Festa della Repubblica a Tarquinia.

03/giu/2011 11.08.00 Dabel Contatta l'autore

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«Il 2 giugno segna un altro importante appuntamento dell’anno delle celebrazioni dedicate al 150° anniversario dell’unità d’Italia». Così il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola ha aperto il suo discorso per la celebrazione della Festa della Repubblica, a cui hanno partecipato le autorità civili, militari e religiose, le organizzazioni sindacali, le scuole, le associazioni combattentistiche e d’arma, quelle di volontariato e la banda “Giacomo Setaccioli”. Il primo cittadino ha sottolineato le conquiste democratiche ottenute dal Paese e il difficile presente: «Tante cose sono cambiate e migliorate ma il divario tra Nord e Sud non è stato ancora colmato e le distanze non sono state ancora ridotte. C’è ancora molto da fare e ancora molto da ricostruire. Quando in tutto il Mediterraneo soffia un vento di rinnovamento e le popolazioni del Nord Africa si rivoltano per ottenere la libertà, quando si riaffaccia forte in noi il senso di appartenenza a una nazione e si risveglia il senso civico, c’è chi non riesce a comprendere l’importanza di tali eventi». Menzione speciale «per gli abitanti di Lampedusa, per il grande senso di solidarietà dimostrato nell’emergenza immigrazione, e per i giovani tarquiniesi Lucio Nardecchia e Daniele Biagiola, di stanza con la Capitaneria di Porto nell’isola, per la professionalità e il coraggio avuto durante le azioni di soccorso ad alcuni emigranti in pericolo di vita». Momento toccante il ricordo della figura di Domenico Emanuelli tracciato dal consigliere comunale Sabina Angelucci: «Emanuelli è stato un protagonista della storia italiana. Coordinatore della Resistenza e nominato sindaco di Tarquinia il 21 giugno del 1944 dal generale britannico Harold Alexander, è stato in prima linea nelle lotte contadine per l’occupazione delle terre. Eletto primo cittadino nel 1946 e deputato nel 1948, ha lottato per l’emanazione delle leggi di riforma sanitaria a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. Nonostante la malattia, ha proseguito la sua professione di medico all’ospedale e di parlamentare fino alla morte, avvenuta l’8 settembre del 1950 a soli quaranta anni».
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