L' Appello alla ricerca del Patto

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08/giu/2004 15.46.43 Ufficio stampa Partito dei liberaldemocratici Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

SEGNI, CHIEDIAMO UN RADDOPPIO DEGLI INVESTIMENTI NELLA RICERCA

 

 “Un paese che non investe abbastanza nella ricerca regredisce sempre più verso il terzo mondo. Lo Stato deve indirizzare risorse ai settori del futuro. Ma nella ricerca scientifica, il cuore della modernità, i singoli Stati non bastano. Per evitare la colonizzazione americana occorre una ricerca europea, con un aumento di fondi della comunità”. 

 Apre così  Mario Segni, la conferenza stampa per presentare l’iniziativa del Patto liberaldemocratici per la ricerca scientifica, un appello già sottoscritto da più di 300 professori universitari, tra cui il Prof. Alessandro Finazzi Agrò, rettore della seconda Università di Roma Tor Vergata, Don Luigi M. Verzè, fondatore e rettore di Vita - Salute Università San Raffaele e il Prof. Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano. Anche alcuni presidi di facoltà tra cui il Prof. Emilio Vitale preside della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa e il Prof. Salvatore Plescia preside della facoltà di Farmacia dell’Università di Palermo.

“La ricerca scientifica nel nostro Paese soffre da sempre di una drammatica penuria di finanziamenti che con l’aggravarsi dei problemi economici, è oggi diventata ormai insostenibile e minaccia di portare l’Italia fuori dai paesi culturalmente avanzati. Rileviamo che  in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo sono tra i più bassi.  L’Italia - afferma Segni nell’illustrare gli ultimi dati dell’Unione europea - investe in ricerca meno dell’1% del Pil, di fronte alla media Ue  del 2% e degli Usa del 2,5%. Per l’università la spesa statale italiana è la metà di quelle di Francia e Regno Unito e un terzo di quella della Germania. Per ogni 100000 giovani (tra i 25 e i 35 anni) vi sono 75 dottorandi in Germania, 63 in Inghilterra e Francia, 17 in Italia. C’è un generale invecchiamento del corpo docente e ricercatore, infatti l’età media di un  ricercatore italiano è tra i 50 e i 55 anni,  la durata del precariato è di 8 anni. Inoltre la riforma Moratti non fa che aggravare la già precaria situazione della ricerca con contratti a termine rinnovabili che però non fanno altro che aumentare il precariato ed allontanare i giovani dal mondo universitario. L’accesso ai giovani è fondamentale perché saranno loro la forza della ricerca di domani.”

“Un Paese che vuole crescere e competere in Europa deve necessaria innovare e innovarsi. Per fare questo occorre fare ricerca e stimolare i giovani cervelli Italiani che rappresentano un enorme potenziale da cui partire - dice Pietro Paganini, ricercatore in numerose università Italiane ed estere e giovane candidato del Patto per il centro Italia.- Fondamentale è inoltre, abolire quella tassa illiberale sulla ricerca, l’Irap, che non permette al mondo imprenditoriale di liberare risorse fondamentali per far crescere il Sistema Italia. Le parole del nuovo vertice di Confindustria ci rallegrano ma, come prevede la buona cultura liberale, devono diventare fatti e non restare parole.”

“Per questo chiediamo al Governo e a tutti i partiti un impegno per nuovi indirizzi di politica economica che inducano al raddoppio degli investimenti nella ricerca scientifica, anche ricorrendo allo strumento della detrazione fiscale dei contributi privati. Nell’interesse del Paese chiediamo - conclude Segni - che  questo diventi un impegno comune di tutta la classe dirigente.”

 

Roma, 8 giugno 2004

 

Ufficio stampa - Katya Camponeschi - Tel. 066786240 - Cell. 3475539583

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