01/04/2003 05:55 Luigi Sedita

Certo, è chiaro, nessuna legge vietava al pubblico ministero alla veneziana Carlo Nordio di fare il suo ingresso, la sera di venerdì 28 marzo, nel ristorante “Fortunato al Pantheon” e di cenare in compagnia di Cesarone Previti e moglie Silvana, con contorno del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi e figlia. Magari, forse, chissà, lo vietano altre considerazioni di opportunità professionale e politica ed etico-morale. Dev’essere stato il primo pensiero che ha attraversato palato e mente di Giulio Andreotti e Nicola Signorello (ex sindaco diccì di Roma), seduti con le mogli a un tavolo vicino a quello di Nordio-Previti. (Anche beccare in un ristorante politico-mondano un politico riservatissimo come il Divo Giulio è già una bella sorpresa
Quello che colpisce, poi, è l’ingenuità politica (diciamo così) del pubblico ministero che a suo tempo inquisì Occhetto e D’Alema. Recentemente, a Vicenza, Nordio fu oggetto di un girotondo per aver partecipato al Teatro Comunale a un dibattito con Marcello Dell’Utri per la presentazione di uno spettacolo di Carlo Rivolta, “L’apologia di Socrate”. Dopo il girotondo per Dell’Utri, a cena con l’imputato Previti: ma allora ‘sto Nordio, le rogne, se le va a cercare
Anche perché, come è stato scritto con tutti gli inchiostri, il processo Imi-Sir/Lodo Mondadori è una bomba nucleare. Secondo Francesco Cossiga - che di sicuro non si può confondere con Luciano Violante - è in atto un tentativo di "colpire Berlusconi direttamente o indirettamente, cioè attraverso una condanna morale". In sostanza, sanzionare "i suoi collaboratori, amici e dipendenti, assolvendo però lui, in modo da sottendere che ha avuto vantaggi economici" che lo squalificano moralmente e lo delegittimano come premier.
Questa è la pesantissima cornice di un quadro che vede Previti sul banco degli accusati per aver “comprato” la sentenza Imi-Sir/Lodo Mondatori. Già gli eredi Rovelli sono stati condannati a risarcire, con gli interessi, i mille miliardi incassati dall’Imi nel 1994. Ora, nel caso in cui il trio avvocatesco Previti-Acampora-Pacifico venga condannato per aver corrotto il trio-giudici Squillante-Verde-Metta, il senatore di Forza Italia rischia almeno una dozzina di anni di galera. Ma non è questo il punto: anche in caso di condanna, un ricorso di qui e una Cassazione di là, la sentenza verrebbe eseguita tra vent’anni.
Questa è la pesantissima cornice di un quadro che vede Previti sul banco degli accusati per aver “comprato” la sentenza Imi-Sir/Lodo Mondatori. Già gli eredi Rovelli sono stati condannati a risarcire, con gli interessi, i mille miliardi incassati dall’Imi nel 1994. Ora, nel caso in cui il trio avvocatesco Previti-Acampora-Pacifico venga condannato per aver corrotto il trio-giudici Squillante-Verde-Metta, il senatore di Forza Italia rischia almeno una dozzina di anni di galera. Ma non è questo il punto: anche in caso di condanna, un ricorso di qui e una Cassazione di là, la sentenza verrebbe eseguita tra vent’anni.
E’ possibile invece che mercoledì 2 aprile il giudice di Milano, sempre in caso di condanna, decida - subito, subito - il pagamento di una “provvisionale”, cioè una anticipazione del risarcimento del danno alla vittima, vale a dire l’Imi, oggi Imi-San Paolo. Non è obbligatoria la provvisionale, è a discrezione del tribunale, che può devolvere anche la valutazione del danno al giudice civile; ma nel caso contrario, Previti e compagni sarebbero costretti ad aprire hic et nunc il portafogli, con rischio di pignoramenti di beni immobili ed eventuali stipendi.
Un’altra tegola - e che tegola - sempre in caso di condanna, arriverebbe sulla testolina di Berlusconi. Il processo - come sappiamo - sentenzia anche il Lodo Mondatori, e qui ci sono in ballo gli interessi della Cir di Carlo De Benedetti, difesi dall’avvocato Pisapia. Ebbene, in caso di condanna di Previti, l’editore del Gruppo Espresso è già pronto a intentare una causa civile alla Fininvest per chiedere indietro la casa editrice di Segrate e tutti i soldi che nel frattempo ha guadagnato.
E con questo bel quadretto politico-giudiziario,
dalle conseguenze impensabili per l’equilibrio del Paese, il pubblico ministero
Carlo Nordio è così “fortunato” che se ne va a cena da
Fortunato al Pantheon con Previtone. (Per fortuna che c’è Andreotti che,
da un tavolo accanto, vigila per
noi
)

Dagospsia.com 30 Marzo 2003 http://www.dagospia.com/round..php3
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