Loro ricusano i giudici. Cittadini, ricusate la Cirami - lettera alle forze politiche antigovernative

15/nov/2002 01.32.20 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Caro Ulivo cancelliamo la Cirami
Loro ricusano i giudici. Cittadini, ricusate la Cirami

di Antonio Di Pietro

 

 

     


La legge è incostituzionale inutile e dannosa, per questo vogliamo cancellarla con il voto popolare
Pensata "a proprio uso e consumo" da qualcuno, verrà usata da tanti smantellando così lo Stato di diritto
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La lettera che Antonio Di Pietro ha inviato ai leader dell'Ulivo e dei movimenti: Francesco Rutelli, Piero Fassino, Vario Franceschini, Alfonso Pecoraro Scanio, Oliviero Diliberto, Clemente Mastella, Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Nanni Moretti, Giovanni Berlinguer, Mario Segni
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Cari amici, l'Italia dei Valori ha depositato ieri il quesito referendario per l'abrogazione della Legge Cirami. In precedenza abbiamo depositato anche le richieste di referendum per il falso in bilancio e le rogatorie.
Abbiamo fatto questi passi autonomamente, non per prevaricare qualcuno, ma per contrastare e per fare da contraltare alle immediate richieste di legittimo sospetto che in questi giorni vengono avanzate nei Tribunali dai soliti noti e ignoti. Loro chiedono la ricusazione dei giudici e noi chiediamo ai cittadini-elettori la "ricusazione" della loro legge. La legge Cirami, infatti, è una vera beffa per i principi di uguaglianza dei cittadini. Una legge voluta dal clan berlusconiano - con l'avallo colpevole e pilatesco dei parlamentari del centrodestra - prevalentemente e/o unicamente perché essenziale al disegno di piegare la Giustizia ad interessi di parte, ad interessi giudiziari cioè di imputati, "eccellenti".
Una legge che, attraverso un allargamento dell'area
dell'impunità e non solo, porterà benefici alle strategie difensive dei grandi corrotti e corruttori e della criminalità mafiosa e terroristica. Insomma, una legge pensata "a proprio uso e consumo" da parte di qualcuno, ma che verrà utilizzata da tanti, smantellando così lo Stato di diritto.
Questa legge è incostituzionale, inutile e dannosa, ed è per questo che vogliamo cancellarla con il voto popolare; da qui è nata la decisione di depositare presso la Corte Suprema di Cassazione il quesito referendario il cui testo è riportato in calce.
Abbiamo letto, che da parte di alcune forze politiche si lamenta la mancanza di un maggiore e migliore coordinamento delle varie iniziative e che anche per il referendum in questione dovevamo coordinarci prima.
Sono d'accordo: proprio per questo auspico che al più presto possa formarsi un tavolo allargato con "tutti coloro che ci stanno". Non mi pare giusto accusarci di non consultare la coalizione (come pure ieri ho avuto modo di leggere sui giornali). Come si fa a consultare qualcuno se prima la "muova coalizione" non viene costituita e non si sa nemmeno con chi parlare e chi ha titolo? È chiaro che, se non veniamo mai coinvolti, dobbiamo per forza passare all'azione politica da soli. I nostri elettori ci hanno votato per questo.
Ciò non di meno, ribadisco qui ancora una volta ed in modo formale - a nome personale e per conto dell'Italia dei Valori - la totale disponibilità nostra a collaborare e a fare "squadra comune": sui referendum e più in generale per la realizzazione di un comune programma politico onde fissare i "punti" salienti delle ragioni per cui alle prossime elezioni politiche e amministrative andremo insieme. Perchè insieme dobbiamo andare, voglia o non voglia Boselli e compagnia bella - se vogliamo sperare di vincere.
Al riguardo ribadisco anche che la nostra scelta di costruire e partecipare ad un'alleanza politico-elettorale con l'Ulivo ed il centrosinistra è esplicita e senza riserve (tanto è vero che - ve lo diciamo da subito ed a scanso di equivoci - per le prossime elezioni politiche vi chiediamo esplicitamente sin da ora, di fare "liste comuni").
Auspico pertanto in cuor mio che l'iniziativa sui referendum non venga sommariamente rapportata ad una logica di prevaricazione, rispetto alla auspicata unione fra le forze politiche tutte del centrosinistra, ma piuttosto ad una immediata risposta alla sfacciataggine con la quale l'attuale governo alimenta nella propria
maggioranza parlamentare l'idea contorta di una giustizia fatta in casa, per se e gli amici degli amici. Insomma ragionevolmente vi chiedo ed auspico di ritrovarci presto tutti intorno al medesimo tavolo della concordia, per lavorare immediatamente sulla programmazione unitaria di questo evento normativo con gli amici dei girotondi e delle varie associazioni e movimenti interessati, cui l'Italia dei Valori non ha mai mancato la propria considerazione (e tra questi gli amici Cofferati e Moretti a cui va un particolare ringraziamento per la "scossa e lo scatto di orgoglio" che ci hanno dato).
In attesa di vostro sollecito riscontro chiedo a Voi tutti di ritrovarci uniti intorno alla programmazione positiva di questo e di altri eventi che tengano alto il rinnovato spirito dell'unione, ma nel contempo chiedo a tutti (ed a me per primo) di avere il coraggio e l'umiltà di accantonare ogni riserva mentale e di incamminarci verso il futuro.

Ecco il testo del quesito referendario depositato da Italia dei Valori alla Corte di Cassazione il giorno 12 novembre 2002:

I sottoscritti cittadini italiani richiedono un referendum popolare abrogativo ai sensi dell'art. 75 della Costituzione ed in applicazione della L. 25 Maggio 1970 n. 352 e successive modificazioni sul seguente quesito:

"Volete voi l'abrogazione della Legge n. 248/2002 intitolata "Modifica degli artt. 45, 47, 48 e 49 del Codice di Procedura Penale?".

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