On. Licandro (PdCI): "La politica oggi è subalterna alla finanza"

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

28/ott/2007 14.20.00 Jacopo Barbarito Contatta l'autore

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Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

 

No, chiaramente non lo è. Anzi, penso sia proprio questa la debolezza della politica di oggi, ossia la sua subalternità. Questo sistema fa sì che la dimensione del cittadino, così come i suoi diritti, sia polverizzata.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

Io credo di no e lo possiamo vedere dalle scelte del governo. Un esempio su tutti: Prodi era disponibile a realizzare uno dei punti del programma, ossia la fine della tassazione delle rendite fino al 20%, ma ha avuto l’opposizione di un altro grande uomo della finanza che è l’On. Dini.


Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Francamente non so se in questo momento sia in corso la realizzazione di un tale piano, ma di sicuro assistiamo ad una grande ondata di privatizzazioni nel mondo, che sicuramente indeboliscono i Paesi. Il capitalismo italiano è, peraltro, il peggiore di tutto l’Occidente: è assolutamente familista, di casta, piuttosto rozzo, incapace di investire adeguatamente nella ricerca e nelle tecnologie, reggendosi unicamente sulla pelle dei lavoratori e sul loro sfruttamento, dando effetti come il precariato o salari bassissimi. Ha ragione il viceministro Visco quando dice che la crisi dell’Italia è iniziata negli anni ’90.

 

Il presidente iraniano Ahmadinejad ha denunciato al Palazzo di Vetro che dietro le proteste dei monaci buddisti in Mynmar e la tensione tra gruppi etnici si nascondono quei “poteri arroganti” che vogliono insediare un regime democratico favorevole agli interessi finanziari occidentali. Cosa ne pensa di queste affermazioni, considerando che attraverso l’ex Birmania dovrebbe passare il gasdotto strategico che parte dall’Iran per finire in Cina?

 

Di sicuro nessuno è un santo e quando ci sono interessi economici così grandi è logico che possano esplodere situazioni del genere. Con questo non voglio giustificare Ahmadinejad, il quale ha anch’egli i suoi problemi di riconoscimento a livello interno, si pensi solo alla concessione dei diritti civili. Tuttavia l’Asia è un’immensa polveriera, anche perché manca un vero e proprio nuovo ordine mondiale, che non può certo essere unipolare come è oggi. L’intero continente è pieno di focolai: pensiamo alla Palestina, all’Iraq ed ora anche al Pakistan, la cui situazione è legata da un lato a quella indiana, dall’altro agli sviluppi in Afghanistan. Quello asiatico è certamente uno scacchiere molto complesso, che manca di stabilità anche nelle regioni oggi colpite da tutte queste agitazioni.

 

Da più parti si sta radicando la convinzione che il protocollo sul Welfare possa arrivare a sancire la definitiva rottura all’interno della maggioranza, data la drastica posizione dei partiti della sinistra radicale, fra cui il Suo; cos’è che divide le vostre posizioni? Dove si deve lavorare per trovare un accordo?

 

Non capisco perché si continui a dire che siamo noi a porre ricatti o veti quando invece sono i moderati dell’Unione, a cominciare da Dini, che dimostra una bassa cultura democratica e parlamentare. Adesso invece sembra che una legge possa passare solo se piace a lui, quando invece è tutto il Parlamento che decide in rappresentanza del popolo; che si prenda lui la responsabilità di far cadere il governo a questo punto. Noi vogliamo due cose: in primo luogo il rispetto del programma di governo inerente la questione della fine del precariato. Se è possibile, modifichiamo il punto dell’attuale legge che dice che dopo 36 mesi il datore di lavoro può mandare a casa un suo dipendente o dargli un contratto a tempo indeterminato. In questo modo, in particolar modo per i giovani, non c’è futuro. In secondo luogo, vogliamo che venga eliminata la decontribuzione degli straordinari, classico strumento per gli imprenditori per evitare nuove assunzioni. Queste due cose hanno prodotto l’attuale macelleria sociale, senza dare la possibilità ai giovani di avere un futuro. Se chiedere queste cose, cioè garanzie e diritti,  è da estremisti o da radicali, c’è da chiedersi se non siano gli altri a farsi paranoie.

 

Due giorni fa l’On. Casini ha annunciato al TG1 la volontà del suo partito e dell’opposizione di presentare una mozione di sfiducia verso il ministro dell’ambiente On. Pecoraio Scanio. Lei ravvede nell’operato del ministro tutti quegli effetti negativi sullo sviluppo italiano che denuncia l’opposizione?

 

L’on. Casini farebbe meglio a tacere: per cinque anni è stato presidente della Camera ed esponente di spicco di un centro destra indecente per le leggi che ha approvato. È vero che Pecoraro Scanio può avere segnato il passo per certe cose, ma Casini faccia il moralizzatore in casa propria.

 

Il tema della legge elettorale tiene banco ormai da qualche mese: c’è chi la vorrebbe stravolgere in maniera più o meno radicale, e sta prendendo piede la proposta di cambiare un solo termine, ossia sostituire a parola “regionale” rimpiazzandola con “nazionale” per quel che riguarda il premio di maggioranza in senato. Lei cosa ne pensa?

 

La proposta è buona, anche perché mancano alternative. O si modifica il sistema attuale equiparando le due Camere, con un premio nazionale; oppure ci teniamo questo sistema proporzionale con il premio di maggioranza, come oramai è in uso da dodici anni. Gli altri modelli europei sarebbero estranei al nostro panorama politico e chi li propone con tanta insistenza denota un’esterofilia davvero provinciale. In Italia c’è chi marcia verso un bipolarismo - Partito Democratico contro un futuro partito unico di centro destra - e chi vorrebbe invece tornare alla prima repubblica, come Casini, dove ognuno andava da solo alle elezioni e dopo un minuto decideva con chi doveva fare il governo. Oramai penso che il bipolarismo sia sì abbastanza radicato, ma dobbiamo assicurare alle scelte pre elettorali la rappresentanza politica, cosa possibile solo con un modello proporzionale. Altrimenti, solo una modifica costituzionale può fare uscire il Paese dalla crisi in cui è piombato, guarda caso, dal 1989: in questo senso siamo a favore del bicameralismo perfetto, dove il Senato si occupi delle regioni e non appesantisca i lavori parlamentari.

 

 

Intervista a cura di Jacopo Barbarito

pubblicata sul quotidiano "Rinascita"

 

 


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