Antiplagio e sètte religiose

22/mar/2005 01.54.28 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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GAZZETTINO DI PADOVA E GAZZETTINO DI VICENZA DEL 18/3/05
È il padre di due ragazzi che hanno lasciato la famiglia per finire in una setta. Una comunità che ha sedi a Padova e a Bari. Questa mattina l'uomo verrà interrogato dal pubblico ministero Roberto D'Angelo, che coordina un'inchiesta su queste sette religiose che stanno proliferando come funghi. L'uomo verrà sentito come persona informata sui fatti.
Il genitore in questione è una di quelle persone che hanno inviato esposti su esposti per denunciare gli organizzatori di queste comunità. Ne sono arrivate tante denunce in questi mesi, tanto che il pubblico ministero ha affidato le indagini al capo della Mobile, Marco Calì. Ed è da settembre che gli investigatori della Squadra mobile padovana stanno seguendo le tracce di alcuni giovani scomparsi da casa.
I contenuti delle denunce sono pressoché simili. Si sospetta che i ragazzi siano in qualche modo plagiati. Intanto va detto che il reato di plagio non esiste più, inoltre va considerato il fatto che si tratta di persone maggiorenni, che hanno la facoltà di andare a vivere dove e con chi vogliono.
Gente senza scrupoli è stata processata e condannata anche di recente. Basti pensare al caso del "santone" Gabriel Basmahdji, il sedicente esponente della chiesa dei siri ortodossi di Antiochia, condannato il 9 novembre scorso a otto anni e undici mesi di reclusione dai giudici dai giudici della Corte d'appello di Venezia per abusi sessuali, sequestro di persona e lesioni personali. Fatti che sarebbero stati compiuti nella Missione Sant'Antonio abate di San Pietro in Gù.
C'è un'associazione di Rimini, la Favis, che assiste le vittime (quasi sempre giovani) di queste sette religiose. È presieduta da Maurizio Alessandrini. Ed è stato proprio il presidente della Favis a mettere in contatto il genitore con il pubblico ministero D'Angelo.
Un'altra associazione è Telefono Antiplagio www. antiplagio.org . Nel maggio 2002 fu proprio il Telefono Antiplagio a lanciare l'allarme su Basmahdji. Il "santone" era in viaggio attraverso la Grecia via Istambul per rientrare in Italia sotto falso nome.
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