13 dicembre
2002...
DIECI ANNI
DOPO TANGENTOPOLI, DI PIETRO PARLA: “OGNI 100 LIRE, 25 ALLA DC, 25 AL PSI, 25
AGLI ALTRI, 25 AL PCI-PDS (IN QUOTA APPALTI COOP)
”
Barbara Palombelli per “Sette”
”Dieci anni dopo l'inizio dei processi di Tangentopoli la
questione morale è intatta, davanti agli occhi di tutti. Altro che golpe
giudiziario... La cosa per me più terribile è che le bustarelle ci siano
tuttora, e siano trasversali a quasi tutti i gruppi politici. E mentre la
magistratura vive un calo di credibilità, ci sono uomini che ora siedono in
posti di potere e l'hanno fatta franca soltanto perché una sera avevo troppo da
fare, oppure perché non li consideravo decisivi per l'inchiesta... Li vedo
muoversi sicuri, nella seconda Repubblica, e so tutto di loro. Sono l'unico ad
avere la storia completa di un decennio di processi: una montagna di carte e di
floppy disc, che conservo in posti sicuri...».
È la prima volta che intervisto Antonio Di Pietro. Negli
anni d'oro, quando veniva seguito 24 ore su 24 da stampa e tv, era lui a
scegliere - in ciascuna testata giornalistica - l'interlocutore preferito ed era
impossibile anche soltanto avere il numero del suo cellulare. Assistere a quei
drammatici processi, a Milano, poi, era consentito soltanto a un gruppo
ristretto di cronisti che, sul modello del pool di magistrati, somigliava a un
commando. Altri tempi...
Adesso l'europarlamentare molisano è un uomo
politico disponibile, si concede volentieri. È tempo di anniversari, di bilanci,
di opposte nostalgie. C'è chi vorrebbe riaprire la stagione delle inchieste e
chi, invece, sogna di rifondare una Democrazia cristiana ingiustamente ferita e
divisa dalla rivoluzione giudiziaria.
Il 12 dicembre 1992, con
la consegna dell'avviso di garanzia a Bettino Craxi, prendeva il via la stagione
dei processi... Lei si rendeva conto di quello che avrebbe rappresentato, sul
sistema italiano, quella bomba?
«Lavoravo su quelle vicende dal
1985, dai tempi del conto Protezione... Sapevo tutto degli affari del Psi
milanese da anni, non è vero che Mani Pulite è iniziata alle 17 del 17 febbraio
1992, con l'arresto di Mario Chiesa. Prima di arrivare a Craxi avevamo atteso
molti mesi, volevamo essere sicuri. Io dicevo: meglio fessi che giocatori
d'azzardo. E lui sapeva che io sapevo... Nei mesi precedenti, c'era stata una
guerra di nervi fra noi due».
|
| (Antonio Di Pietro) |
Nel settembre 1992, i craxiani dissero di avere messo assieme
un poker d'assi contro di lei.
«I socialisti scelsero di
difendersi non "nel processo" come hanno fatto tutti gli imprenditori e tutti i
capi democristiani, ma "dal processo", come fanno oggi Silvio Berlusconi e
Cesare Previti. La loro difesa consisteva nell'attacco e nella delegittimazione
dell'avversario, cioè la magistratura».
Dicevano di lei: ha
perfino truccato la sua laurea, comprando gli esami... A proposito: era vero?
«Macché. Sono stato assolto da tutto... ho subìto quasi quattro
anni di processi, mi sono difeso ed eccomi qua. Sono stato accusato di tutto,
dagli atti osceni in luogo pubblico all'attentato alla Costituzione, di essere
un agente della Cia, del Kgb, ci sono sentenze dov'è scritto che alcuni
testimoni furono indotti a portare false prove contro il sottoscritto. Ma non
voglio fare il reduce... (ride, allarga le braccia) anche se mi dispiace un po'
ripensare a quei giorni. Pensi che qualcuno rinviò un'udienza, nella primavera
del 1996, forse per non darmi la possibilità di presentarmi alle elezioni
politiche...».
Non faccia la vittima. Fu chiamato subito
dopo a fare il ministro dei Lavori Pubblici, ha fondato un partito, non le è
andata così male... Se si pensa ai suicidi, ai massacri, alle famiglie distrutte
dalle vostre inchieste... non ha rimorsi?
