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La notizia era passata
attraverso i telegiornali en-passant. Non troppo en-passant, per essere
onesti, se consideriamo lo stretto collegamento tra le assicurazioni e gli
strumenti mediatici. Mi riferisco alla sentenza del Consiglio di Stato
che ha evidenziato, senza ombra di dubbio, l'esistenza di un «cartello» di
compagnie assicuratrici che si sono messe d'accordo per aumentare i prezzi
delle Rc-auto. Non solo un aumento del 20%, ma in pratica le
compagnie non si facevano concorrenza nel mercato italiano. Qual
è il significato di questa ammirevole lealtà? Semplicemente, il povero
utente (noi), obbligato per legge ad assicurare la vettura, non trovava
sostanziali variazioni di costi tra le varie polizze: per cui una vale
l'altra! L'accusa dell'Antitrust lanciata dal presidente
dell'Autorità garante non lascia molto spazio ai dubbi: «Esistono
accordi tra imprese, volti alla fissazione dei prezzi di vendita. Questi
accordi danno luogo ad aumenti dei prezzi e a riduzioni della quantità
offerta e determinano, pertanto, una diminuzione complessiva del benessere
sociale» Una
diminuzione complessiva del benessere sociale. E lo vediamo ogni
giorno! Secondo l'ISTAT, l'incremento tra 1996 e il 2001, delle tariffe
Rc-auto è stato dell'80,2% e continua a crescere di anno in anno.
Questo cartello delle compagnie assicuratrici che ha
alleggerito le tasche di noi utenti automobilisti è stato specificatamente
illustrato dall'Antitrust che ha comminato una multa di 700 miliardi di
vecchie lire alle numerose imprese di assicurazioni. La
sentenza ormai passata in giudicato riguarda la maggior parte delle
compagnie di assicurazione operanti in Italia: SAI, GENERALI, HELVETIA,
LLOYD ADRIATICO, AZURITALIA, MILANO, RAS, REALE MUTUA, ZURIGO, ALLIANZ
SUBALPINA, ASSITALIA, TORO, UNIPOL, WINTHERTUR, AXA, FONDIARIA, GAN,
le quali fin dal 1995-1997, attraverso la creazione di questo cartello
operavano contro la libera concorrenza del mercato ed ai danni dei
consumatori, con una maggiorazione dei premi Rc-auto intorno al 20%.Questa
sentenza permette a tutti gli utenti, che hanno conservato le vecchie
polizze, di rivolgersi alle assicurazioni ottenendo così il rimborso del
maltolto. Quel famoso 20% che dal 1995 al 2000 ci hanno
praticamente sequestrato. Perché allora non farlo?
Quando si tratta di pagare, noi siamo i primi -per legge- a mettere mano
al portafogli, è giusto che una volta tanto i ruoli
s'invertano, o no? Per coloro che fossero interessati, è
possibile scaricare dal sito dell'Associazione Adusbef www.adusbef.it, tutto il materiale
informativo necessario per avere indietro i soldi, o almeno
tentarci.
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