Antiplagio e ayahuasca, 24 arresti

22/mar/2005 01.56.03 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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17/3/05 GAZZETTA DI REGGIO
Ayahuasca, «pozione magica»
Dà visioni e potenza sessuale, con gravi danni cerebrali.
Una droga da bere, una droga «mistica». E’ l’Ayahuasca o «vino dell’anima», bevanda dai poteri allucinogeni prodotta e diffusa tra le popolazioni più povere dell’Amazzonia. L’Ayahuasca ha anche un altro nome con cui è conosciuta soprattutto in Brasile: Daime. E il secondo nome è legato all’uso che in Amazzonia, ormai da almeno due secoli, si fa di questa bevanda. Un uso religioso: i primi a produrre questa bevanda, ottenuta con la cottura di due o più piante che crescono solo in quella particolare zona del pianeta, furono infatti gli sciamani delle tribù amazzoniche.
Non a caso, in Brasile, l’uso dell’Ayahuasca è regolamentato dalla legge, ovvero è consentito produrre e consumare questa bevanda allucinogena solo nell’ambito di cerimonie religiose. Si tratta di un riconoscimento ottenuto dalle cosiddette Chiese del Santo Daime, create dall’esperienza di Raimundo Irineu Serra, un povero lavoratore afro-brasiliano morto nel 1971.
I problemi, per queste pratiche religiose, sono arrivati quando le Chiese del Daime hanno cominciato a trovare nuovi adepti anche oltreoceano, in particolare in Europa, dove questa sostanza è considerata una droga a tutti gli effetti e come tale è fuorilegge.
Il principio attivo di questa bevanda ottenuta dalla cottura della liana bannisteriopsis e dalle foglie di psycotria virdis è il cosiddetto Dmt, sigla che sta ad indicare la Dimetiltriptamina, una sostanza che provoca allucinazioni vere e proprie.
Le cerimonie a sfondo religioso in cui la bevanda allucinogena viene bevuta avrebbero un preciso rituale: «Le cerimonie sono riservate - si legge sul sito internet dell’associazione nazionale antiplagio http://www.antiplagio.org - gli uomini sono vestiti di bianco con una stella a sei punte sul bavero della giacca, le donne indossano una gonna verde, una camicetta bianca e una piccola corona sulla testa. Disposti a raggiera, si muovono verso destra e poi verso sinistra, cantando al suono di fisarmoniche, flauti e maracas; il Santo Daime, un succo marroncino dal sapore amaro, è contenuto in recipienti su un tavolo: i fedeli si staccano dal cerchio e si mettono in fila per berlo; il segno di croce suggella la comunione amazzonica». Sul sito dell’associazione antiplagio si sottolinea anche un altro dato tutto italiano: quello del sequestro di sette litri della bevanda fuorilegge nell’abitazione di uno psicologo romano avvenuta due anni fa.
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Un professionista reggiano è in manette assieme ad altre 23 persone su ordine della procura di Perugia
Sette esoteriche e droga, trentenne arrestato
Sequestrate in casa tre bottiglie di un potente allucinogeno liquido.
Trent’anni, di buona famiglia, professionista affermato. A questo identikit risponde un reggiano che in queste ore è finito dietro le sbarre per una storia di droga e satanismo. Il reggiano Walter Menozzi è uno dei 24 destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della procura della Repubblica di Perugia che da alcuni mesi sta indagando su un grosso traffico di sostanze stupefacenti che «servivano» per le attività di una comunità pseudo-religiosa che, a detta degli inquirenti, sarebbe in realtà una vera e propria setta.
La particolarità dell’indagine che, partita da Perugia - dove si riuniva, secondo le accuse, questa sorta di setta - è arrivata fino a Reggio, sta nella droga sequestrata.
Una droga, fino a qualche mese fa, sconosciuta come tale in Italia: una droga da bere, frutto dell’ebollizione di alcune piante che si coltivano nella foresta amazzonica.
Il nome di questa bevanda è Ayahuasca, che in lingua amazzone significa «vino dell’anima»: nel novembre scorso, la procura della Repubblica di Perugia aveva arrestato uno dei presunti appartenenti a questa setta mentre rientrava dal Brasile con qualcosa come 70 litri di questa droga liquida.
Secondo l’accusa questa sostanza sarebbe stata l’ingrediente principale per riti orgiastici che avrebbero avuto come teatro questa comunità con sede a Perugia.
Quale fosse il ruolo di Walter Menozzi in questa vicenda è un tema ancora al vaglio degli investigatori. Quel che si sa è che nel corso della perquisizione nella sua abitazione di Reggio, gli inquirenti hanno trovato tre bottigliette da mezzo litro contenenti questa bevanda.
Nonostante si tratti di una droga nuova almeno per gli inquirenti abituati a sequestrare cocaina, eroina, hascisc, marijuana e droghe sintetiche, gli effetti di questa bevanda sono tali da iscrivere l’Ayahuasca nella «fascia» delle droghe più pesanti.
