CESARE LANZA: "VOLETE ADERIRE, PARTECIPARE A SOCRATE?"

Così, con un sentimento di indispensabile fiducia, vorrei spiegare perché ho fondato un movimento di opinione, assolutamente apolitico e trasversale come si dice oggi, che si chiama "Socrate.

22/mar/2011 10.53.45 STUDIO 254 Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

VOLETE ADERIRE, PARTECIPARE A SOCRATE?



di Cesare Lanza


Scrivo nel giorno in cui si apre la primavera. Il cuore si apre alla speranza. Così, con un sentimento di indispensabile fiducia, vorrei spiegare perché ho fondato un movimento di opinione, assolutamente apolitico e trasversale come si dice oggi, che si chiama "Socrate. Ritorno al merito". E' un movimento aperto a tutti coloro che credono nell'indispensabilità del ritorno alla meritocrazia. Intendiamoci subito: non mi illudo certo che si possa eliminare l'abitudine, eterna, dei favoritismi, delle spintarelle, dei cosiddetti calci nel sedere, insomma delle raccomandazioni, o addirittura dei favori di scambio, delle scalate grazie ai servilismi o alle prostituzioni, che alimentano in maniera alluvionale le cronache italiane, giudiziarie e gossipare, di questi ultimi mesi. Il fenomeno, insito nelle debolezze dell'animo umano, è invincibile e ineliminabile. Non siamo utopisti né moralisti. Ma pensiamo che, in Italia, si sia andati ormai al di là di ogni, pur generoso, confine. Insomma, quel che è troppo, è troppo. Vogliamo dare un piccolo contributo a un valore tanto prezioso quanto, oggi con particolare violenza, oltraggiato: il merito. La fiducia è che poi il merito, alla fine, possa e debba prevalere. Perciò abbiamo dedicato questa iniziativa al nome di Socrate, un'icona e un simbolo. Socrate infatti non scrisse una riga, ma pensava, e parlava con i suoi seguaci e con chiunque incontrasse per la strada. Non ebbe riconoscimenti, anzi fu contestato, avversato, processato e infine condannato a morte. Non si sottrasse alla pena, che pur considerava ingiusta. E disse di no a chi voleva indurlo alla fuga. Morì dignitosamente, senza tremare. Dopo millenni, il suo pensiero e la sua persona, tramandati dai discepoli e dai filosofi, dagli ammiratori e dagli studiosi, sono e continueranno ad essere oggetto di attenzione e riflessione. Il merito ha dunque vinto, contro ogni ostacolo.
Milioni di giovani di oggi, meritevoli, certo non sono novelli Socrate e comunque non possono aspettare millenni. Hanno merito, hanno qualità, ma trovano sbarrata ogni strada per emergere. Da chi? Da chi non possiede qualità, ma sa come trovare scorciatoie, mortificanti e sempre più diffuse, per affermarsi: senza studiare, senza applicarsi senza saper fare qualcosa, senza sacrifici. Ciò che mi amareggia di più è che i giovani meritevoli di oggi sono, per lo più, rassegnati, frustrati, rifugiati nelle mura di casa. Non si battono più, sono disillusi. I più fortunati si trasferiscono all'estero e così il nostro Paese perde potenzialità, risorse straordinarie.
Sto scrivendo un libello, "Lettera di scuse", dedicato a un mio nipotino, ma idealmente a tutti i ragazzi nati in questo millennio. Il titolo, presumo, dice tutto. I miei coetanei e io - sono nato nel 1942 - non pensavamo di lasciare un'Italia in queste condizioni. Sognavamo. Avevamo illusioni. Pensavamo che l'uscita dalla guerra e il '68 ci avessero dato l'ispirazione e gli stimoli, la forza, l'entusiasmo, la determinazione per rendere grande e luminoso questo Paese all'epoca devastato. Oggi c'è un benessere evidente rispetto a quell'epoca, si buttano soldi per le superfluità, ci sono molti televisori nelle case (e nelle seconde e terze case), le automobili sono alla portata di tutti, al ristorante si va quotidianamente, non si rivoltano i cappotti, i ciabattini non esistono più. Però... Abbiamo rubato l'anima ai nostri ragazzi. Non vedo passione, non vedo cuore, non vedo speranze. L'ignoranza dei nostri ragazzi è colossale. La disoccupazione è disperante. Abbiamo fatto scempio delle nostre bellezze naturali. Potrei andare avanti per tutte le pagine di questa rivista, squalificandomi come un retore che non voglio essere. La colpa di tutto il disastro è solo nostra: certo non volevamo coscientemente questo disastro, ma un disastro è stato. 
Sostengo che ai nostri giovani lasciamo una pesante eredità , fatta di debiti e di problemi terrificanti. E tuttavia non è neanche questo l'aspetto più demoralizzante. Il vero problema è che i ragazzi di oggi - per colpa nostra, ripeto, e solo nostra - crescono soggiogati dal cinismo, senza ideali, e si lasciano vivere, senza progetti.
Le scuse non bastano. Nel tempo che mi resta vorrei fare qualcosa di più. Chi condivide queste idee e questa malinconica condizione spirituale, chi vuol cambiare almeno un po' le cose, è affettuosamente invitato a darmi una mano: per saperne di più, si può consultare il sito www.socrate2000.com e scrivermi all'indirizzo, con cui mi firmo qui sotto. Domani vi darò in formazioni su come organizzarci e sulle nostre prime iniziative 

cesare@lamescolanza.com 

21-03-11

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl