MENTRE LAMPEDUSA SOFFRE, I PARTITI SI REGALANO LO SBARRAMENTO

04/feb/2009 17.34.17 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

MENTRE LAMPEDUSA SOFFRE, I PARTITI SI REGALANO LO SBARRAMENTO

 

Giunge dalla Camera dei deputati italiani il "si" alla modifica della legge elettorale per le europee: viene introdotto uno sbarramento del 4% su base statale: qualunque lista otterrà un risultato inferiore sarà esclusa dalla rappresentatività europea.

 

Per le elezioni politiche e "regionali", ci avevano propinato la storia della governabilità. Adesso, stante che non c'è un governo o un'amministrazione in gioco, l'imperativo è stato strategicamente variato in «ridurre la frammentazione del sistema politico italiano».

 

È strano che in uno stato che si autodefinisce democratico e repubblicano, le spese per la irresponsabilità dei politici e dei partiti le debbano fare i cittadini. Milioni dei quali non troveranno rappresentate le proprie istanze in un consesso i cui poteri e decisioni sono sempre più decisivi e vincolanti.

 

Acclarato che l'astensione dal voto è sempre più elevata, e la mancanza di interlocutori per una grossa fetta della popolazione non farà altro che aumentarla tramutando sempre più la classe dirigente italiana in una pericolosissima oligarchia, c'è da chiedersi se simili "leggi truffa" non debbano far pensare, sempre più da vicino, al "listone unico" di fascista memoria, vista anche la scarsa variabilità ideologica, programmatica e finanche onomastica fra PD e PDL.

 

Viene opposto, a chi si dice a vario titolo contrario, che anche in altri paesi esiste lo sbarramento.

 

Sarà. Ma in altri paesi il sistema politico è ben più maturo e ideologicamente meno variegato di quello "italiano". Virgolette d'obbligo: tra crescenti ripensamenti sulla storia del "Risorgimento" ed elementi empirici che dimostrano in maniera sempre più convincente come l'Italia sia una artificiosa creatura imperialistica ed oppressiva, nata per estensione territoriale del Regno sabaudo che nella Sicilia conquistata militarmente trovò oro, zolfo, legname, prodotti agricoli e braccia per sanare i propri ingenti debiti, c'è da chiedersi cosa sia veramente "italiano", oltre la parlata toscana violentemente imposta a milioni e milioni di persone, la omonima penisola e l'ideologia fascista.

 

Di certo, in altri stati, peraltro molti dei quali recanti in essi altre questioni nazionali irrisolte al pari di quella siciliana, i partiti non sono, a differenza di quelli italiani, delle vere aziende i cui bilanci sarebbero sufficienti a coprire una significativa parte del deficit del bilancio pubblico italiano.

 

Basterebbe, per "ridurre i partiti", abolire (come da volontà espressa dall'elettorato in un ben noto referendum) ogni forma di finanziamento (comunque sia denominato, definito, erogato, anche in forma di rimborsi e contributi alla stampa di partito) ai partiti, ed eliminare i ricchi emolumenti per deputati, senatori, consiglieri.

 

Allora, il voto si definirebbe come democratico e partecipato, anche nella parte economica, volontariamente dai cittadini. La politica sarebbe un esercizio gratuito di volontari, non un lavoro per pragmatici "professionisti" votati alla "realpolitik" e vergognosamente silenti innanzi all'ignominioso massacro dei civili di Gaza.

 

Così agli "italiani" certi exploit di forze politiche nuove ed "alternative" che si realizzano in varie parti d'Europa non suonerebbero più come "strani" o irrealizzabili, ma piuttosto una possibilità concreta anche qui da noi, dove invece l'apatia ed il fatalismo impostoci dal regime mediatico sembra imperare.

 

Inoltre, negli altri stati europei non si profila nemmeno lontanamente la sfacciataggine di variare le  regole del gioco...a gioco iniziato: anche da parte della stessa Unione Europea era giunta una precisa indicazione a non modificare la legge elettorale nei sei mesi precedenti il voto: ci sarebbe stato tempo fino a fine novembre 2008.

 

E invece, ecco qui le modifiche. Modifiche, non una nuova legge: perché, ad esempio, dello scorporamento del collegio coloniale "Isole" in "collegio Sardegna" e "collegio Sicilia" non vi è nemmeno l'ombra. Come non si intravede la possibilità del recupero resti a livello di collegio: rimarrà a livello statale, così il numero di deputati previsti per ciascun collegio rimarrà variabile. Gli elettori sardi voteranno per gente che sarà eletta altrove, e anche noi siciliani eleggeremo con i nostri voti qualche candidato della terraferma.

 

In definitiva, mentre le piccole Malta e Cipro, con le loro poche centinaia di migliaia di elettori, avranno i loro deputati, maltesi e ciprioti, noi siciliani, oltre cinque milioni di residenti (e molti altri che vivono all'estero, dei quali nemmeno i residenti in Italia e negli altri stati UE potranno votare ed eleggere, salvo alcuni casi, candidati siciliani), eleggeremo un pari numero di deputati ascari. E molti, moltissimi, non eleggeranno proprio nessuno. La loro voce rimarrà inascoltata da questi "democratici", da questi sostenitori della "libertà del popolo".

 

Senza nemmeno più la speranza dell'outsider, della mosca bianca che va a far sentire la propria chiara e forte voce dagli scranni dell'Europarlamento.

 

È forse proprio questo che ha messo paura al partito unico bipolare (in senso parlamentare, ma anche psichiatrico) italiano. Forze di crescente consenso e sostegno, come il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, mettono paura al sistema coloniale precostituito.

 

Abbiamo già fatto tremare una volta l'Italia. Lo faremo di nuovo. E senza violenza. Nell'augurio che, stavolta, l'Italia non voglia nuovamente opporci la repressione armata. Ma non dimentichiamo che i "padri illustri" di significativa parte di quanti governano, più o meno alternatamente, l'Italia e le sue colonie, furono gli stessi che applicarono le leggi fasciste contro i siciliani e gli indipendentisti. E lo fecero da fascisti, deportando in massa quanti, soprattutto nei pubblici uffici, sostenevano «tesi separatiste», come anche da "liberatori", applicando le leggi fasciste per mandare al confino i leaders indipendentisti siciliani Finocchiaro Aprile, Varvaro, Restuccia, e arrestarne molti altri.

 

Questa volta, però, non ci sarà alcun "inganno autonomista" a fermarci. Ve n'è in atto uno nuovo, l'ennesimo: il risultato è una Regione Siciliana divenuta del tutto ingovernabile, e norme fondamentali che non vedono la luce, dove finanche la martoriata Campania trova modo di tutelare la Lingua Napoletana.

 

Il M.I.S. farà tutto quanto è possibile per presenziare, comunque, alla tornata elettorale europea. E lo farà tassativamente ed esclusivamente insieme ai propri alleati della European Free Alliance (Alleanza Libera Europea), dal cui bureau il MIS è stato ammesso nello scorso dicembre come membro osservatore con diritto di voto all'Assemblea Generale dell'EFA.

 

Così, anche al momento il sordido 4% impedirà a deputati del MIS, come della Liga Veneta Repubblica o della Südtiroler Freiheit, di presenziare direttamente negli emicicli di Strasburgo e Bruxelles, le istanze di libertà culturale, linguistica, economica e politica dei siciliani troveranno rappresentatività per bocca e impegno degli indipendentisti scozzesi, gallesi, catalani.

 

Perché è impensabile che i partiti italiani si impegnino esclusivamente a garantirsi l'autoperpetuazione (mortificando la volontà popolare), mentre Lampedusa, primo orgoglioso lembo di Sicilia, è in ginocchio a causa del dramma dell'immigrazione. Per fronteggiare il quale servono politiche di concreto sostegno e sviluppo alle nazioni di provenienza. E anche una attenta propaganda informativa che faccia capire ai potenziali migranti che in Europa non troveranno l'Eldorado. In Spagna lo hanno capito e stanno provvedendo (costruendo realtà concrete di sviluppo, non stanziano fondi a casaccio che finiscono nelle tasche dei trafficanti e dei politicanti corrotti), e mandano nelle tv africane spot che rivelano i reali destini dei migranti. In Italia, si pensa ancora a costruire centri, organizzare espulsioni, erigere barriere, fare accordi con Gheddafi...perché l'immigrazione, per certi settori politico-burocratici italiani, è un business. A scapito del territorio e della popolazione siciliana.

 

Perché Lampedusa è, lo ribadiamo con forza un emblematico avamposto siciliano. del quale non tutto viene riferito dai media sempre più condizionati, visto come la presenza e l'attività degli attivisti del MIS sia passata nel completo silenzio di certa silente stampa.

 

Impegnata, invece, a parlare del "regalino" che i parlamentari italiani si sono fatti.

 

Non possiamo più permettere a costoro di costruire le loro carriere e i loro business sulla pelle dei siciliani. Non possiamo più permettere a questi invasori di razziare la nostra terra e le nostre risorse. Non possiamo permettere più a costoro di malamministrare le nostre città bivaccandoci come predoni, a costo di assurdità giuridiche e politiche e di violenze culturali, morali e fisiche.

 

Per questo chiamiamo a raccolta i siciliani coraggiosi e di tenace concetto a sostegno del MIS, anche aderendo alla campagna di tesseramento 2009/2010.

 

È tempo di cambiare. È tempo di tornare liberi. È tempo di indipendenza.

 

(R.H.C.)

Catania, 4 Frivaru 2009

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