Antiplagio denuncia omeopatia

22/mar/2005 01.43.13 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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  Comunicato-stampa
  Oggetto: DENUNCIATA OMEOPATIA IN SEDE PENALE

  Dopo le notizie sulla neonata di Savona affetta da ittero, ora in gravi condizioni perché i genitori avrebbero pensato di curarla con sostanze omeopatiche, e dopo il recente pronunciamento negativo del Comitato Nazionale di Bioetica sull'omeopatia, Telefono Antiplagio ha inoltrato una denuncia, corredata di consulenza tecnica, alla Procura della Repubblica di Savona.
  Segue un sondaggio su un campione di 1.100 persone.

  TESTO DELLA DENUNCIA
  Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Savona
  Illustrissimo signor Procuratore,
  io sottoscritto Giovanni Panunzio, nato a **** e residente a ****, coordinatore nazionale del Comitato di Volontariato Telefono Antiplagio, espongo quanto segue.
  1. Nella maggior parte delle farmacie sono in vendita numerose confezioni sulle quali campeggiano nomi di specifiche sostanze o insiemi di sostanze, spesso di origine vegetale; tali confezioni contengono in realtà soltanto acqua o alcool e altre molecole farmacologicamente inerti (amido, eccipienti vari), che nulla hanno che fare con le sostanze indicate sulla confezione. Tali prodotti sono generalmente presentati come "rimedi omeopatici", "prodotti omeopatici" o come "medicinali omeopatici".
  2. Gli omeopati sostengono che, pur in assenza delle sostanze indicate sulla confezione, il "rimedio omeopatico" funziona perché l'acqua (o l'alcool) conservano il ricordo della sostanza prescelta dagli omeopati e producono in tal modo gli effetti favorevoli al paziente che sono a essa ricollegabili. A tale proposito, negli ambienti dell'omeopatia e nei testi che trattano la materia, si parla di "memoria dell'acqua". La presunta capacità mnemonica dell'acqua e dell'alcool non trova riscontri nelle leggi scientifiche universalmente riconosciute.
  3. La medicina scientifica ascrive i successi vantati dagli omeopati in parte al puro caso (malattie di per sé in fase di regresso) e in parte all'effetto placebo, cioè a meccanismi psicosomatici innescati dalla fiducia del paziente nell'efficacia di un preparato, in maniera del tutto indipendente dalle sue intrinseche caratteristiche.
  4. Risultano in tal modo realizzati innumerevoli fatti di vendita, a prezzi paragonabili a quelli dei medicinali, di prodotti - i "rimedi omeopatici" - nei quali non è presente la minima traccia di sostanze curative; ciò può tradire la fiducia di numerosissime persone con seri problemi di salute.
  Espongo tutto ciò affinché l'Autorità Giudiziaria possa perseguire tali fatti nell'eventualità che essi integrino ipotesi di reato. Produco una Consulenza Tecnica redatta dal dott. prof. Stefano Cagliano.
  Chiedo di essere informato in caso di archiviazione e mi oppongo - ai sensi dell'art. 459, comma I, c.p.p. - a che si proceda per decreto penale di condanna. Nomino miei difensori gli avvocati Giovanni Cabras e Giovanni Manca Zedda del Foro di Cagliari.
  Cagliari, 21 marzo 2005

  CONSULENZA TECNICA (CT)
  PREMESSA
  La medicina omeopatica prevede l'impiego di preparati curativi - i cosiddetti rimedi omeopatici - selezionati e allestiti in base a principi dettati nell'Ottocento dal fondatore dell'omeopatia, Christian Friedrich Samuel Hahnemann. Un principio è la "legge dei simili" - similia similibus curantur scrisse il fondatore - secondo il quale "quella medicina che nell'uomo sano s'è dimostrata capace di produrre, in modo simile, la maggior parte dei sintomi che si trova nel malato, somministrata in dose opportunamente potenziata e piccola rimuove presto, radicalmente e stabilmente anche la totalità dei sintomi dello stato patologico, ossia
  tutta la malattia presente e la trasforma in salute". Il secondo è il "principio della diluizione" secondo cui il rimedio omeopatico è preparato a partire da una tintura madre mediante un certo numero di diluizioni. Per le implicazioni che presenta e per le finalità di questa CT ci occuperemo solo di questo secondo e non prenderemo affatto in considerazione il problema dell'efficacia curativa dei rimedi omeopatici.
  PREPARAZIONE DI UN RIMEDIO OMEOPATICO
  Nella preparazione del rimedio si procede in questo modo. Nella prima diluizione una parte della tintura è aggiunta a 99 parti di alcool al 90 per cento così da ottenere la prima diluizione centesimale, indicata 1 CH o C1. Al secondo passaggio una parte della soluzione 1 CH è diluita in 99 parti di alcool e il risultato è la soluzione 2 CH o C2. Per il terzo passaggio e per i successivi stessa procedura. A ogni passaggio diminuisce la concentrazione, cioè la quantità di tintura madre iniziale disciolta nel campione. La diluizione C6 per esempio contiene una molecola di sostanza originale per miliardo di molecole di alcool. Se le diluizioni procedono, oltre un certo limite non resta virtualmente traccia della sostanza di partenza, non c'è possibilità concreta d'identificarla. Questo limite, il cosiddetto "numero di Avogadro" (6.023 x 10-23), corrisponde a potenze omeopatiche di C12. Oggi sono presenti sul mercato preparati con Basse potenze (basse diluizioni, C1-C4), Medie potenze (medie diluizioni, C5-C11), contenenti almeno qualche molecola, almeno in linea teorica, Alte potenze (alte diluizioni, oltre C12) che quindi non contengono alcuna molecola di tintura madre. Per dare un'idea di cosa contenga la 12esima diluizione centesimale, c'è chi ha proposto il "teorema dell'ultimo respiro di Cesare", quello che l'uomo romano esalò dopo il colpo di Bruto. Secondo il teorema,
  "se l'ultimo respiro di Cesare oggi è distribuito in modo uniforme nell'atmosfera terrestre e ipotizzando che il volume dell'atmosfera corrisponda alla capacità dei nostri polmoni moltiplicato per 10 alla ventiquattresima, allora ad ogni inspirazione inaliamo una molecola dell'ultimo respiro di Cesare". Per queste osservazioni sull'entità delle diluizioni, in Francia le autorità hanno stabilito che non si può andare oltre la sesta. Secondo alcuni omeopati le soluzioni più diluite hanno potenza maggiore e comunque tutti tendono a ridimensionare l'importanza della sostanza di partenza perché - fanno osservare - a ogni diluizione il preparato viene agitato, o come dicono gli omeopati, dinamizzato: i contenitori sono scossi un centinaio di volte al minuto. Dinamizzare -sosteneva Hanhemann- significa risvegliare le proprietà curative delle sostanze. Continua a prevalere l'idea che non c'è ragione o spiegazione scientifica conosciuta del come e del perché un rimedio omeopatico diluito - dinamizzato come e finché si vuole - possa avere un'azione biologica e quindi anche un'azione curativa. Chi sostiene il contrario, a cominciare dagli omeopati, fa appello o a risultati sinora non confermati in più esperimenti o a ipotesi scientifiche su forze chimico-fisiche sulla cui esistenza o sulla cui entità la comunità scientifica è in maggioranza fortemente scettica o - se si vuole - disegualmente divisa tra critico-scettici, i più, e possibilisti-ottimisti, i meno.
  SPIEGAZIONI DELL'EVENTUALE EFFETTO CURATIVO
  Una delle spiegazioni menzionate più di frequente per spiegare un effetto curativo di soluzioni molto diluite è la cosiddetta "memoria dell'acqua". Secondo questa idea o ipotesi l'acqua conserverebbe una specie di memoria dell'incontro con sostanze disciolte al suo interno anche quando delle sostanze non c'è più traccia. A patto di essere stata scossa adeguatamente quando le ospitava. La possibilità emerse la prima volta nel 1988 quando una delle più importanti riviste scientifiche, l'inglese Nature, pubblicò i risultati di un esperimento condotto in Francia da un gruppo guidato da Jacques Benveniste. Il direttore di Nature John Maddox raccontò in seguito che prima della pubblicazione l'articolo era stato inviato in lettura a quattro consulenti. Il tenore dei loro commenti era stato, per lo più di questo tipo: se i dati riportati erano corretti, Benveniste e colleghi dovevano aver scoperto un fatto clamoroso. così clamoroso che l'esperimento doveva essere sbagliato per qualche ragione. In ogni caso, prima di pubblicare l'articolo Maddox e Benveniste avevano trovato un accordo più unico che raro nella storia delle riviste scientifiche: Nature avrebbe pubblicato l'articolo ma Benveniste avrebbe accettato una task force scelta da Nature che assistesse alla ripetizione degli esperimenti. Del gruppo faceva parte lo stesso John Maddox, James Randi, l'esperto anti-trucchi che qualche anno prima aveva scoperto che dietro le "energie psichiche" di Uri Geller c'era la bravura di un prestigiatore, e Walter Stewart, occupatosi per anni di frodi scientifiche e di errori nella conduzione di esperimenti. Gli osservatori passarono una settimana nei laboratori di Benveniste scoprendo varie cose. Innanzitutto che due collaboratori di Benveniste e coautori dell'articolo -Elisabeth Davenas e Bernard Poitevin- erano pagati con fondi elargiti dalla Boiron, una ditta farmaceutica produttrice di prodotti omeopatici. Il misfatto non era nel finanziamento in sé, ma nel fatto che la cosa non fosse stata segnalata. Inoltre, erano stati informati che l'esperimento non riusciva sempre e che certe volte "per mesi soluzioni molto diluite non avevano degranulato i basofili". In ogni caso, tutto fu ripetuto con mille accorgimenti d'ogni genere, per evitare errori e manomissioni. Risultato: i basofili non degranularono. Al termine la rivista pubblicò un altro resoconto dal titolo Gli esperimenti ad alta diluizione si sono rivelati un abbaglio, le cui conclusioni capovolgevano ciò che aveva detto Benveniste. La sua comunicazione, diceva il rapporto, "è basata
  fondamentalmente su una serie di esperimenti mal controllati, nei quali non è stato fatto alcuno sforzo per escludere errori sistematici e la cui interpretazione è stata offuscata dall'esclusione di misure in conflitto con l'assunto che "un siero anti IgE ad alte diluizioni" avrebbe determinato la degranulazione dei basofili. La nostra conclusione è che non esiste alcun fondamento per sostenere che un siero del genere (con diluizioni dell'ordine di 10120) conservi le sue proprietà biologiche e dunque l'ipotesi che nell'acqua possa essere stampata la traccia mnemonica del contatto con le sostanze è non necessaria e fantasiosa". Dopo di allora, la rivista di divulgazione Science et vie decise di far ripetere l'esperimento presso il laboratorio di allergologia del Rothschild Hospital di Parigi, ma anche in questo caso il responso fu negativo. Lo studio di Benveniste inoltre attirò la curiosità e l'interesse di Georges Charpak, premio Nobel della fisica. I due ebbero dei contatti e decisero che Benveniste avrebbe trascorso un periodo di tempo presso l'Ecole de phisique et de chemie dove lavorava l'altro. A chi gli aveva chiesto informazioni in proposito, il 15 gennaio 1995 Charpak rispose che "I controlli effettuati presso i nostri laboratori sono stati uno scacco costante. Non è stato visto alcun effetto". Dopo di allora alcuni altri fisici e chimici hanno continuato lungo questo filone di
  ricerche, senza risultati ripetuti o condivisi. In tutti i casi, le spiegazioni menzionate non fanno riferimento alla presenza di molecole della soluzione iniziale, ma a fenomeni fisici come, per esempio, oscillazioni elettromagnetiche o variazioni informazionali spiegabili con la teoria del caos. In tutti i casi - è bene ribadirlo - si tratta di ipotesi, di congetture che attendono una conferma sperimentale.
  CONCLUSIONI
  Nel caso di rimedi omeopatici con diluizioni C12 o maggiori per ora non c'è possibilità d'identificare tracce della sostanza dichiarata nell'etichetta. E questo significa, per esempio, che non disponiamo di una tecnica per verificare che il rimedio finale sia davvero frutto della procedura dichiarata dal fabbricante o che la soluzione di partenza contenesse la sostanza X o quella Y. Non abbiamo i mezzi necessari per evitare possibili frodi in commercio. Fatto che riguarda i rimedi con diluizioni C12 o maggiori che rappresentano una fetta del mercato omeopatico.
  Dott. prof. Stefano Cagliano

  BIBLIOGRAFIA
  S. Hahnemann, trad. It. Organon dell'arte del guarire, Como, red/studio redazionale, 1985, p. 45
  H.C. von Baeyer, Caesar's last breath, in Science, vol. 26, n. 6, 1986, pp. 2-4
  AA.VV. Human basophil degranulation triggered by very dilute antiserum against IgE, in Nature, n. 333, 1988, pp. 816-818
  J. Maddox, J. Randi, W. Stewart, "High-dilution" experiments a delusion, in Nature, n. 334, 1988, pp. 287
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  SONDAGGIO SULL'OMEOPATIA
  REALIZZATO DAL SETTIMANALE "MAI DIRE ITALIA" NELLA PROVINCIA DI CAGLIARI SU UN CAMPIONE DI 1.100 PERSONE (età compresa tra 25 e 55 anni)
  Alla domanda: cos'è, secondo lei, l'omeopatia?
  Hanno risposto:
  86% una medicina naturale,
  6% la diluizione di un prodotto vegetale,
  8% non so.
  CIO' EVIDENZIA CHE:
  1) LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE CONFONDE L'OMEOPATIA CON LA FITOTERAPIA;
  2) LA VENDITA DELLE SOSTANZE OMEOPATICHE E' FAVORITA DALLA NON-CONOSCENZA DELLE DILUIZIONI: CONSEGUENZA DELLE SCARSE INFORMAZIONI CONTENUTE NELLE CONFEZIONI DEI PRODOTTI OMEOPATICI.
  Se è vero quindi - secondo quanto emerge da un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità e dell'Istat - che:
  * circa 9 milioni di italiani hanno fatto uso, almeno una volta nella vita, di una terapia non convenzionale;
  * di questi, il 9,2% sono bambini tra i 0 e 14 anni;
  * l'omeopatia è la terapia non convenzionale più utilizzata (7,7%), seguita dalle erbe medicinali (2,5%);
  * il 78,5% dei genitori di bimbi curati con l'omeopatia parla di benefici (ANSA 29/12/01);
  E' ANCHE VERO CHE:
  1) LA "TERAPIA NON CONVENZIONALE" PIÙ USATA, PURTROPPO È LA MENO CONOSCIUTA;
  2) I COSIDDETTI "BENEFICI" SUI BAMBINI RAPPRESENTANO UN DATO INSUFFICIENTE
  IN QUANTO RIGUARDANO IL 78,5% DEL 7,7%, OVVERO SOLO IL 6% DEL TOTALE.

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