Le balle sull'eolico

21/feb/2007 15.49.00 Ecologisti Contatta l'autore

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Le anime belle dell’ecologismo in servizio permanente effettivo cercano di persuaderci che le centrali elettriche,le industrie, il riscaldamento, praticamente l’universo mondo potrebbero funzionare,se solo lo volessimo, grazie all’energia eolica.

«Sembra incredibile, ma entro il 2010 l’eolico produrrà 5-7 volte l’energia nucleare. E già oggi ne produce il doppio»,ha annunciato trionfante Blogosfere, network dei blog professionali d’informazione,
riferendo di un convegno dal titolo «Dopo il petrolio l’era delle nuove tecnologie»,promosso dalla Regione Lazio nell’ambito di Energetica. I dati apparentemente corretti, ma assai scorretti è il modo d’interpretarli. Riassumiamo per punti:
1) Installare 1000 MW (megawatt) nucleari significa avere 1000 MW di potenza elettrica disponibile per 365 giorni l’anno. Installare 1000 MW eolici significa avere 1000 MW disponibili per il 25% dei giorni di un anno, ovvero una potenza reale disponibile di 250 MW su base annua.
2) La potenza nucleare in funzione nel mondo alla fine del 2005 era di 365.000 MW,disponibili 365 giorni l’anno. La potenza eolica alla stessa data era di 53.000 MW, che corrispondono a poco più di 13.000 MW disponibili su base annua.
3) L’investimento necessario per realizzare un impianto da 1000 MW del primo tipo non è nemmeno lontanamente paragonabile con uno del secondo tipo, né in termini economici (il costo finale di un kilowattora nucleare è di 40 delle vecchie lire, di un kilowattora eolico di 250 lire, cioè il 525% in più) né in termini ambientali (una centrale atomica da 1000 MW occupa 15 ettari, una eolica ben 12.500).
4) L’investimento in impianti eolici presuppone, inoltre,un impegno paralleloin impianti convenzionali che devono fornire energia elettrica quando non c’è vento. Si tratta, dunque,di una spesa aggiuntiva.
Se tanto ci dà tanto, erano soliti concluderei nostri vecchi... Ma poiché è di salvaguardia della natura che qui stiamo parlando, mi chiedo se i verdi nostrani abbiano mai visto lo scempio dei mulini a vento, mostri d’acciaio tutt’altro che donchisciotteschi, piantati a Campolieto, sui contrafforti di Campobasso, o ai margini della Réserve africaine di Sigean, il parco zoologico situato nel Sud della Francia,
fra Narbonne e Perpignan. O se abbiano mai udito il mostruoso ronzio dei 39 impianti eolici (contati con i miei occhi) che sfregiano il cielo in prossimità dello Stretto di Gibilterra, deturpando il paesaggio di Tarifa, uno degli angoli più suggestivi d’Europa. Ah già, ma loro non usano l’auto e a Tarifa il treno non arriva.

Nessuno ha il coraggio di denunciare che, dopo pochi anni, queste pale metalliche si fermano, perché i rotori si usurano. Non per nulla le ditte le garantiscono solo per un ventennio. Hanno fatto chiudere le centrali nucleari a Corso e a Montalto di Castro, che già funzionavano, ma non si scompongono
per l’elettrodotto che dall’Austria dovrebbe arrivare fino a Belluno, stuprando il paesaggio alpino». I patiti degli alisei citano sempre Germania e Danimarca come esempi da imitare. La prima, perché detiene il record mondiale di turbine eoliche, 16.629, e progetta di aumentarle fino a 48.000 entro il 2020; la seconda, perché trae dal vento oltre il 10% dell’energia elettrica che consuma.
Però,si guardano bene dall’aggiungere che, se le turbine eoliche tedesche venissero collocate in Italia agli 80 metri regolamentari l’una dall’altra, formerebbero una cicatrice di 1330 chilometri da Bolzano a Reggio Calabria. E non spiegano nemmeno che la popolazione danese è meno di un decimo di quella italiana. Di conseguenza, per emulare la Danimarca dovremmo prevedere un numero di turbine eoliche
almeno dieci volte maggiore. Con un’ulteriore, non trascurabile complicazione: tramontana, maestrale, grecale, scirocco e libeccio dalle nostre parti soffiano per 2000 ore l’anno, contro le 5000-6000 ore di correnti d’aria dei Paesi più ventosi. È vero: l’85% dell’energia che consumiamo proviene dai combustibili fossili, quasi la metà dal petrolio, che è in via d’esaurimento. Ma far credere alla gente
che zefiro possa rappresentare una valida alternativa è l’ultima delle fole messe in giro da fantasiosi ottimisti nella migliore delle ipotesi, da stolidi demagoghi nella peggiore.
Sono gli stessi che teorizzano di far marciare le Fiat (BMW e Audi mai e poi mai!) con il bioetanolo. Senza dire che, siccome l’Italia consuma ogni anno per autotrazione circa 40 miliardi di litri di carburante, per rimpiazzare con l’alcol etilico ricavato da materie prime vegetali il 10% di questi consumi dovremmo coltivare a mais 4 milioni di ettari del Belpaese. L’intera Pianura Padan, cioè più della metà dei terreni seminativi di cui disponiamo.
è scontro frontale



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