Scrive
una Lettera aperta a tutti gli Onesti
Elio Veltri - Paolo Sylos Labini - Enzo
Marzo
Felice Cavallotti il 15 Giugno 1895, inviò la lettera «agli onesti di
tutti i partiti» in occasione dello scandalo della Banca Romana, che
insieme allo scandalo della Regia dei Tabacchi, avevano segnato
negativamente la nascita dello Stato Unitario e avevano coinvolto
importanti personalità politiche, sfiorando la Corona. Cavallotti
nella «lettera» denuncia il coinvolgimento di Crispi, capo del governo,
con il quale aveva condiviso l'esperienza garibaldina, nello scandalo
della Banca Romana.
Noi la richiamiamo perché, in una situazione della Res Pubblica, molto
deteriorata rispetto a quella in cui operava Cavallotti, essa rimane di
grande attualità e chiama in causa la responsabilità personale e morale
di ciascun parlamentare, quale che sia il partito o lo schieramento di
appartenenza.
Nella «lettera» Cavallotti scrive: «È inutile pretendere che un'assemblea
rappresentativa funzioni, se vi sono dentro cento o centocinquanta
persone tormentate dal sospetto o dal convincimento di trovarsi in faccia
ad un ministro disonesto. La tempesta di animi che impedisce alla Camera,
al Paese, ogni utile lavoro proseguirà, finché la pietra dello scandalo
non sia rimossa».
Affermazioni sacrosante quelle di Felice Cavallotti, protagonista
esemplare dell'Italia che si batteva contro il malaffare e la
malapolitica, che sottoponiamo alla vostra coscienza di cittadini, di
uomini politici è di rappresentanti della Nazione perché assumiate una
posizione chiara e trasparente su due fatti che turbano il Parlamento e
la pubblica opinione...leggi la lettere sul sito
www.opposizionecivile.com
inoltre nell'ambito delle attività di
opposizione civile vi segnaliamo "Tutti a Casa Nessuno a Casa"
un editoriale di Elio Veltri in risposta a Flores D'arcais sui
movimenti...
potete leggerlo su
Avvenimenti
n°38 (questa settimana in edicola) rivista diretta da Diego Novelli che
contiene inoltre, "Mancuso vuota il sacco" di M.Lucidi e
la rubrica il Palazzo curata da Federico Orlando. .
eppoi
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