«Abbiamo fatto
soltanto il nostro dovere. Non eravamo mossi - come qualcuno ha sostenuto - dai
poteri forti, dalla Lega, da Segni, dal crollo del muro di Berlino, né dai
servizi segreti internazionali. Eravamo delle persone che indagavano su dei
reati commessi da imprenditori e politici. Precisamente: 4 ex presidenti del
Consiglio, 100 parlamentari, più di mille amministratori locali, tutta la
Confindustria. Un lavoro immenso. Il 6 dicembre 1994, quando lasciai la toga per
difendermi dalle accuse e finì l'inchiesta storica di Mani Pulite, Cesare
Previti disse: dobbiamo tutti ringraziare Di Pietro. E Ignazio La Russa,
avvocato e dirigente di An, pronunciò una frase: chi dice che Mani Pulite è
un'inchiesta politica è un farabutto. Pochi mesi prima, erano
stati Previti e La Russa a offrire a me e a Piercamillo Davigo dei ministeri nel
governo Berlusconi...».
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| (L'avvocato di casa Arcore Cesarino
Previti) |
I suoi avversari dissero poi: Di Pietro non ha indagato
a sinistra, verso il Pci-Pds...
«Abbiamo indagato anche lì. In
molti casi è stato il meccanismo delle tangenti a salvarli. L'accordo nazionale
prevedeva, su ciascun appalto, il tre più uno. Ogni 100 lire, 25 spettavano alla
Dc, 25 al Psi, 25 agli altri piccoli tutti assieme e al Pci-Pds andavano le
ultime 25, ma non in soldi, in una quota di appalti per le loro coop e per le
società di copertura. Anche fra Psi e Dc, c'è stata una bella
differenza...».
Chi era più onesto, fra i due partiti?
Sempre che si possa fare una graduatoria...
«Sicuramente la Dc.
Tutti i soldi degli imprenditori arrivavano direttamente alla segreteria
nazionale e venivano poi distribuiti alla periferia per le spese. Nel Psi,
invece, a raccogliere fondi erano tanti luogotenenti che portavano alla sede
nazionale, tenendo per loro una bella quota. Al punto che il Psi della stagione
dei processi è un partito che non ha soldi, mentre Citaristi dovette affittare
un aereo per versare i contanti in Italia, al Credito Bergamasco».
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| (Silvio B. assediato dai giornalisti -
U.Pizzi) |
Ha nostalgia di questi anni, quando tutti la
corteggiavano?
«Non c'è un uomo politico, di ieri e di oggi,
che non mi abbia offerto candidature e posti di potere... Adesso, anche per
colpa di voi giornalisti, l'Italia è divisa in due fazioni: chi pensa bene dei
magistrati e chi ne pensa male. Prima il sistema informativo ci ha magnificato,
poi ci ha denigrato... E il partito dell'Impunità, in Parlamento, conta su più
di cento indagati, su dozzine di avvocati e su uno schieramento molto, molto
trasversale».
Cosa le dicono le persone quando la
incontrano?
(Ride di gusto) «Ho incrociato una
comitiva che andava da Padre Pio, al casello dell'autostrada... Tutti volevano
l'autografo, tutti mi abbracciavano e volevano la foto con me. Quando sono
partiti, mi hanno urlato: "Noi non votiamo per te, ma tu vai avanti, continua le
tue indagini!". Erano una sezione di Alleanza nazionale del Veneto».
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| (I bei tempi di Mani Pulite) |
E lei ricomincerebbe? Sembrano pruderle le mani...
«Una cosa mi piacerebbe: svelare agli elettori le decine di conflitti
d'interesse occulti che inquinano l'attuale Parlamento. In confronto ad essi,
almeno il conflitto che riguarda il presidente del Consiglio è chiaro,
trasparente, evidente. Ma lei lo sa che se un bidello, o un semplice
amministratore locale, se è rinviato a giudizio deve smettere di lavorare e
invece se è un parlamentare non succede niente?».
La
magistratura l'ha lasciata, la politica sembra averla delusa...
«Ma io non mi arrendo: tutti i giorni giro l'Italia, parlo con la gente,
vado nelle piazze...».
Di corsa come era arrivato, nel suo studio
in via Quattro Novembre, dove sono gli uffici del Parlamento europeo, scappa via
con una 24 ore. Lo attendono le riunioni con la «sua gente». Quella che
magari non lo vota, ma gli vuole ancora bene.
Dagospia.com 13
Dicembre 2002
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