Si tratta in sostanza di un potentissimo allucinogeno che avrebbe tra le sue prerogative quello di aumentare la potenza sessuale e produrre visioni. Le controindicazioni, anche queste sono decisamente importanti: in particolare per quanto riguarda danni permanenti al sistema nervoso centrale e al fegato.
La setta smantellata dalla procura di Perugia è nota come la «succursale» italiana del movimento religioso «Santo Daime». Sul sito web «Santodaime.com» è illustrato tutto l’excursus storico del movimento fondato da Raimundo Ireneu Serra. C’è anche una finestra sulla sede italiana. Ma casualmente è in allestimento.
Domani davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Reggio - su rogatoria - è in programma l’udienza di convalida per Walter Menozzi che deve rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefancenti.
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La Chiesa del Daime e i suoi adepti.
Fondata da un contadino amazzone, la religione è arrivata fin qui.
Difficile dire quanti adepti abbia oggi il maestro Raimundo Irineu Serra. Soprattutto è impossibile stabilire quanti, in questi ultimi trentaquattro anni - tanti ne sono passati dalla sua scomparsa - siano rimasti fedeli ai suoi dettami. L’impressione dei magistrati perugini che hanno condotto l’inchiesta che ha portato all’arresto di ventiquattro persone tra cui il trentenne reggiano Walter Menozzi, è che nel Centro Regina della Pace, la comunità praticamente smantellata dagli inquirenti, di religioso ci fosse ben poco. Questo nonostante quello che si legge nel link del sito internet del Santo Daime: «Punto di riferimento italiano del movimento, realizza iniziative socio-umanitarie, culturali a favore dell’ambiente». E’ l’unica informazione che il sito fornisce sulla comunità italiana. La finestra sulla comunità umbra è infatti chiusa. Con tanto di scuse.
Di fatto, par di capire, mentre in Brasile la Chiesa del Daime ha combattuto e vinto una battaglia per la legalizzazione di questa bevanda «sacra», il cui uso è consentito soltanto nei luoghi sacri e durante specifici rituali che costituiscono un mix tra la tradizione cristiana e i vecchi rituali sciamanici, in Europa e in Italia la storia sarebbe diversa: qui si è quantomeno continuato a diffondere l’uso di questa bevanda in maniera illegale.
Per ragioni religiose? I magistrati ritengono di no: le allucinazioni prodotte dall’assunzione di questa droga liquida erano il mezzo e insieme lo sfondo - secondo l’accusa - per riti orgiastici.
Non sempre tra persone consapevoli: tra le persone raggiunte in queste ore da ordinanze di custodia cautelare, alcune sono accusate anche dell’induzione al consumo di sostanze stupefacenti.
Tradotto significa che durante certi rituali, alcune persone sarebbero state indotte (con l’inganno? con la forza?) a fare uso di questa droga che produce allucinazioni e ha tra gli effetti ormai accertati i danni irreversibili al cervello.
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I PRECEDENTI
Gli ultimi segni di riti satanici in un cimitero che non c’è più.
A Reggio l’esoterismo è da tempo un fenomeno in calo. Almeno dal punto di vista della visibilità, prerogativa non facile da rintracciare in riti di questo tipo.
Gli ultimi episodi legati a fenomeni di messe nere e altri rituali esoterici di cui si venne a conoscenza nella nostra provincia riguardarono, negli anni ’90, il vecchio cimitero di Montericco di Albinea, uno dei luoghi preferiti per celebrare messe nere e soprattutto per profanare tombe. Le ultime sepolture nel vecchio cimitero (vicino alla chiesa dell’Assunta, dove ora sorge l’Hospice) risalgono addirittura a prima della guerra. Dalla fine degli anni Quaranta per il piccolo camposanto era cominciato un lento ma inarrestabile declino. Fu così che un cimitero in stato di quasi abbandono diventò preda dei cultori delle messe nere. Visite notturne, profanazioni di tombe alla ricerca di ossa, teschi, frammenti di lapidi; qualunque cosa potesse servire a celebrare riti che evocavano il maligno. L’opera di saccheggio del cimitero è continuata, per anni. La gente di Montericco addirittura racconta di notti in cui verso il cimitero vecchio si vedevano scendere processioni di personaggi inquietanti con i lumini accesi in mano. Delle tombe, alcune delle quali anche di un certo pregio, venne fatto scempio. Lapidi rimosse e spezzate, fosse rimaste vuote senza più nemmeno il legno delle bare: questo si scopriva inoltrandosi fra le tombe preda di una vegetazione debordante. Di satanismo si parlerà anche nel 1990, l’anno in cui viene assassinato il parroco di Montericco, don Amos Barigazzi, una fra le persone che più si erano date da fare nei confronti del Comune perché il cimitero vecchio fosse bonificato. In mancanza di altri indizi, si batte anche la pista della vendetta di qualche setta dedita alle messe nere. Gli episodi cessano con lo smantellamento del cimitero.
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