Popoli indigeni e diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India di Raffaella Milandri

16/ago/2010 22.46.30 Europrinters Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

<!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } -->

 

 

La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.

Sempre si ripete, laddove c'è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,

felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald's dietro l'angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad

dalle mille funzioni.

Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.

Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,

sono oggetto di discriminazioni razziali e,

spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso

autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili

elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-

viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa

da sfruttare-petrolio, foreste.

Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste

culture antiche che sono patrimonio dell'Umanità: lo abbiamo visto

nei secoli-indiani d'America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-

boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l'unica colpa di vivere oggi

come centinaia, migliaia di anni fa.

E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro "Progresso",

una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,

depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra "civiltà".

"Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-

da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di

un crimine" dice Raffaella Milandri.

"E' un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono

a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi

Paesi. " La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d'America,

messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.

Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:

una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e

una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.

Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,

destinato a cambiare.

In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.

"Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,

scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L'impatto devastante con il "progresso" in questi casi va mediato

e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari."

L'Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;

ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.

Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all'estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell'aria e delle falde acquifere.

E' il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,

sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.

Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l'ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C'è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.

Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere

la loro terra, la loro vita. "Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente

semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,

soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d'America ad essere quasi decimati." dice la Milandri.

"Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. "

Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.

"Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma

fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,

non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali." All'inizio di luglio 2010

il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli

indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.

Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di

oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri "Solo la diffusione della informazione ci può salvare"

CHI E' RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:

boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.

 

Raffaella Milandri, popoli indigeni, diritti umani, niyamgiri, adivasi, india, indiani d'america,

Tribal Law, Obama, Forest Rights Act, Orissa, viaggiatrice solitaria

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl