On. Fava (Lega Nord): "La sudditanza verso le banche è grottesca"

Fava (Lega Nord): "La sudditanza verso le banche è grottesca" Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno.

02/ott/2007 12.49.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

 

No, non lo è di certo; vi è però una tendenza alla sudditanza tipica della politica europea ed occidentale nei confronti della finanza. Da noi arriva ad assumere contorni grotteschi, dato che non esistono nemmeno più - se poi ci sono mai stati - poteri finanziari veramente forti. La verità è che oggi il mondo imprenditoriale è sottomesso alle banche, che possono essere definite a pieno titolo poteri forti. La stessa cosa non accade in Francia o in Inghilterra, dove le banche sono comunque legate alle imprese. In Italia invece il loro potere è enorme, trovandosi nei CdA delle imprese. Questa deriva è decisamente immorale, dato che le lobbies rappresentano interessi altamente concentrati.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

Io penso che più che di un’influenza si debba parlare di un condizionamento delle imprese, esemplare è il caso dell’Alitalia. Il governo non è stato neutrale, creando scompensi e disparità di trattamento tra i vari soggetti che avevano maggiori o minori rapporti con quell’affare. Altro esempio lampante è il caso del sottosegretario al Tesoro Tononi, ex amministratore delegato della Goldman Sachs, che è stato onnipresente nella trattativa ed ha seguito Padoa Schioppa ovunque.


Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Fatico a ritrovarmi in questa chiave di lettura, quasi evocativa, e limitativa dell’analisi a singoli casi. Si è trattato di uno dei tanti tasselli di un mosaico che non fa parte di una vera e propria strategia - fatto forse ancor più pericoloso - ma frutto della casualità e di un sistema debole, che in questi ultimi quindici anni non è riuscito a far fronte ai tentativi di destabilizzazione spesso provenienti dai poteri forti. Emblematico è il comportamento della Confindustria in relazione alle ultime elezioni politiche del 2006: in Italia è chiaro che la politica viene usata quando fa comodo e ci si vende facilmente e poi si cambia barricata quando ci si accorge del “tradimento” nei confronti degli impegni assunti. La continua oscillazione degli industriali ha forti ripercussioni sugli esiti delle elezioni.

 

Il premier Prodi è stato in questi giorni in Slovenia ed è stato criticato dall’europarlamentare della Fiamma Tricolore, On. Romagnoli, per non aver fatto un minimo cenno di richiamo al governo di Lubiana sulla questione dei beni confiscati agli esuli italiani, dopo la seconda guerra mondiale. Condivide questo richiamo?

 

Lo condivido, anche se tra i tanti problemi che abbiamo nei rapporti con i partners europei non si tratta certamente di una priorità. È sì importante, ma nessuno pensa che possa essere risolto da un governo come quello attuale, che è uno dei più deboli e contraddittori di sempre in politica estera. Non possiamo altresì dimenticare che sono passati oltre 60 anni e si sono succeduti più di dieci governi senza che nessuno lo affrontasse con serietà: il problema deve quindi essere approfondito, anche se questo governo non lo farà mai.

 

Da sempre la Lega Nord conduce battaglie contro l’islamizzazione della società: al “famoso” episodio di Calderoli si sono recentemente aggiunte le dichiarazioni del vice sindaco di Treviso e, qualche giorno fa, l’arresto dell’On. Borghezio durante la manifestazione vietata dalle autorità belghe. Quali sono le vostre proposte per combattere questo fenomeno, sia a livello territoriale che di politiche migratorie? Potreste lavorare insieme, in questa direzione, con altri movimenti o partiti sia in Italia che in Europa, magari sempre vicini alla destra identitaria?

 

Il tema merita una riflessione più approfondita: storicamente noi non ci siamo mai collocati a destra o a sinistra, almeno nell’accezione corrente dei termini. Non abbiamo particolari impegni o preclusioni verso nessuno. Naturalmente su questa tematica possiamo trovarci più vicini alla destra, che non a questa sinistra buonista ma, nello stesso tempo, su altri temi ci troviamo distanti dalla destra nazionalista - come sul federalismo - e dialoghiamo meglio con la sinistra. Recentemente sono stato ospite alla kermesse di Azione Sociale ed ho partecipato al dibattito sulla sicurezza e l’immigrazione, presente anche l’ex ministro Scaiola: con tutti abbiamo avuto diverse convergenze, gradite alla numerosa platea. La nostra ricetta, su cui non transigiamo, è quella di chiudere le frontiere e operare accoglienze selettive: non si può far entrare chiunque e lasciargli imporre le proprie regole nel nostro Paese. In questo senso, abbiamo punti di convergenza con la destra europea.

 

In nome del libero mercato e della globalizzazione i nostri imprenditori investono in estremo oriente e vi mandano delegazioni, poi l’Europa vorrebbe mettere dazi sui prodotti cinesi: non Le sembra un controsenso?

 

Lo è, ma non se ne può fare a meno. Premetto che non condivido la spinta data dal governo per le delocalizzazioni in Oriente, ma dobbiamo tuttavia prendere atto del fatto che vada tutelato almeno quel poco mercato che esiste in Italia: auspichiamo perciò dazi e misure protezionistiche per tutelare i nostri prodotti da quelli proveniente da mercati con concorrenza sleale, che difettano di sindacati, norme igieniche, ambientali e qualitative. Caso lampante è stato quello dei giocattoli della Mattel: anche negli USA, infatti, si sta ripensando ad un modello di sviluppo che ha peggiorato la qualità delle merci ed ha messo a rischio la salute del consumatore.

 

Lei ha fatto una proposta di legge riguardante il recupero dei rifiuti: si tratta di un problema molto diffuso, che ha portato a situazioni insostenibili in particolar modo in zone dell’Italia meridionale. Quale può essere una valida ricetta in tal senso?

 

In questo campo sono un tradizionalista, favorevole alle tecnologie consolidate e poco incline alle sperimentazioni; la ricetta è politica e non industriale. Il mondo industriale che ha investito in questo settore ha le risposte ai problemi, ma in Europa siamo i soli alle prese con tale livello di disagio, quindi possiamo dire che il problema è politico. Noi confidiamo nell’applicazione di un federalismo compiuto, che punti ad una responsabilizzazione degli enti locali e a scelte autonome. Al Sud vi è questa situazione per l’incapacità - o la cattiva volontà - di dare risposte facendo le scelte migliori in ambito tecnologico ed ubicando apposite strutture. Non è possibile pensare che dopo vent’anni di lavori non sia ancora stato ultimo il termoutilizzatore di Acerra e nel frattempo siano fiorite attività di traffico illecito di rifiuti. Quello che manca è la politica e le risposte per i cittadini.

 

E’ d’accordo con la proposta che si ripete ciclicamente di puntare sull’energia nucleare al posto che su altre fonti rinnovabili?

 

Credo fortemente che il nucleare debba cessare di essere considerato un tabù; tornando dal suo viaggio negli USA il ministro Bersani ci ha promesso investimenti sulla ricerca del nucleare di terza generazione e ci auguriamo che possano avere luogo. In Italia si deve invertire la tendenza che ha finito per farci essere dipendenti del mercato del gas, fatto che ha serie ripercussioni politiche dato che il sistema ha affrancato regimi con cui abbiamo relazioni diplomatiche forzose, ma dai quali dovremo stare lontani, come Algeria, Libia, Kazakistan e - in un certo qual modo - Russia. L’indipendenza energetica sarà la vera frontiera della politica comunitaria per i prossimi anni.

 

 

 

Jacopo Barbarito



 



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