On. D'Agrò (UDC): "Grillo parla alla pancia dell'elettore"

02/ott/2007 12.49.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

 

La finanza è sempre stata storicamente invasiva del sistema “comunità”. Anche la politica ha dimostrato di piegarsi soprattutto negli ultimi tempi alla logica economicistica-finanziaria nel chiedere e sviluppare consenso. Si dice anzi che il cittadino voti con una mano sul portafoglio, più che con la conoscenza e la ragione. Purtroppo  il denaro ed il guadagno sono ai primi posti nella scala dei valori dei cittadini: va capovolta , allora, questa scala e rieducata “ai valori antropologici” l’intera società.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

Di conflitto di interessi è invaso l’intero scibile umano: va da sé che è più facile renderlo visibile ai più alti livelli. È chiaro che ciò comporta magari inconsapevolmente “sudditanza o disponibilità”.


Un parere personale sull’influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all’incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo “Britannia” fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, arocci, il governatore della Banca d’Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d’affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Sono per un mercato aperto, con regole certe per tutti e controllato nelle forme di distorsione da “entità terze” (autority), utile a porre al centro dell’interesse il cittadino consumatore: monopoli, pubblici o privati, mantengono rendite e non sviluppano concorrenza la quale, solitamente, porta il costo dei beni e dei servizi ad essere comparato dai fruitori finali. Il sistema delle partecipazioni statali aveva concluso il ruolo legato alla ricostruzione del Paese nel dopo-guerra; ma la “vendita” andava affrontata con lo spirito di mercato e non di affidamento delle attività ad “imprenditori amici”.

 

Cosa pensa in merito alle dichiarazioni dell’On. Dini riguardo il rifiuto di aderire al PD?

 

Se sono dovute ad opportunismo, non sono condivisibili. Se, invece, legate a “rinsavimento” meritano rispetto ed attenzione.

 

Un parere in merito alle liste targate Beppe Grillo: dove pensa potranno andare a togliere voti? Potrebbero avere “fortuna” a Suo giudizio?

 

Sono un “partito non partito” che può aver fortuna quando si parla alla pancia dell’elettore.

 

Secondo Lei, è possibile abolire l’ICI? In che maniera?

 

L’ICI è l’unica patrimoniale presente nel nostro Paese e per questo una “tassa” impopolare che “taglieggia” i ceti medio-bassi. L’abolizione può avvenire grazie ai tagli delle spese locali e statali, con trasferimento, in quest’ultimo caso, di maggiori risorse ai comuni.

 

Lei ha fatto una proposta interessante riguardo l’abolizione del titolo di Onorevole: cosa può dirci in merito? Come è andato a finire l’iter parlamentare?

 

È stata e rimane una proposta provocatoria con poche possibilità di essere oggetto di dibattito in aula parlamentare.

 

Il segretario del Suo partito ha detto che senza l’UDC, Forza Italia sarebbe poca cosa. Si ritrova in queste dichiarazioni? Pensa sia possibile la realizzazione di un “grande centro”?

 

In un sistema proporzionale , ogni partito conta per il peso elettorale che ottiene. In un sistema maggioritario è la somma del consenso dei singoli partiti che fa vincere la coalizione: in questo senso va letta l’affermazione dell’On. Cesa. Un grande centro ha più facilità di realizzarsi in vigenza di un sistema elettorale proporzionale.

 

 

Jacopo Barbarito



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