Fw: Messaggio dal Movimento Antonio Di Pietro

la guerra in Iraq è inevitabile: al contrario, la soluzione che si dovrebbe

06/feb/2003 00.44.38 Luigi Sedita Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Sent: Wednesday, February 05, 2003 7:14 PM
Subject: Messaggio dal Movimento Antonio Di Pietro


> Insieme con Di Pietro
> ------------------------------------------------------------------
>
> Da diverse settimane l'attenzione mondiale è rivolta alla crisi in Iraq e
ai suoi possibili sviluppi. Le diplomazie internazionali sono attualmente al
lavoro per suggerire una soluzione: da una parte gli Stati Uniti sono decisi
a usare le maniere forti contro il regime di Saddam Hussein, accusato di
occultare dei mezzi di distruzione di massa e di appoggiare Al Quaeda e il
terrorismo internazionale; dall'altra parte le posizioni dei Paesi europei
appaiono differenti, in quanto la Francia e la Germania si oppongono alla
posizione interventista degli USA e sono favorevoli a concedere più tempo
agli ispettori ONU, mentre la Gran Bretagna di Blair propone una nuova
risoluzione delle Nazioni Unite che abbia lo scopo di dare maggiore libertà
di manovra per un futuro attacco. Nel frattempo, assistiamo alla nascita
quasi spontanea di movimenti della società civile che organizzano iniziative
per sostenere la soluzione pacifica di questa crisi.
> Di fronte a questa situazione, la posizione di "Italia dei Valori" appare
netta: noi siamo "geneticamente" contrari alla guerra in Iraq, e questo per
due ordini di ragioni. Innanzi tutto, è lo stesso rispetto verso la nostra
Costituzione che ce lo impone: l'articolo 11 della Carta Costituzionale
stabilisce infatti che l'Italia "ripudia la guerra come ... mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali". La distinzione operata da
George W. Bush tra guerra tout court e guerra preventiva ci sembra poco
significativa, in quanto, nel caso iracheno, un futuro attacco statunitense
avrebbe più l'aspetto di un'aggressione piuttosto che di una guerra
difensiva. Ad ogni modo, la nostra Costituzione, nella sua semplicità e
chiarezza, non consente di operare distinzioni che attengono solo al lessico
ma non alla sostanza delle cose.
> Anche se ci dovesse essere un'altra risoluzione ONU con cui si
giustificasse l'intervento armato in Iraq, l'Italia deve difendere il
principio sancito dalla Costituzione, manifestando il proprio dissenso verso
ogni azione in contrasto con lo spirito costituzionale.
> In secondo luogo, a parere mio non ci sono i presupposti per affermare che
la guerra in Iraq è inevitabile: al contrario, la soluzione che si dovrebbe
applicare sarebbe quella di lasciare che gli ispettori dell'ONU concludano
la loro difficile missione. Al termine di questo mandato, se essi troveranno
delle prove contro Saddam Hussein, le Nazioni Unite dovranno porre in essere
un'azione di polizia internazionale, in modo da arrestare il dittatore
iracheno e da farlo giudicare da un Tribunale internazionale. L'obiettivo
principale della comunità internazionale dovrebbe quindi essere quello di
punire Saddam, il quale, tra le altre cose, si è reso responsabile di fronte
al mondo per avere inneggiato a Bin Laden e ai kamikaze palestinesi.
> Con i sofisticati mezzi di intelligence di cui dispongono i Paesi
occidentali, sarebbe certamente possibile riuscire a organizzare un'azione
mirata esclusivamente a catturare Saddam. In questo modo si potrebbe evitare
al popolo iracheno, già messo in ginocchio dalle follie del suo Rais, di
subire le inevitabili sofferenze che deriverebbero da un'altra guerra.
Riconosciamoci quindi e rilanciamo la proposta formulata nei giorni scorsi
dal Parlamento Europeo: il dittatore iracheno vada mandato in esilio, mentre
alla popolazione civile sia assicurato un sostegno economico e sociale per
un futuro di pace e di progresso.
> Ogni diversa soluzione potrebbe lasciar sottintendere un'altra "ragione"
per cui gli Stati Uniti vogliono a tutti i costi questa guerra: porre sotto
il loro controllo l'intera zona del Medio-oriente (che, come sappiamo, è
ricca di petrolio) ed estendere la loro influenza anche in quei Paesi dove
attualmente sono insediati, più o meno legittimamente governi che rimangono
restii ad allinearsi ai principi del libero mercato e del moderno
capitalismo. Insomma si farebbe piu' eclatante il sospetto di una "strategia
dominante" degli Usa finalizzata soprattutto a riaffermare una loro
supremazia geopolitica mondiale.
>
> Antonio Di Pietro
> (www.antoniodipietro.org)
>
>
> ------------------------------------------------------------------
> Insieme con Di Pietro
>
> per cancellarsi dalla lista vai su :
http://www.antoniodipietro.org/comecancellarsi.htm
>
>
>




--
Prendi GRATIS l'email universale che... risparmia: http://www.email.it/f

Sponsor:
Destinazione Scandinavia a soli 80 Euro...clicca e scopri la convenienza
Clicca qui: http://adv2.email.it/cgi-bin/foclick.cgi?mid=1226&d=5-2

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl