la mafia e il dio dei cristiani

30/dic/2005 13.06.08 Francesco Scanagatta Contatta l'autore

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la mafia e il dio dei cristiani
salve,
vi riporto, in calce, alcune risposte di un’intervista
a Roberto Scarpinato, uno dei tre Pubblici Ministeri
del processo Andreotti e ora Procuratore aggiunto
della Repubblica di Palermo.
a parte l’uso improprio ed errato del termine
politeismo, l’intervista offre alcuni punti
interessanti.
il particolare il problema della chiesa cattolica e
del suo dio. l’intervistato non ha ancora appreso a
fondo i meccanismi di controllo mentale del
cristianesimo. in lui c’e’ ancora stupore per il fatto
che le vittime e i carnefici si ritrovino a
sottomettersi al medesimo dio, ma e’ proprio qui il
potere del monoteismo.
significativa la dichiarazione: << Il mafioso ha un
rapporto con Dio che non è conflittuale perché il
mediatore con Dio che lui stesso sceglie è espressione
della sua stessa cultura.>>, certo possiamo dire che
il mafioso si sente piccolo e impotente quando deve
pensare alle capacita’ di annientamento, in tutti i
sensi, del dio dei cristiani.
per risolvere il problema di come i vittime e
carnefici non abbiamo problemi ad essere sottoposti
allo stesso dio basterebbe leggere quanto Raoul
Vaneigem scriveva di cristo: << Lo si e' visto come
mercante di sofferenze, commesso di grazie,
socialista, antifascista, stalinista, barbuto,
reichiano, anarchico.
E' stato sotto tutte le insegne, sotto tutte le
bandiere, ai due lati del bastone, nella maggior parte
delle esecuzioni capitali, dove ha tenuto sia la mano
del carnefice che quella del condannato.
Ha il suo posto nei commissariati, nelle prigioni,
nelle scuole, nei bordelli, nelle caserme, nei grandi
magazzini, nelle zone di guerriglia. Ha servito da
pennacchio, da cartello indicatore, da spaventapasseri
per conservare in pace i morti e in ginocchio i vivi,
da tortura e da regime dimagrante.>>
il magistrato dichiara: <<Perché quello che mi ha
colpito nella mia frequentazione dei mafiosi è l'avere
constatato che si tratta in moltissimi casi di
cattolici credenti e praticanti, e non c'è
simulazione.>>, basta una lettura attenta della bibbia
per trovare la fonte di ispirazione dei mafiosi.
un libro che permette di comprendere le astuzie e le
furbizie con cui il cristianesimo riesce a mantenere
il suo dominio e’ “la miseria del cristianesimo”. nel
testo vengono analizzati vari strumenti che
permettono di risolvere e fronteggiare quello che ad
alcuni sembra una contraddizione. scrive l’autore per
i: teologi << Ciò che l’uno respinge come opinione
inconciliabile con la Weltanschauung cristiana, per
l’altro è il Vangelo più sacro. Ciò che l’uno offre
come quintessenza della fede, l’altro lo condanna come
«totale svendita teologica». E sono tutti professori
ordinari di «teologia evangelica»!>>. e aggiunge <<
Qual è l’origine della miseria cronica dei teologi?
(...) Basandosi sulla tradizione autoritaria degli
autori del passato, chiamata Rivelazione, quel passato
normativo può essere adattato alle esigenze del
presente solo per mezzo di trucchi ermeneutici. E così
perdono entrambe le cose: il vero passato e il vero
presente >> (..) << La tesi dell’ottundimento degli
uomini per mezzo del cristianesimo non è impudente
menzogna di alcuni liberi pensatori, ma un amaro dato
di fatto.>>.
per la gran parte delle persone e’ difficile liberarsi
dalla sciavitu’ intellettuale cristiana, ricordiamoci
di Gregorio Nazianzeno quando scrive: "Noi facciamo
prigioniero ogni pensiero per Cristo.", e gli evasi
dal campo di prigionia e detenzione cristiana sono
ancor ben pochi.
saluti
francesco scanagatta


