande opportunità di crescita.


Il Suo recente lavoro in commissioni riguardo la questione di Previti, cosa è arrivato ad appurare? Ritiene di aver raggiunto pienamente gli obiettivi per cui è nata la stessa?


Il nostro compito è quello di verificare le condizioni di eleggibilità o decadenza o incompatibilità dei parlamentari. Tengo a dire che siamo rimasti uno dei pochi sistemi al mondo che fonda questo meccanismo di verifica su un organismo interno e non su organi di garanzia esterni; problema che rimanda alle mancate modifiche della struttura bicamerale. La Commissione ha svolto un minuzioso lavoro di verifica: abbiamo istruito due pratiche, presentate alla Camera, inerenti due parlamentari che si erano candidati quando erano ancora sindaci, che però non ha accolto la nostra proposta di decadenza dei soggetti in questione. La terza questione è stata quella dell’On. Previti, che ha subito – dopo le elezioni – una condanna definitiva che prevede, come pena accessoria, l’interdizione perpetua dagli esercizi pubblici. C’è stato un grande lavoro in tal senso che ha portato alla proposta di decadenza dell’On. Previti dalla Camera; sarà poi l’aula a decidere.


Noi ci siamo potuti contattare tramite internet: quali sono i pro ed i contro dell’utilizzo di internet nella politica, nella pubblica amministrazione, negli enti locali?


Credo che i sistemi informatici siano una grande garanzia di trasparenza: è stata modificata la proposta che tendeva a rendere esclusiva la presentazione di alcuni dati in particolare sulle questioni urbanistica per via informatica, con argomentazioni da me non condivise. Una programmazione urbanistica può essere sottoposta a molte pressioni o condizionamenti, ma proprio i sistemi informatici ne garantiscono la trasparenza. Questo principio va applicato su tanti altri ambiti: su questo l’Italia deve investire molto di più e meglio di quanto non sia stato fatto in questi anni. Bisogna puntare a fare dei sistemi informatici, un vero sistema di democrazia e partecipazione per ricostruire un rapporto forte tra cittadini ed istituzioni. Si può mentire solo se non si è sottoposti ad una verifica costante, questo è quindi un rapporto molto importante che può portare a reinventare i processi democratici in questo paese.



Intervista realizzata da Jacopo Barbarito

24/07/2007







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