On. Ceccacci (FI): "Partiti comunisti dell'est postbellico hanno occupato ogni posizione politica!"

02/ago/2007 16.20.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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Gentile Onorevole, Lei è una delle più giovani parlamentari italiane: quale pensa sia il peso e l’utilità di una forte componente femminile nelle aule del Parlamento?

 

Riguardo il peso delle donne in politica è fuor di dubbio che in Italia, anche se lentamente, stia aumentando. Certamente ci sono paesi più avanzati di noi, come quelli anglosassoni, ma anche in Italia si cominciano ad intravedere dei cambiamenti positivi, anche se molto c’è da fare. Sull’utilità di questa presenza, prendo spunto da una ricerca condotta dal Censis, dove è chiaramente emerso come esiste una specificità, tutta “femminile”, nel modo in cui le donne gestiscono il potere politico e, cosa per noi importante, aldilà di retrogradi luoghi comuni, è augurato dalla maggioranza degli italiani. Il 76% degli italiani ritiene come la presenza delle donne sia fondamentale per il buon governo delle amministrazioni pubbliche. Questo è un dato che ci deve far riflettere, ma deve far riflettere, in modo particolare, i partiti, che ancora sono istituzioni a dominio maschile. Saper essere dei buoni politici significa anche saper ascoltare, saper mediare tra le diversità, avere cura delle relazioni, avere senso del limite, senso pratico, attenzione alle conseguenze pratiche delle proprie azioni, che sono molto apprezzati dai cittadini, ma che molto spesso proprio in questi aspetti vengono delusi dal politico.

 

La nascita del Partito Democratico potrebbe dare una severa sterzata bipolarista al sistema elettorale italiano: pensa che tutto ciò sia un bene e che l’Italia sia pronta ad un tale cambiamento?

 

Il Partito Democratico nasce da una esigenza politica tutta interna alla sinistra; quello appunto di liberarsi progressivamente della sua componente più radicale. Questo chiaramente per il paese è un fatto positivo, perché parliamo di partiti arroccati su ideali comunisti e, quindi, su posizioni inconciliabili con le nuove esigenze di una economia dinamica e globalizzata. Non è un caso che questi partiti di estrema sinistra guardano con simpatia ai movimenti no- global. La scesa in campo del partito democratico che mette insieme i due più grandi partiti della sinistra moderata, i Democratici di Sinistra e la Margherita, non riduce ne l’eccessiva frammentazione della sinistra, basta vedere la scissione nei DS di Sinistra Democratica e quella tutt’ora in corso dei Senatori Menzione e Bordon della Margherita, né la sua perenne conflittualità. Sul piano elettorale non inciderà per nulla perché Forza Italia da sola ha una base di consenso che supera largamente quella del PD e poi perché disponiamo del migliore alleato possibile: Romano Prodi.   

 

 

Le elezioni politiche del 2006 sono state vinte dalla coalizione di centro sinistra per poche migliaia di voti alla camera, ma la querelle sulla loro validità - a fronte anche delle ultime prove audiovisive emerse - non sembra avere fine: come ci si dovrebbe comportare da parte della maggioranza attuale?

 

Se quello che abbiamo assistito fosse successo a maggioranze invertite avremmo una sinistra perennemente in piazza con manifestazioni e scioperi ad oltranza, aizzandoci contro la stampa internazionale in quanto avrebbero parlato di democrazia a rischio. Invece hanno loro il governo e tutto tace! E’ evidente che le elezioni sono state vinte dal centro destra, per una semplice ragione: abbiamo stravinto al senato. Quindi sono più che legittimi i molti dubbi sui famosi 24000 voti che riecheggia anche una nota canzone. La maggioranza attuale non ha avuto senso dello Stato occupando con un accanimento, da partiti comunisti dell’est post bellico, tutto l’occupabile. Ci saremmo aspettati una maggiore disponibilità al confronto proprio in virtù della delicata questione del riconteggio dei voti. Invece niet! 

 

 

Si fa un gran dire riguardo i costi della politica: tutti li vogliono tagliare ma alla fine non si cambia nulla, mentre il costo del denaro sale, gli stipendi medi sono sempre più bassi ed i politici italiani sono fra i più pagati. Dove si dovrebbe partire a Suo giudizio?

 

Non è un caso che proprio in questa legislatura è scoppiato il caso dei costi della politica, perché questo governo ha superato ogni record in merito. Ciò non significa che il problema non esistesse già da molto tempo, ma nella precedente legislatura si è cercato di correre ai ripari intervenendo in modo strutturale e organico.

La riforma costituzionale votata dal centro destra è stata pensata proprio per rendere più economico ed efficiente il sistema politico. La riduzione del numero di parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto e l’idea di un nuovo federalismo avrebbero ridotto in modo permanente i considerevoli costi e sprechi della politica e, aggiungo, della nostra pubblica amministrazione. Le sinistre si sono accanite contro il cambiamento, facendo perdere il referendum confermativo di una riforma della costituzione che adesso, incredibilmente, sono sostenute dalle personalità più avvedute del centro sinistra. I tagli che leggiamo in questi giorni su tutti i giornali sono dei pannicelli caldi che non diminuiranno la febbre del paese, con le enormi ingiustizie che vivono i più emarginati. E’ solo un modo propagandistico di far credere di avere in considerazione il tema, ma tutti sanno che i costi della politica si affrontano nella giusta ottica solo con una riforma di sistema.  Il governo Prodi che è stata la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso sta solo riparando alla sua brutta immagine.       

 

Uno dei maggiori provvedimenti attuati dal governo di centro sinistra è stato quello sulle liberalizzazioni su diversi fronti, in linea con l’economia di mercato a stampo capitalista: una forte accelerazione su questo campo, non rischia però di ridurre notevolmente la sovranità nazionale in certi settori strategici?

 

La sovranità nazionale rimarrà sempre intatta, perché liberalizzare non significa necessariamente privatizzare. L’unico privatizzatore che conosco è Romano Prodi, che invece di portare innovazione e sana competitività ha prodotto i danni che conosciamo: staticità e oligopolio. L’idea di Forza Italia è sempre stata quella di iniettare nel pubblico i sani principi del merito e della concorrenza, che non portano all’esclusione sociale, come ci vuole far credere la sinistra, ma la sua massima inclusione. Più attori sono in campo, per garantire dei servizi, maggiori sono le possibilità di averli di qualità e costi migliori. Lo Stato deve avere sempre un controllo, lo metto tra virgolette, “morale” dell’economia, ma da attore esterno.

 

Il suo impegno da parlamentare, nel corso di questa legislatura, ha avuto un forte connotato sociale sia nelle proposte di legge presentate come cofirmatario che negli interventi sulle proposte di legge in assemblea: che peso ha avuto in questo senso la Sua esperienza personale di studio e di lavoro?

 

In qualità di attrice di teatro ho sempre partecipato ad iniziative di beneficenza, entrando molto spesso in contatto con realtà ed esperienze drammatiche. La mia prima proposta di legge ha riguardato l’introduzione dell’insegnamento dell’intelligenza emotiva nei programmi scolastici, attraverso proprio la metodologia del teatro. Questo essenzialmente per tre motivi:

insegnare ai giovani, attraverso esperienze di apprendimento attivo (teatro a scuola) le fondamentali competenze relazionali che sono sempre più richieste nel mondo del lavoro;

contrastare attraverso una pedagogia delle emozioni la piaga della devianza psichica (anoressia, depressione, apatia ecc.) e sociale (bullismo, ribellismo, delinquenza minorile);

aprire nuove opportunità di lavoro ai diplomati delle scuole e accademie teatrali (per l’insegnamento nella scuola primaria) e ai laureati delle discipline psicosociali e pedagogiche (per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo livello).            

 

Lei ha proposto anche l’istituzione di due commissioni d’inchiesta parlamentari, in linea con l’attenzione più volte dedicata al campo sociale e sanitario, ma vi trova posto anche una sulla sicurezza negli stadi. Quale potrebbe essere la giusta ricetta per arginare il fenomeno?

 

Paradossalmente le ho già risposto nella domanda precedente: con l’intelligenza emotiva. I comportamenti violenti degli hooligans sono fortemente connotati da logiche di branco, in cui la razionalità va scemando dal trasporto emotivo dell’eccitazione guerriera tipica dei  momenti concitati delle tifoserie. In quel momento la nostra psiche si riduce a quella di un animale, appunto, da branco. Ebbene! insegnare questi elementari processi mentali è un forte antidoto alla sua riproduzione, perché spinge l’individuo all’autocoscienza che è la condizione essenziale all’autocontrollo. Per questo ritengo centrale che la mia legge passi in parlamento quanto prima, perché sarebbe risolutiva di molti problemi che viviamo ogni giorno.

 

Ultimamente sta avendo molto successo fra gli onorevoli di entrambi gli schieramenti la Sua proposta riguardo il trattamento dei cani e le normative contro gli abbandoni. Ci può spiegare meglio di cosa si tratta e quali sviluppi andrebbe ad avere la situazione così riformata?

 

Molti non sanno che lo Stato paga ai gestori di canili dai 2 ai 7 euro al giorno per ogni cane ospitato, senza considerare i servizi aggiuntivi quali l’accalappiamento che costa dai 100 ai 140 euro a cane. Se consideriamo che solo nei mesi di giugno, luglio e agosto si registrano circa 60.000 abbandoni, 600 al giorno, 25 all'ora, uno ogni due minuti, i conti sono ben fatti! Si stima ammonti a circa 500 milioni di euro il giro di affari intorno a questo triste fenomeno. Con la mia collega Jole Santelli, abbiamo avanzato in parlamento una proposta per un più efficace applicazione della legge 281/1991, in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.

In particolare, per la dissuasione degli abbandoni, abbiamo istituito un “libretto d’identità per l’amico a quattro zampe”, da rilasciare all’atto della iscrizione all’anagrafe canina. L’aspetto innovativo del libretto d’identità è quello di facilitare i controlli, perché tutti dovranno esibirlo all’occasione, evitando così i complicati procedimenti che oggi occorrono per la verifica del microchip nel cane. Sarà difficile per qualsiasi proprietario decidere di non registrare il proprio cane, quando sarà più semplice il controllo. Chiaramente il tema degli abbandoni è anche fortemente legato a quello delle cucciolate indesiderate e dell’accesso nei luoghi pubblici. Gli attuali costi per la sterilizzazione disincentivano la pratica, quindi, importante risulta essere la possibilità di detrarre le spese necessarie alla sterilizzazione del proprio cane mentre occorre fare chiarezza, una volta e per tutte, sulla controversa questione normativa degli accessi dei cani nei luoghi pubblici, come nelle spiagge, garantendo la piena applicazione del DPR 320/54 che vieta espressamente limiti di accesso agli amici a quattro zampe nei luoghi pubblici se debitamente accompagnati.  
Ad una politica efficace di dissuasione degli abbandoni si deve anche accompagnare una migliore tutela del randagio che molto spesso è ospitato in strutture improvvisate e fatiscenti che sono delle vere e proprie forme legalizzate di maltrattamento degli animali. Tutti  noi conosciamo, o possiamo immaginare, cosa significa vivere in gabbie anguste, sovraffollate e in condizioni igieniche scarse, con nutrimenti insufficienti e controlli sanitari inadeguati. In alcuni canili i maltrattamenti hanno raggiunto livelli estremi come nel caso del canile di Noha, in provincia di Lecce, dove a 190 cani sono state recise le corde vocali per risolvere il “fastidio” dell’inquinamento acustico. In questo campo le lacune della 281/1991 sono state più evidenti. L’assenza di standard minimi di vivibilità dei canili hanno prodotto le degenerazioni che conosciamo, per questo, da ora in poi, potranno accedere ai finanziamenti solo quelle strutture che garantiranno: un numero massimo di 200 cani a canile, spazi e condizioni di vita adeguate, apertura al pubblico per controlli e adozioni, presenza di volontari di associazioni animaliste riconosciute. Il rigore di queste disposizioni sicuramente comporteranno una revisione dei criteri di assegnazione dei cani, perché molte strutture dovranno essere necessariamente ridimensionate, se non chiuse. Per questo motivo abbiamo istituito le “case famiglia per cani”, pensate per incentivare, con buoni sconto per i pasti e servizi veterinari gratuiti, le famiglie ad adottare cani presenti nei canili. In questo modo avremo il doppio vantaggio di favorire un maggiore risparmio per lo Stato, pensiamo ai costi delle attuali convenzioni, e una migliore risposta alla domanda di cura del randagio, che verrebbe inserito in un contesto più a dimensione d’animale. Questa è una proposta di grande giustizia, perché non solo avremo maggiori opportunità allocative dei randagi, ma finalmente si premieranno coloro che veramente amano gli animali e che ad essi hanno dedicato una vita, accollandosi spese senza ricevere nessun aiuto dallo Stato. La positiva accoglienza della proposta, con oltre 200 firme di sostegno, è la palese dimostrazione della trasversalità politica di tale questione e della esigenza di porre fine a questa grande ingiustizia che ha un costo economico e morale non più tollerabile.

 

Un’ultima domanda, più prettamente personale: qual è stata la sua maggiore gioia e la sua maggiore delusione da quando fa politica?

 

La mia più grande gioia è constatare l’interesse che le mie proposte hanno suscitato tra i miei colleghi, perché ho toccato argomenti senza avere preclusioni ideologiche. Sicuramente ancora non riesco ad immaginare cosa potrebbe significare per me vedere concludere l’iter di una mia legge con l’approvazione in aula. Penso che in quel caso la felicità e l’orgoglio sarebbero indescrivibili. La mia più grande delusione, invece, oltre naturalmente il Governo Prodi, è stata l’assistere ad episodi di aperta conflittualità fra membri del mio stesso partito, in questa prima fase congressuale che stiamo facendo. Per questo sono sempre più convinta che occorrono più donne in politica, perché sappiamo, meglio degli uomini, gestire le relazioni nel rispetto delle diversità.    

 

 

 

 

Intervista a cura di Jacopo Barbarito




 



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