09/04/2003 05:42 Luigi Sedita
Una stangata senza precedenti per gli utenti di
cassette audio e di compact disc da registrare. Con la nuova normativa il costo
di un cd rom riscrivibile, attualmente venduto a 0,67 euro, verrebbe a costare 2
euro, con un incremento del 300 per cento, mentre quello di una cassetta
audio da 60 minuti, attualmente pari a 0,60 euro, salirebbe dell'80 per cento a
1,08 euro.
La "copia privata" e' "un legittimo esercizio di un diritto riconosciuto "
non puo' essere penalizzato dal decreto sull'"equo
compenso" ...
Guerra alla masterizzazione in arrivo rincari sui cd
Il progetto di decreto legislativo allo studio presso la presidenzaROMA - Masterizzare un cd, ormai, era la cosa più
semplice del mondo e costava così poco che nessuno ci stava tanto a pensare su.
Troppo bello, e infatti tutto questo potrebbe cambiare radicalmente se passerà
un progetto di decreto legislativo che farebbe moltiplicare circa del 300 per
cento il costo dei cd vergini e di cui si dibatterà a Smau il 28 ottobre in un
convegno dal titolo "Diritto d'autore e società dell'informazione: il
legislatore al bivio".
L'articolo incriminato del testo di legge allo studio
in questi giorni presso la presidenza del Consiglio dei ministri è il 39 e
prospetta una stangata senza precedenti per gli utenti di cassette audio e di
compact disc da registrare. Con la nuova normativa il costo di un cd rom
riscrivibile, attualmente venduto a 0,67 euro, verrebbe a costare 2 euro, con un
incremento del 300 appunto appunto, mentre quello di una cassetta audio da 60
minuti, attualmente pari a 0,60 euro, salirebbe dell'80 per cento a 1,08
euro.
Il responsabile dell'aumento è presto individuato. Già oggi una
parte del prezzo di qualsiasi supporto di registrazione va alla Siae sotto forma
del cosiddetto "equo compenso", la quota che si ipotizza andare all'autore dei
contenuti a prescindere da cosa si registri. E proprio questo "compenso", sinora
molto basso, conoscerebbe con il nuovo decreto aumenti astronomici: per un cd
vergine audio da 180 minuti il vecchio compenso era di 0,06 euro e adesso
diventerebbe di 0,56 (con un aumento relativo del 900 per cento, con una
ricaduta sul prezzo totale del 180 per cento) mentre un cd dati da 650 megabyte
vedrebbe il suo compenso passare da 0,0104 euro a 0,84, con un incremento record
del 8000 per cento.
"Il decreto, che recepisce la direttiva comunitaria -
ha spiegato il presidente dell'Associazione sistemi e supporti multimediali
italiana Alessandro Tronconi in un incontro che si è tenuto ieri a Milano - è
volto a regolare il sistema dei compensi per la cosiddetta copia privata, ma
prevede di fatto uno spropositato incremento dei compensi applicati sui prezzi
di tutti i supporti vergini e degli apparecchi per la
registrazione".
Secondo Anie (Associazione nazionale telecomunicazioni
informatica ed elettronica di consumo), Asmi e Andec (Associazione nazionale
distributori elettronica civile), questo decreto legislativo è da "evitare"
perché appunto destinerebbe 400 milioni di euro alla Siae per ridistribuirli
teoricamente (perché in molti casi che ci sia un autore è solo una presunzione)
agli aventi diritto. Con il decreto, inoltre, "proseguirebbe l'attuale
congiuntura economica che si rispecchia anche oggi sul comparto dell'elettronica
di consumo" con cali del 3,5 per cento e dell'8 per cento nel settore
dell'informatica. Secondo Tronconi, "l'estensione del sistema dell'equo compenso
per la copia privata ai supporto informatici di registrazione introduce una
prassi che di fatto non ha precedenti in Europa senza per altro contribuire a
contenere l'attuale tasso di pirateria".
Con una mossa sorprendente (dal
momento che il più delle volte le copie sui cd vergini fanno sì che non si
compri l'originale) alla protesta dei rappresentanti dei distributori di
elettronica ed informatica si è aggiunta anche la Business software
alliance, da sempre in prima fila nella lotta contro la pirateria informatica.
"Il progetto di decreto così come attualmente predisposto - ha spiegato il
direttore Nicola Galtieri - contiene alcune norme in materia di equo compenso
che potrebbero provocare oltre a perdite per l'industria dei produttori e
contrazione degli investimenti e dell'occupazione, ingenti danni per i
consumatori finali, senza produrre alcun effetto positivo sui livelli di
pirateria esistenti". Galtieri ha quindi dissipato l'apparente contraddizione
dal momento che la sua associazione ritiene che la "copia privata" sia "un
legittimo esercizio di un diritto riconosciuto dalla normativa vigente" e che
quindi non possa essere penalizzato dal decreto sull'"equo
compenso".
(23 ottobre 2002)
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