Comunicato stampa del 19/02/2003

19/feb/2003 05.15.55 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Il sindaco? Un estremistra che conquista

Nell’ex feudo del Pci regna un ex missino che inaugura gladi in memoria di Salò


di  Danilo Chirico

 

CROTONE. Alla fine di ogni comizio, alla fine di ognuna delle mille inaugurazioni, alza il braccio destro poco sopra il livello delle spalle, lo tiene teso. Anche la mano è tesa in avanti. E dice: “Parola del vostro sindaco”. I maligni potrebbero pensare che il primo cittadino di Crotone Pasquale Senatore saluti i suoi conterranei romanamente. Vietato nel nostro Paese. “Qualche tempo fa”, racconta il vicesegretario provinciale della Sinistra giovanile Davide Dionesalvi, “ha riciclato una statua. Era un monumento al ‘‘fascista’’ e si trovava alla villa comunale. L’ha spostata di qualche chilometro, nei pressi del tribunale, inaugurandola come se fosse una nuova opera e intitolandola a un generico “lavoratore’’: peccato abbia in mano una lancia e sia vestito da soldato”. Il “massimo” s’è raggiunto il 3 ottobre quando ha inaugurato uno “strano” monumento: un obelisco per ricordare i morti della Repubblica di Salò, insieme a quelli della Resistenza, “per la pacificazione nazionale - dice il sindaco - e per ricordare tutti i morti con cristiana pietà”. Se si dovesse dare retta al segretario provinciale  dei Ds, Rocco Gaetani (“se è vero che tre indizi fanno una prova”), oggi dovremmo dire che “Crotone è una città governata da un fascista”.

Pasquale Senatore viene, come la maggior parte degli uomini di An, dal Movimento sociale. Una vita passata all’opposizione, in una città nella quale, per quarant’anni, il Pci-Pds ha avuto percentuali emiliane. Poi la fortuna e l’abilità  fanno sì che diventi sindaco. È il 1997. Nel 2001 viene riconfermato: la  gente gli riconosce di avere saputo spendere i soldi e di avere perlomeno abbellito la città. Addirittura nei sondaggi Datamedia è, in quanto a gradimento dei cittadini, il primo sindaco di centrodestra in Italia. E così, poco per volta, caratterizza “a destra” la sua azione politica. Fino a inaugurare l’obelisco a forma di gladio con il plauso, naturalmente, del ministro Mirko Tremaglia  -  volontario per la Repubblica di Salò - che gli scrisse per l’inaugurazione: “È giunto il tempo della pacificazione nazionale evitando di confondere la storia con la politica”. Più “diretto” l’apprezzamento del senatore di An, Aimone Finestra: “La tua iniziativa tende a render giustizia a quanti hanno combattuto in difesa del territorio nazionale e dell’onore dell’Italia militando  nelle forze armate della Rsi”. In linea anche l’altra iniziativa del Comune di Crotone che ha inviato un appello ai presidenti di Camera e Senato perché il Parlamento si occupi del “riconoscimento della qualifica di combattenti a tutti gli appartenenti alle forze armate della Repubblica di Salò”.

Quel giorno di ottobre, tutte le forze di centrosinistra hanno reagito compatte, come non accadeva da anni. Pasquale Aprigliano, segretario della Cgil, racconta: “C’è stata una grande contromanifestazione in piazza della Resistenza. Non la ricordavo così piena da tantissimo tempo”. E ironizza: “Come segno di pace ha scelto un simbolo di guerra. Ed è anche brutto esteticamente: inquina dal punto di vista ambientale e culturale”. In effetti il gladio che si trova su una collina che domina tutta Crotone non è proprio un bel vedere. “Adesso Senatore va dicendo in giro che vuole intitolare una piazza ad Almirante”. Ma dopo la manifestazione, la Crotone democratica ha continuato nella sua azione anti-obelisco. È subito nata l’idea di un referendum e sono state già raccolte centinaia di firme. Sul Crotonese è nata una rubrica,“Il gladio della discordia”, su cui si confrontano le diverse posizioni. “Gli abbiamo dovuto spiegare che l’obelisco serviva a ricordare il valore e non la morte”, attacca Dionesalvi, “e che il  gladio è un simbolo puramente fascista”.

 

GUAI A SINISTRA. La sinistra che ritrova vigore attaccando il sindaco estremista di destra, che reagisce anche alle intimidazioni (l’ultima di non molto tempo fa alla sede della Quercia) e che cerca di risollevare la testa in quello che un tempo era il feudo rosso calabrese? “Non è il centrodestra a vincere”, spiega Pasquale Aprigliano, “ma il centrosinistra a perdere: non sa più parlare alla gente”. “Il Pci era il partito guida”, insiste, “ quello che orientava le discussioni. Oggi non esiste più una strategia politica credibile e i Ds sono avvitati su se stessi”. Il segretario della Quercia Gaetani pensa piuttosto “alla chiusura delle fabbriche che ci ha penalizzati. I lavoratori organizzati diventano referenti politici. A questo si aggiungano i limiti mostrati dal gruppo dirigente della sinistra che passa il tempo a litigare”. Se tutto questo è vero, può accadere che nel 1997 vinca il sindaco di centrodestra (anche se la sua coalizione prese solo il 32 per cento) e che i crotonesi lo confermino nel 2001.

Crotone vive un periodo difficile da più di un decennio. “Stiamo attraversando una fase di transizione”, osserva il segretario della Cgil, “sono stati anni di deindustrializzazione. Nel 1993 ha chiuso l’Enichem, un anno fa è stata la volta dell’ex Pertusola (gruppo Eni) che produceva zinco”. Tra il 1992 e il 1994 i Ds hanno perso il 50 per cento dei loro voti senza più recuperarli, assestandosi attorno al 20 per cento. L’ultimo caso politico è scoppiato proprio attorno alla Pertusola. Aprigliano ricorda come “Massimo D’Alema e il suo plenipotenziario in Calabria Marco Minniti assicurarono che la fabbrica non avrebbe mai chiuso”. Non andò così e fu naturale la contestazione degli operai contro quella parte politica che aveva dato loro delle garanzie. I sonori fischi in campagna elettorale a Francesco Rutelli e al candidato alla Camera Rocco Gaetani sono stati un segno tangibile che ha portato all’elezione “in un collegio blindato della sinistra” di una perfetta sconosciuta come Dorina Bianchi, esponente del Ccd.  Gaetani è operaio dell’Enichem. Nel 1992 viene eletto consigliere comunale, l’anno sucessivo guida i cosiddetti “fuochi di Crotone”, la protesta degli operai che si opponevano alla chiusura della fabbrica e ha una brillante carriera politica che lo porta alla Camera. Fino alla sconfitta del 2001. Si “giustifica” ricordando le “strane voci sui Ds”, l’arresto del vicepresidente della Provincia (“e andavano dicendo in giro che avrebbero arrestato anche me, senza pensare che ho perso di soli 73 voti mentre migliaia di schede sono letteralmente sparite”). E oggi, da segretario contestato all’interno dei Ds, cerca di rilanciare l’azione politica del partito sostenendo anche l’amministrazione provinciale di Crotone, baluardo rosso in un territorio avverso, che la scorsa estate - dopo venti anni di oblio - ha reso omaggio al crotonese illustre Rino Gaetano, dedicandogli un festival. Peccato che, notizia di qualche giorno fa,  il presidente della Provincia, il diessino Carmine Talarico abbia annunciato di essere indagato per tangenti. Secondo la Procura della Repubblica avrebbe incassato una  bustarella da cento milioni per l’acquisto di un immobile (che ospita una scuola) da parte dell’ente. Lui nega e dice che chiarirà tutto ma ha rimesso il suo mandato nelle mani della coalizione di centrosinistra. La riscossa si fa sempre più difficile. 

Il sindaco
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