fonte: http://www.adistaonline.it/
da una intervista un’intervista a Roberto Scarpinato,
uno dei tre Pubblici Ministeri del processo Andreotti
e ora Procuratore aggiunto della Repubblica di
Palermo:
<<Uno dei problemi che più mi ha occupato, coinvolto,
e intrigato in questi lunghi anni di frequentazione
degli assassini e dei loro complici è stato il
problema del rapporto con Dio e l'atteggiamento della
Chiesa cattolica. Ho cercato di dare una risposta a
una domanda, che non potevo fare a meno di pormi. E
cioè: com'è possibile che vittime e carnefici siedano
nello stesso banco della chiesa e preghino lo stesso
Dio? Perché quello che mi ha colpito nella mia
frequentazione dei mafiosi è l'avere constatato che si
tratta in moltissimi casi di cattolici credenti e
praticanti, e non c'è simulazione. Gli esempi sono
noti: da Nitto Santapaola che si era fatto perfino la
cappella nel luogo di latitanza a Piero Aglieri che
faceva venire un frate per celebrare messa a tanti
altri casi. Come è compatibile il fatto che questi
uomini uccidono, sono mafiosi eppure sono in pace con
se stessi e con Dio? La conclusione a cui sono
arrivato è che in realtà non pregano lo stesso Dio,
pregano un Dio diverso. Pregano un Dio diverso perché
nella cultura cattolica il rapporto tra il singolo e
Dio è gestito da un mediatore culturale: ciascuna
articolazione sociale esprime dal suo interno un
mediatore. E così abbiamo i sacerdoti della mafia e i
sacerdoti dell'antimafia. Abbiamo un padre Puglisi che
viene assassinato perché cerca di strappare i ragazzi
del suo quartiere a un destino di mafia e abbiamo
altri sacerdoti i quali non sono immuni dalla
contaminazione della cultura mafiosa e paramafiosa.
Il mafioso ha un rapporto con Dio che non è
conflittuale perché il mediatore con Dio che lui
stesso sceglie è espressione della sua stessa cultura.
Vi sono delle chiese che sono piene la domenica del
popolo di mafia, dove ci sono dei sacerdoti che
mediano il rapporto con Dio in modo da eliminare
qualsiasi attrito e qualsiasi frizione. Per cui la
morale resta imperniata su quella sessuale e sul
dovere di obbedienza. Questo del resto è un fenomeno
universale: anche il dittatore cileno Pinochet, per
esempio, crede in Dio e si sente in pace con se stesso
e con Dio perché ha un rapporto con Dio mediato da
vescovi che la pensano come lui. In Cile, così come in
altri Paesi dell'America Latina che hanno subito delle
feroci e sanguinose dittature, ci sono i prelati che
la pensano come i dittatori ed altri che stanno dalla
parte delle vittime che sono state trucidate.
E qui arriviamo all'atteggiamento dei vertici della
Chiesa cattolica. Jean Paul Sartre ha scritto che
l'etica consiste nello scegliere ("Noi siamo le nostre
scelte"). Da questa prospettiva laica si potrebbe
forse dire che la Chiesa cattolica ha avuto un
atteggiamento antietico perché nel corso della sua
storia la sua scelta è stata troppo spesso quella di
non scegliere, consentendo così a ciascuno di avere il
proprio Dio. E quindi c'è il Dio dell'aristocrazia, il
Dio dell'alta borghesia, della media borghesia, della
piccola borghesia, il Dio dei dittatori, il Dio delle
vittime, il Dio dei mafiosi e il Dio degli
antimafiosi. A ciascuno il suo. A ciascuno il suo Dio,
con un vertice cattolico che in qualche modo non
sceglie quasi mai, e in questo suo non scegliere
alimenta una sorta di politeismo segreto e moderno,
che consente al Dio degli assassini di convivere con
il Dio delle vittime.>>
(…)
<<In una intercettazione abbiamo captato una
conversazione di una moglie di un capomafia; a questa
donna un altro mafioso comunicava che tizio, pure
appartenente a Cosa Nostra, era entrato in una
profonda crisi e che forse c'era il pericolo che
iniziasse a collaborare. E la moglie del mafioso
commentò: lui se si deve pentire si deve pentire
dinanzi a Dio e non dinanzi agli uomini.
Cioè, sostanzialmente: lui si deve affidare al
mediatore culturale, che evita l'assunzione di
responsabilità nei confronti degli altri. Ed è questo
il nodo fondamentale. >>


i brani dell’intervista sono ripresi da:
http://www.adistaonline.it/








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