Antiplagio contro le sètte nel Gazzettino

Il pubblico ministero D'Angelo avrebbe raccolto tutti gli esposti in un unico

22/mar/2005 01.53.25 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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IL GAZZETTINO DI PADOVA - Domenica, 20 Marzo 2005
La drammatica denuncia di un genitore, padre di due giovani di ventisei e trent'anni, che non sa dove siano finiti. «Non vedo i miei figli da due anni». Il pm Roberto D'Angelo ha aperto un'inchiesta su una comunità retta da una psicoterapeuta.
È stata una deposizione lunga quattro ore. Seduto alla scrivania il pubblico ministero Roberto D'Angelo, che sta indagando su sette e comunità religiose. Di fronte a lui un padre disperato. L'ex sindaco di un importante comune dell'Alta Padovana. Un uomo che da due anni non vede i suoi figli di ventisei e trent'anni. Finiti in una misteriosa organizzazione, che avrebbe sedi a Bari, Padova e Vicenza.
C'è una presunta psicoterapeuta che recluta ragazzi in tutt'italia. Al fenomeno si sta interessando anche il presidente della Favis, Maurizio Alessandrini. Si tratta dell'associazione che tutela le vittime delle sette, che ha sede a Rimini. È nella comunità di questa fantomatica psicoterapeuta che sarebbero finiti i due figli dell'ex sindaco. Forse i due giovani non si sono mai allontanati da padova. Ma i familiari non sanno dove vivano e di che cosa campino. Nella sua lunga deposizione, il padre ha detto di aver sentito per l'ultima volta il figlio minore sei mesi fa. L'altro ragazzo non l'ha più visto, nè sentito, da quando se n'è andato da casa. Il timore è che si tratti di plagio o di qualcosa di peggio.
Come si è scritto nei giorni scorsi, sono diverse le denunce che arrivano in Procura da parte di genitori che non riescono più avere notizie dei figli. E tutti hanno il sospetto che siano finiti in sette o comunità religiose. Il pubblico ministero D'Angelo avrebbe raccolto tutti gli esposti in un unico fascicolo. Le indagini sono state affidate al capo della Squadra mobile, Marco Calì, che adesso sta seguendo le tracce di alcuni scomparsi. E i risultati degli accertamenti dicono che si tratta di persone che sono effettivamente finite in fantomatiche strutture.
Un paio di denunce farebbero riferimento alla Missione Sant'Antonio abate di San Pietro in Gù, da anni alle cronache per via del suo fondatore, il "santone" Gabriel Basmahdji, sedicente esponente della chiesa dei siri ortodossi di Antiochia, condannato il 9 novembre scorso a otto anni e undici mesi dai giudici della Corte d'appello di Venezia per abusi sessuali, sequestro di persona e lesioni personali. Un tempo era considerata la "holding" del miliardario Basmahdji, fuggito dall'Italia per timore di finire nuovamente in carcere. Nel fascicolo del pubblico ministero D'Angelo ci sarebbe un rapporto inviato dai carabinieri di Palazzolo sull'Oglio e un esposto giunto dalle Marche.
Che cosa ne è della Missione Sant'Antonio abate dopo il volontario esilio del "santone"? Pare che tutto sia rimasto come prima. Nel senso che a tirare le fila adesso ci dovrebbe essere "mamma Ines", o meglio, Ines Dal Soglio, la compagna di padre Gabriel, sposata con rito civile e poi "consacrata" suora. E lui telefona a piacimento. Predica, impartisce ordini e minacce contro chi lo ha condannato. Sparisce e ricompare. Muore e risorge. E i ragazzi che sono lì bevono tutto e ascolano il "verbo" del "santone". Era all'inizio di maggio 2002 quando l'associazione "Telefono Antiplagio" ( www. antiplagio.org ), che aiuta le vittime di ciarlatani in genere, lanciò l'allarme. Basmahdji era in viaggio, attraverso la Grecia via Istanbul, per rientrare in Italia sotto falso nome. Lino Lava
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