On. Della Vedova (FI): "Meno tasse e più concorrenza!"

21/set/2007 10.20.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

 

Penso che lo sia più di tutti gli altri, almeno nei confronti di quelli proposti dai detrattori del trattato o della BCE; si possono sicuramente migliorare le politiche  ma, a mio avviso, ci troviamo comunque di fronte ad un buon punto di partenza.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

Non credo alle lobbies “demo-pluto-giudaico-massoniche”: ci sono senza dubbio cordate di potere con legami di interessi ed appartenenza che legano i vari componenti, fra cui cordate di ex della Goldman Sachs. Queste realtà possono non piacermi ma un personaggio come Draghi lo giudico dalle scelte come Governatore non per altro. Riguardo Prodi, il suo problema è quello di essere premier e capo di una coalizione vecchia ideologicamente e incapace di governare. Il suo operato riguardo Rovati o la Telecom Italia è criticabile, ma questo a prescindere da un’eventuale manovra a favore della Goldman Sachs.


Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Io sento di avere un forte  spirito di appartenenza per l’Italia, paese che amo ed in cui sono cresciuto: non mi sento però nazionalista e, di per sé, l’integrazione europea non costituisce un male per gli europei. Non credo, in questo senso, a disegni di smantellamento dei singoli stati: un’Europa unita rappresenta un argine allo scontro tra nazionalismi, che ha prodotto ben poco di positivo. L’integrazione tra popoli, economie e nazioni è una grande conquista nata da radici popolari e non certamente bancarie. È chiaro che i mercati spingano verso i propri interessi ma la loro presenza non prova l’esistenza di un costante danno a discapito dei cittadini.

 

Il costo dei carburanti è una delle voci di spesa che maggiormente influisce sui costi delle famiglie: come è possibile che, ad esempio, in un distributore Agip di Foligno il costo della benzina SP sia di 1,225€ mentre in uno stesso di Roma arrivi anche agli 1,33€? Come mai gli italiani continuano ancora a pagare su ogni litro di carburante il contributo per la guerra d’Etiopia, la diga del Vajont ed altro ancora, dato che togliendo tutte queste tassazioni, dicono i consumatori, si potrebbe calare il prezzo del carburante di almeno 15-20 centesimi?

 

È necessario intervenire sul fisco nell’ambito del calo delle tasse, che carica eccessivamente i carburanti, senza nemmeno “l’alibi” della tassa sull’inquinamento. Prima di tutto lo Stato deve diminuire le tasse, poi bisogna parlare dell’aumento della concorrenza.

 

Cosa ne pensa della riforma della scuola introdotta dal Ministro Fioroni?

 

Fioroni ha sbagliato obiettivo ed effettuato una manovra demagogica: la situazione scolastica in Italia non è tale a causa della riforma della Moratti. È necessaria in primo luogo una pluralità di soggetti nel mondo della formazione che possa fornire un maggiore ventaglio di scelte per le famiglie - a parità di condizioni - e maggior concorrenza, al fine di costringere la scuola pubblica a recuperare in efficienza e qualità. La scuola pubblica deve tornare ad essere un agente attivo, ma gran parte del problema riguarda chi decide la destinazione delle risorse per la scuola: le famiglie o i sindacati? Io penso debbano essere le prime.

 

La disoccupazione giovanile non accenna a diminuire e la mole di lavori temporanei a cui si devono adeguare i giovani, spesso anche molto ben preparati, non gli consente di effettuare un’adeguata pianificazione per il loro futuro. Cosa si dovrebbe fare in tal senso e quali sono stati, ultimamente, i provvedimenti che hanno portato al peggioramento di questa situazione negli ultimi anni?

 

La sinistra ha fatto una grande montatura per quel che riguarda la legge Biagi sul precariato. Il mercato del lavoro va certamente semplificato, iniziando a riscrivere prima di tutto le regole sul contratto a tempo indeterminato. La tanto criticata flessibilità è, in molti casi, uno strumento di avvio al lavoro, dato che il contratto a tempo indeterminato è troppo oneroso per le aziende in termini economici e burocratici (a partire dall’art 18). In questo senso, le leggi Treu e Biagi hanno migliorato il quadro giuridico per contrastare il lavoro nero.

 

Il problema della casa raggiunge proporzioni molto gravi in particolar modo nelle grandi città e questo comporta forti ripercussioni su qualsiasi politica familiare, sulle nascite, sui matrimoni e su altro ancora. Come si può risolvere questa vera e propria emergenza?

 

Il nostro Paese è caratterizzato da una diffusa proprietà immobiliare, che poi può condurre  a paradossi: famiglie con un elevato patrimonio che stentano a sbarcare il lunario. Abbiamo un mercato degli affitti distorto, causato dall’eredità dell’equo canone, che ha distrutto gli affitti. A risolvere il problema non saranno certo interventi pubblici come l’edilizia popolare con piani miliardari: a mio avviso è necessario defiscalizzare gli affitti per i proprietari e gli inquilini per favorire contratti lunghi ed affitti ridotti. Si potrebbe poi favorire un’edilizia esclusivamente in vista degli affitti; tutto questo per ricreare il mercato degli affitti. Dove ci sono emergenze, solitamente solo nelle grandi città, è inutile bloccare gli sfratti o gli affitti, si tratterebbe solo di interventi tampone. Bisogna poi quantificare l’emergenza abitativa e vedere altresì quante case sono in disuso. Non va poi tralasciato il fatto che ci troviamo di fronte a fenomeni di urbanizzazione imponenti, difficilmente controllabili o regolabili. Vanno incentivati con interventi fiscali i redditi basi ma, vedendo anche gli altri modelli europei, non dobbiamo dimenticare che in Italia la politica per la casa è stata la cenerentola della spesa sociale, assorbita in granm parte dalle pensioni; anche lì andrebbero riviste tante cose.

 

 

Jacopo Barbarito

Intervista pubblicata su "Rinascita" del 20 settembre

http://paroladipolitico.myblog.it/





 



2 GB di spazio, protezione da virus e spyware...GRATIS! Windows Live Hotmail
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl