La Federazione degli Ordini degli Ingegneri chiede alla Regione maggiore ascolto sui dispositivi normativi di rilevanza tecnica

24/set/2010 13.06.04 Blu Wom Contatta l'autore

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La Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Regione Friuli Venezia Giulia, organismo che riunisce i vertici dei quattro Ordini Provinciali e deputato a gestire i rapporti proprio con la Regione, si è riunito ieri per affrontare alcune delle questioni più urgenti che stanno coinvolgendo la categoria e per dare voce ad un forte segnale corale in merito alle ultime decisioni al vaglio della Giunta regionale in tema di edilizia.

La recente approvazione da parte della Giunta regionale del Regolamento relativo ai soggetti abilitati alla certificazione VEA, di sostenibilità energetico ambientale degli edifici, è stata emanata senza alcun preventivo coinvolgimento delle categorie di settore, che si troveranno nella quotidianità ad interpretare e attuare quanto il legislatore ha prescritto. Ciò costringe una volta di più a constatare come provvedimenti che coinvolgono pesantemente i professionisti dell’area tecnica, sia liberi professionisti che dipendenti pubblici e privati, vengono presi senza intraprendere la via del colloquio e del coinvolgimento preventivo con le categorie stesse.
Nel caso della VEA, poi, la Regione, con l’istituzione dell’obbligo di frequentazione di corsi e di iscrizione ad un albo regionale, ha creato di fatto una nuova professione, nonostante spetti unicamente alla legislazione statale creare nuovi profili professionali, individuandone requisiti e titoli abilitanti e istituendo un registro regionale ad hoc. Le norme regionali potrebbero, pertanto, prefigurare l’ipotesi di incostituzionalità, come accaduto in Puglia, ove il TAR di Bari ha accolto il ricorso degli ingegneri pugliesi contro l'obbligo dei corsi per Certificatori Energetici. Tutto questo quando è stato invece recentemente abolito, in nome della concorrenza e del libero mercato, l’albo dei collaudatori che notoriamente rivestono un ruolo di rilevante importanza, pari se non addirittura superiore a quello dei certificatori VEA.
Per altro, anche quando viene dato corso alle audizioni in Consiglio regionale, le convocazioni avvengono in tempi così a ridosso dell’approvazione del dispositivo da rendere remota la possibilità di incidere sui testi già predisposti. Nella prassi operativa tale modo di procedere si traduce in difficoltà interpretative che potrebbero essere significativamente ridotte, se fosse consentito a chi opera concretamente nell’ambito specifico, di dare il proprio contributo preventivamente, senza con questo voler fare invasioni di campo, ma nel rispetto delle competenze e dei ruoli.
E’ per questo che vogliamo richiamare l’attenzione del legislatore regionale sulla necessità di ripristinare uno stabile e continuativo coinvolgimento delle categorie professionali – dichiara l’Ing. Natalucci, Presidente Federazione Ordini Regione - nell’ambito del dibattito riguardante la discussione, il confronto e la messa a punto di qualsiasi dispositivo normativo che presenti ricadute significative, dirette e indirette, per la “comunità” degli ingegneri, in un’ottica di tutela del più generale interesse collettivo, cui anche gli Ordini sono istituzionalmente preposti.”
L’esercizio della professione prevede competenze in grado di sostenere l’assunzione di responsabilità non limitatamente di ordine tecnico ma anche e non secondariamente di ordine sociale ed economico, nonché di responsabilità nel caso specifico dell’ingegneria, correlate alla sicurezza, all’incolumità pubblica e privata, alla tutela delle risorse naturali.
Mentre poco si sa del Piano di Tutela della Acque, in questo momento i regolamenti attuativi sia della nuova legge relativa alle costruzioni in zona sismica che del codice dell’edilizia sono in fase di avanzata stesura: si auspica che in questo specifico contesto sia possibile giungere ad un proficuo confronto con le categorie professionali e imprenditoriali che operano sul territorio, dal quale raccogliere ogni possibile indicazione per limitare appesantimenti procedurali in netto contrasto con l’invocata tendenza allo snellimento del quadro normativo tecnico, alla semplificazione e velocizzazione degli iter burocratici.
Siamo tutti chiamati a dare risposte al cittadino, per il quale è incomprensibile come qualsiasi realizzazione, anche modesta, richieda un impegno temporale, eccessivo e penalizzante, con evidenti riflessi anche di tipo economico conclude l’Ing. Natalucci - fino all’assurdo che vede talvolta il tempo per il completamento materiale dell’opera addirittura inferiore a quello trascorso per l’acquisizione dell’autorizzazione a procedere.
 
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