On. Cento (Verdi): "La concorrenza non si è dimostrata un sistema a misura di cittadino"

02/set/2007 11.10.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a "misura di cittadino”?

 

La globalizzazione del mercato è un processo in atto da diversi anni. Soprattutto dopo la caduta dell’Unione Sovietica e il superamento del  marxismo, la concorrenza è stata considerata ormai la panacea di tutti i mali del mondo, l’unico modello economico che avrebbe dovuto garantire il benessere sociale. Ma così non è, non è stato e soprattutto non si dimostrato un sistema a misura di cittadino. I guasti sul clima e sull’ambiente, le conseguenze sulla salute della gente e sull’economia mondiale stanno oggi a dimostrare il fallimento del modello economico basato esclusivamente sul mercato e la globalizzazione. Grazie anche all’opera dei media il problema ha risvegliato le coscienze dei cittadini del mondo e sensibilizzato l’opinione pubblica. La società civile condivide oggi, a livello mondiale, la necessità di uno sviluppo sostenibile che pur sacrificando qualche punto di PIL consenta però di raggiungere un mercato equo e solidale in armonia con l’ambiente patrimonio di tutti.

 

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

In un sistema democratico come il nostro, ogni progetto politico esplicato nei vari documenti programmatici del governo è approvato democraticamente e frutto della preventiva concertazione con tutte le parti sociali, divenendo infine espressione di tutto il Parlamento nella sua unitarietà.

Un tale sistema ci garantisce da ogni pericolo di deriva personalistica nelle decisioni politiche che interessano il Paese e dove, tra l’altro anche l’Unione Europea, nella sua autonomia esercita un ruolo di garanzia democratica di tutto rilievo.

 

 

Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Personalmente non parlerei di smantellamento dello stato sociale e ritengo inoltre che sia stata data troppa enfasi a quell’incontro. Le privatizzazioni delle società partecipate era un metodo già introdotto e sperimentato in Italia, come le privatizzazioni, nel corso degli anni 80, dell’Alfa Romeo e della Lane Rossi e di altre società minori stanno a dimostrare. L’Italia era nel pieno del passaggio tra la Prima e la seconda Repubblica, con le segreterie dei partiti che avevano governato il Paese dal dopoguerra, sotto l’occhio della Procura della Repubblica, con un bilancio statale ai limiti della bancarotta, con il Trattato di Maastricht alle porte e con il crollo del muro di Berlino che aveva sancito anche il superamento di fatto del marxismo come ultima alternativa al capitalismo. Occorreva adottare delle politiche che contribuissero, in breve tempo a risollevare le sorti del Paese, sia dal punto di vista economico che di credibilità delle istituzioni.

L’unica strada rimasta percorribile, ma che la storia ha poi svelato poco utile soprattutto per risanare il debito pubblico, era quella del mercato, della concorrenza - che lo stesso Trattato di Maastricht aveva scelto come pilastro dell’Unione europea - e dell’allontanamento dei partiti dalle partecipazioni pubbliche. A quindici anni di distanza da quell’evento si può senza dubbio obiettare che altre strade erano percorribili ma soprattutto che avrebbero garantito risultati migliori.

 

 

I sondaggi danno il centro sinistra in notevole calo e, probabilmente, se domani si dovesse tornare al voto la nuova maggioranza sarebbe di centro destra. Si immagina un centro sinistra diverso per la prossima competizione elettorale, e con quali protagonisti in più o in meno, considerando anche la scesa in campo del PD?

 

In questo momento il quadro politico italiano è in evoluzione con le aggregazioni politiche ancora tutte da definire. Sicuramente il PD con Veltroni probabile segretario del nuovo partito costituirà, anche in un eventuale vicino domani una candidatura vincente per il governo del Paese. Questo sarà tanto più vero se il PD riuscirà a non farsi trascinare in quella deriva centrista che intende emarginare l’apporto di idee e di valori espressi dai partiti della sinistra della coalizione di governo.

 

 

Lei è uno dei principali addetti al settore economico dello stato: l’”esercito” di ministri e sottosegretari inaugurato dal governo Prodi, non è stato il primo passo che ha gravato in tal senso?

 

Ritengo che il riferimento sia al presunto aggravio dei costi della politica e della pubblica amministrazione dovuto all’aumento dei ministri e dei dicasteri.

In tal caso è opportuno precisare che quei ministri e quei sottosegretari, stanno attuando il piano previsto nel programma dell’Unione che prevede la razionalizzazione dei costi della politica e che sta dando i primi importanti risultati riscontrabili soprattutto dalla costante diminuzione del fabbisogno della pubblica amministrazione e poi dalla razionalizzazione degli uffici, la soppressione degli enti inutili e la riduzione dei costi di commissioni e comitati.

Con Dicasteri enormi e competenze smisurate sarebbe non sarebbe stato possibile raggiungere questi obiettivi in un solo anno di governo. Non c’è dubbio però che vi è proliferare eccessivo di poltrone e poltroncine che sarà necessario ridurre con una norma chiara che stabilisca i limiti della politica e la diminuzione dei costi.

 

 

Riguardo le diverse crisi nel mondo causate da guerre nate per il controllo di risorse strategiche come petrolio o acqua, quali sono le “soluzioni” proposte dal governo e, in modo particolare, dal Suo partito?

 

Dopo il fallimento in Iraq del tentativo di esportare la democrazia attraverso gli strumenti della guerra, l’unica strada da percorrere, per risolvere i conflitti nel mondo, resta quella della diplomazia e della pace, questi principi devono essere fondanti e adottati in tutte le strategie possibili nel tentativo di portare la pace dove oggi regna quella guerra che sta insanguinando il sud del mondo. In questa opera rivestono un ruolo determinante le associazioni umanitarie che lavorano su quei fronti portando assistenza e solidarietà a tutte le popolazioni aiutano senza distinzione alcuna.

Un ulteriore obiettivo che potrebbe dimostrarsi strumento di pace e di sviluppo, è senza dubbio la ricerca e l’impiego di fonti energetiche alternative e pulite che rendano il mondo meno dipendenti dai combustibili fossili e occasione di sviluppo per tutti i Paesi del mondo

 

Ridurre il debito pubblico: questo è un tema che ricorre ciclicamente. Qual è la soluzione migliore: una maggiore privatizzazione riguardo ambiti attualmente gestiti dallo stato o, al contrario, uno stato che sia il primo “arbitro” ed “investitore” dell’economia del paese?

 

Da privatizzare c’è rimasto ben poco e comunque questa strada non è riuscita a dare i frutti sperati negli anni novanta. La linea per la riduzione del debito pubblico, deve essere quella di arrivare al più presto al pareggio di bilancio e da lì in poi utilizzare le risorse per l’abbattimento del debito pubblico. Per centrare questo obiettivo è necessario che il governo realizzi le grandi riforme previste nel programma dell’Unione , proceda spedito nella lotta agli sprechi, ancora elevati nella pubblica amministrazione, riduca le spese per gli armamenti e continui convinto nella lotta all’evasione fiscale. In questo contesto non bisogna dimenticare però gli interventi necessari a favore dei disoccupati, dei precari, della difesa dell’ambiente, argomenti che danno la misura del grado di civiltà raggiunto da uno Stato. In questo contesto anche alla sinistra del Partito democratico, i partiti dovranno cercare un’aggregazione caratterizzata da contenuti, valori e soggetti nuovi, per tenere insieme la tradizione di sinistra più classica e quella ambientalista, pacifista e femminista. Insomma, una sinistra arcobaleno.

 

Un’ultima domanda: cosa pensa riguardo l’utilizzo di internet in politica e nei rapporti tra cittadini ed istituzioni?

 

L’avvento di internet ha segnato una rivoluzione nel campo della comunicazione della quale ha contribuito ad aumentarne la diffusione in modo libero e democratico, offrendo ai cittadini la possibilità di essere sempre informati senza quelle coercizioni che caratterizzano oggi Tv e giornali.

Si è rivelato strumento importante di democrazia e di trasparenza che consentito ai cittadini di entrare nelle amministrazioni per chiedere servizi sempre più efficienti e trasparenza.

Sono ancora troppo pochi quanti ne usufruiscono in modo adeguato, a tutti deve essere garantita la possibilità di fruire di questo importante strumento di comunicazione e di democrazia.

In tal senso, il governo sta già operando in questa direzione incentivando l’acquisto dei p.c. per i giovani e ora anche per i lavoratori co.co.pro ma, e necessario fare molto di più per consentire a tutte le categorie sociali e ad ogni cittadino di poter beneficiare dei servizi offerti e utilizzarlo come strumento di informazione.

 

 

 

Intervista a cura di Jacopo Barbarito

Pubblicata il 9-8-2007 su “Rinascita”


 



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