Antiplagio e maghi nel nord-est

31/gen/2005 02.12.12 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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Antiplagio e maghi nel nord-est
by gazzettino.it Saturday, Jan. 29, 2005
Nordest credulone, che pacchia per i maghi. A loro si rivolgono 35mila veneti e 20mila friulani. La denuncia di Telefono antiplagio: truffe e raggiri in agguato.
IL GAZZETTINO - Sabato, 29 Gennaio 2005
Lavorano nell'ombra e nel 98% dei casi "in nero", come si dice in gergo, ovvero, evadendo totalmente il fisco. Ma godono di una speciale immunità, poichè incutono timore, più che rispetto riverenziale, e pertanto soltanto il 5% dei loro "clienti", prende il coraggio a due mani e li denuncia.
Questo mondo dell'occulto, in senso proprio e anche figurato, sul quale getta un fascio di luce l'associazione che ha istituito 10 anni or sono il servizio di "Telefono antiplagio", ha dimensioni inimmaginabili e un business da capogiro, sopprattutto nel Nord d'Italia e, in particolare nel Nordest. In Veneto, infatti, secondo il rapporto pubblicato lo scorso 30 dicembre da Telefono antiplagio (338.8385999), «le persone che ricorrono a questo genere di operatori sarebbero 35 mila, mentre il numero di maghi e di astrologi raggiunge quota 500 (e complessivamente produce un business di 18 milioni di euro), dei quali 130 operano a Venezia, che figura le 11 città d'Italia con il più alto numero di occultisti; 30 a Belluno, 70 a Padova, 50 a Rovigo, 60 a Treviso, 100 a Verona e 60 a Vicenza». In Friuli Venezia Giulia, invece, il numero dei maghi tocca quota 300, dei quali 130 in provincia di Trieste, 60 nel Pordenonese, 70 a Udine e 40 nel Goriziano.
«Questi dati - spiega Giovanni Panunzio, 48 anni, insegnante di religione, fondatore di Telefono antiplagio - sono stati ricavati sulla base delle telefonate e delle richieste di aiuto che abbiamo ricevuto, ma rappresentano una minima parte di una realtà che rimane sommersa. Dalle nostre statistiche, comunque, risulta che sono almeno 20 mila i friulani che ricorrono agli astrologi, agli operatori esoterici o dell'occulto e creano un giro d'affari di 10 milioni di euro». A livello nazionale, tanto per dare una dimensione più concreta al fenomeno, il Veneto si colloca al 9. e il Friuli al 12. posto della classifica italiana dei più creduloni e dei superstiziosi.
Panunzio aggiunge che nell'arco dei 10 anni di attività del servizio, le segnalazioni di raggiri, truffe e abusi sono state circa 10 mila, mentre i contatti via Internet nell'arco di 6 anni sono stati 50 mila e 34 mila nel solo 2004. Inoltre, dati alla mano, rivela «che i maghi e gli astrologi reclamizzati in Italia sono 7.000, mentre quelli che lavorano godendo del solo passa parola sono 15.000». Mentre la loro suddivisione per aree geografiche è: Nord 40% (la Lombardia occupa il 1. posto, con 2500 maghi), Centro 31%, Sud e Isole 29%. «Ma soltanto 5 cittadini su 100 sporgono denuncia - sottolinea Panunzio - per paura di ricatti, vergogna, ritorsioni». E Laura Viotto, presidente della Federconsumatori di Pordenone, conferma: «Tutte le volte che ho provato a chiamare questi operatori, per capire come agiscono o per tutelare qualcuno che si era rivolto a noi mi sono sempre sentita rispondere male e con tono minaccioso».
Panunzio precisa poi che l'identikit di chi si rivolge ai "ciarlatani" è identico lungo tutto lo "stivale": età media 43 anni; titolo di studio nel 39% dei casi elementare, nel 46% medio; nel 15% a livello di diploma e/o laurea. Mentre dal punto di vista del sesso, il 56% di chi ricorre a carte e fatture è femmina. Quanto alle motivazioni che spingono i nordestini a rivolgersi a questi operatori, il rapporto 2004 di Telefono antiplagio rivela che il 38% lo fa per risolvere o capire affari di cuore, mentre il 27%, cosa curiosa, spera in questo modo di ottenere protezione (attraverso rituali, talismani e quant'altro) contro le invidie e il malocchio. Al terzo posto si colloca invece con il 22% la salute e di seguito con il 13% il lavoro.
Nonostante i divieti della legge, che definisce i maghi come ciarlatani, gli operatori esoterici, gli astrologi e gli occultisti si moltiplicano e il loro incasso annuo, secondo Cei, Conferenza Episcopale Italiana e Telefono Arcobaleno, è di 5 miliardi di euro. «Le loro principali fonti di guadagno - conclude Panunzio - sono: le linee audiotel o le chat line (144, 166, 899, 892, 002 ecc.), i periodici ad hoc, le pagine gialle, le pagine utili, internet,le tv nazionali e locali, la radio, e la posta ordinaria (attraverso lettere minatorie, catene di Sant'Antonio).
Antonella Santarelli
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