L'AMAREZZA DEI SOCIALDEMOCRATICI. CALI': L'8x1000 INOPTATO SAREBBE DOVUTO ESSERE UNA RISORSA PER LA COLLETTIVITA'

01/nov/2007 13.20.00 Partito Socialdemocratico - PSDI Contatta l'autore

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«Siamo sconcertati ed imbarazzati da quanto avvenuto pochi giorni fa in Senato. Dal Governo e dalla rappresentanza di maggioranza a Palazzo Madama ci aspettavamo scelte coerenti e coraggiose, e recuperare l'otto per mille dell'Irpef da quelle destinazioni non sottoscritte dai cittadini e che finiscono ugualmente alle confessioni religiose, utilizzandone i proventi
per interventi di carattere sociale sul territorio, sarebbe stato un bel segnale di buon senso che gli italiani avrebbero certamente apprezzato. Ma così invece non è stato.»
E' il giudizio amaro di Luciano Calì, Segretario Regionale del PSDI - Partito Socialista Democratico Italiano - in Toscana, che commenta la dichiarazione di inammissibilità dell'emendamento presentato dai socialisti per riassegnare i fondi dell'otto per mille inoptato. Dichiarazione di inammissibilità avvenuta sì su segnalazione del senatore Vegas di Forza Italia in accordo con il presidente dell'assemblea di turno Calderoli, ma anche con il Governo e lo stesso presidente della Commissione Bilancio
Enrico Morando, che ha riconosciuto colpevole la sua commissione di un errore di valutazione di merito.
«Il testo dell'emendamento - prosegue il Segretario Socialdemocratico - è stato dichiarato inammissibile perché prevedeva semplicemente che "in caso di scelte non espresse dai contribuenti, le relative risorse sono destinate a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione sociale". Gli spot delle confessioni religiose non si preoccupano però di
informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi, ben il 60 per cento del totale, vengono comunque assegnate sulla base di quanto sottoscritto solamente dal 40 per cento dei contribuenti, finendo infine quasi al 90 per cento nelle casse della sola Conferenza Episcopale Italiana.»
«Per interessi di parte e veti trasversali - conclude Calì - non è stato possibile definire una normativa chiara sulla libertà di scelta del contribuente. Da questo momento tutti i cittadini italiani si aspettano di veder loro spiegato per quale ragione consentire l'utilizzo del loro denaro per fini sociali e di pubblica utilità, significa mettere in crisi il Concordato del 1984 e le relazioni tra Italia e Stato Vaticano.»

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