Antiplagio e caso Basmahdji, persone scomparse

22/mar/2005 01.58.48 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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Si indaga in Veneto...
GAZZETTINO DI PADOVA - Martedì 15 Marzo 2005
Sono denunce di persone scomparse. Denunce presentate da genitori, i quali temono che i loro figli siano finiti nei baratri delle sette religiose. Nelle grinfie di santoni senza scrupoli, che li plagiano e li sfruttano. Arrivano da diverse parti d'Italia e sono state presentate anche a Padova. Il pubblico ministero Roberto D'Angelo le ha raccolte in un unico fascicolo e ha incaricato il capo della Squadra mobile, Marco Calì, di Indagare. Ed è da settembre che gli investigatori della mobile stanno seguendo le tracce di alcuni giovani scomparsi da casa. Dovrebbero essere finiti in alcune comunità che si trovano a due passi da qui.
Ma c'è una cosa ancor più curiosa. Il pubblico ministero D'Angelo ha aperto un'inchiesta sulla Missione Sant'Antonio abate di San Pietro in Gù. Detta così, non dice tutto ai molti. Ma si tratta della comunità del "Santone" Gabriel Basmahdji, il sedicente esponente della chiesa dei siri ortodossi di Antiochia, condannato il 9 novembre scorso a otto anni e undici mesi dai giudici della Corte d'appello di Venezia per abusi sessuali, sequestro di persona e lesioni personali. Si tratta della "holding" del miliardario Basmahdji, fuggito dall'Italia per timore di finire nuovamente in carcere. Nel fascicolo del pubblico ministero D'Angelo ci sarebbe un rapporto inviato dai carabinieri di Palazzolo sull'Oglio e un esposto giunto dalle Marche. E riguardano proprio alcuni ragazzi che sarebbero ospiti della comunità di Basmahdji.
Che cosa ne è della Missione Sant'Antonio abate dopo il volontario esilio del "santone"? Pare che tutto sia rimasto come prima. Nel senso che a tirare le fila adesso ci dovrebbe essere "mamma Ines", o meglio, Ines Dal Soglio, la compagna di padre Gabriel, sposata con rito civile e poi "consacrata" suora. E lui telefona a piacimento. Predica, impartisce ordini e minacce contro chi lo ha condannato. Sparisce e ricompare. Muore e risorge. E i ragazzi che sono lì bevono tutto e ascolano il "verbo" del "santone".
Era all'inizio di maggio 2002 quando l'associazione "Telefono Antiplagio", che aiuta le vittime di ciarlatani in genere, lanciò l'allarme. Basmahdji era in viaggio, attraverso la Grecia via Istanbul, per rientrare in Italia sotto falso nome. Poteva essere possibile. Dal momento che il "santone" era "risorto" appena una quindicina di giorni prima, dopo una morte improvvisa, la cui notizia era stata diffusa dagli stessi responsabili delle sue comunità. «Il suo spirito ha ripreso corpo giovedì sera. Ci ha telefonato, era molto affaticato e con un filo di voce ci ha detto che sta bene salutandoci tutti». Così aveva raccontato al nostro giornale il 14 aprile precedente un'ospite della Missione Sant'Antonio abate di San Pietro in Gù. Padre Gabriele aveva mantenuto fede ai suoi propositi. «So che è difficile per chi non crede - continuava l'ospite della missione padovana - ma non è la prima volta che lo spirito di Padre Gabriele lascia il suo corpo, a volte per ore, a volte per giorni. Il battito cardiaco fermo, il suo corpo inanimato che riprende poi vita. La morte non ha nessun potere su di lui». E all'indomani della notizia della morte "mamma Ines" aveva detto che «Padre Gabriele risorgerà e saranno guai per tutti quelli che l'hanno calunniato e gli hanno fatto del male».
E questo sta a dimostrare che, in qualche modo, padre Gabriel è sempre presente nella Missione di San Pietro in Gù, dove venivano segregate e violentate ragazze che avevano abbandonato la famiglia per seguirlo, e dove si raccoglievano miliardi di lire a man bassa. Lino Lava
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