Fw: bancarotta fallimentare: no problem ! - Messaggio dal Movimento Antonio Di Pietro

14/gen/2003 02.22.50 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Insieme con Di Pietro
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COMUNICATO DEL 13 GENNAIO 2003

Nel "silenzio" piu' assoluto dell'informazione di regime un'altra
"frittata" sta per essere portata a termine da quelli della "Casa delle
Impunita'" (pardon, della Liberta'): la sostanziale depenalizzazione del
reato di bancarotta fallimentare. Gia' la modifica della legge sul "falso in
bilancio" di recente varata e' stata uno scandalo, con il Presidente del
Consiglio ed un nugolo di suoi amici direttamente interessati ai nuovi
benefici ivi previsti. Ora ci si aggiunge anche quella sulla riforma
fallimentare. Ci sono - o meglio fino a poco tempo fa c'erano - migliaia di
"bancarottieri" in Italia. Sono quei furbi che aprono una ditta, si prendono
i soldi dei ricavi (a volte anche truffando chi li paga) e non pagano le
spese (soprattutto quelle per i servizi pubblici, come le tasse, l'Inps,
l'Iva e cosi' via).
Insomma ci riferiamo a quelle persone che "spogliano" l'azienda e la
lasciano con un sacco di debiti cosi' da costringerla al fallimento (ed al
relativo licenziamento dei lavoratori che vi erano impiegati e che su quel
lavoro avevano programmato la propria esistenza).
Per l'amor di Dio, "tipi" cosi' ce ne sono dappertutto nel "mondo
capitalista" ed in questi ultimi tempi si stanno facendo ancora piu'
avventurieri. Pensate al caso "Enron" scoppiato in America. Il Presidente
Bush ha definito questi personaggi "mele marce" del capitalismo e per
combatterli ha di recente varato una riforma rigorosissima, innalzando fino
a 25 anni le pene previste per le frodi societarie e per i trucchi
contabili. Da noi la pena massima prevista arriva (arrivava) fino a 12 anni
per i bancarottieri incalliti. Ora, con la riforma "polista" al massimo si
arrivera' a tre anni o poco piu'. Con buona pace dei circa 4.000
bancarottieri nostrani che ogni anno finiscono (rectius finivano) sotto
processo. Ovviamente la "nuova" legge italiana ha previsto (come
astrattamente e' giusto che sia) che le nuove norme devono avere "effetto
retroattivo" e quindi varranno anche per le bancarotte passate (cosi' sara'
contento anche quell'anima candida di Licio Gelli, il venerabile maestro
della P2).
A questo punto c'e' da chiedersi: perche'? Quali ulteriori interessi
particolari ci possono essere dietro quest'altra "trovata" berlusconiana?
Non e' che per caso anche quest'altra riforma (sic!) alla fine giovera'
soprattutto a qualche amico suo? In attesa di trovare l'arcano vediamo chi
per intanto si sta "fregando le mani" alla luce della lieta notizia.
Certamente saranno contenti gli Onorevoli Gaspare Giudice e Giovanni Mauro,
entrambi di Forza Italia, sotto processo in Sicilia proprio con l'accusa di
bancarotta fraudolenta.

Un sospiro di sollievo potra' tirarlo anche il Senatore della Casa delle
Liberta' Giampiero Cantoni che e' inquisito per fatti analoghi a Piacenza. E
che dire del deputato azzurro Antonio Arnaldi, pure coinvolto per una
vicenda di dissesto finanziario o del responsabile comunicazione di Forza
Italia Paolo Romani, tirato in ballo nell'inchiesta per bancarotta
dell'emittente Lombardia 7?

Chissa' poi se anche questa volta l'On.le Dell'Utri rimarra' impassibile o
non gli scappera' invece un sorrisino di compiacimento visto che cosi'
potra' sbarazzarsi prima e meglio almeno di uno dei tanti processi in cui e'
coinvolto, quello per il crack Bresciano. Oddio, per quelle stesse vicende
probabilmente si rallegrera' della lieta novella anche un altro vecchio
compagno (addirittura dai tempi di scuola) del Presidente del Consiglio
Berlusconi, tale Romano Comincioli, gia' noto alle cronache giudiziarie.

E che dire dell'attuale Ministro per le Pari Opportunita' Stefania
Prestigiacomo che, vedendo finalmente uno spiraglio per il padre inguaiato
dalla rovina di un'azienda di famiglia, potra' ora dedicarsi con piu'
energia a favore della riapertura delle "case chiuse", da lei
fortissimamente voluta.

Volendo, potremmo andare ancora avanti ma e' tempo di tirare le somme.
Morale della favola (che poi favola non e'): il Governo Berlusconi continua
a fare leggi in materia di Giustizia che - di riffa o di raffa - finiscono
sempre per favorire amici e compagnucci suoi. In queste condizioni, che
senso ha allora sedersi con lui al "tavolo delle riforme"? Certo che abbiamo
bisogno di fare riforme, ma nell'interesse di chi? Piu' passa il tempo e
piu' ci accorgiamo che il nostro Presidente del Consiglio bada solo ai suoi
particolari interessi. Ed allora che senso ha mettersi a dialogare con lui
come vorrebbero tante anime "candide" del centrosinista? E' come se
l'agnello abboccasse all'invito del lupo a farsi una passeggiata con lui.
Riflettete, "riformisti" della sinistra, riflettete e ricordatevi che in
questo periodo siete "agnelli" anche se vi mettete il manto di pelo del
lupo.

Antonio Di Pietro



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Insieme con Di Pietro

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