Il mutuo col cappello

In questo momento, quando il principale indice di riferimento sul costo del denaro, l'Euribor, è attestato a livelli minimi, sono fortunati coloro che hanno acceso un mutuo a tasso variabile, perché si trovano a pagare rate molto più leggere.

16/apr/2012 12.24.41 Sara Borsari Contatta l'autore

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In questo momento, quando il principale indice di riferimento sul costo del denaro, l’Euribor, è attestato a livelli minimi, sono fortunati coloro che hanno acceso un mutuo a tasso variabile, perché si trovano a pagare rate molto più leggere. Chi si stia muovendo ora per richiedere un finanziamento è ovviamente attirato dalla convenienza del mutuo a tasso variabile, ma, se non è un inguaribile ottimista, ne paventa il possibile rialzo: a questo punto la scelta più tranquillizzante appare quella di un mutuo con cap.

Per “cap” s’intende il cappello, o meglio il tetto, che viene dato in fase di stipula al tasso, oltre al quale esso non può salire. Questo tipo di contratto presenta il vantaggio di abbassare la rata del mutuo nei momenti favorevoli, ma di contenerne il rialzo quando gli indici di riferimento siano in risalita.

Naturalmente la protezione data dal cap ha un costo dato dal maggior spread applicato dalla banca, cioè dalla maggiorazione che viene applicata sul tasso d’interesse. Ne consegue un costo iniziale del mutuo che si pone a un livello inferiore rispetto ad un mutuo a tasso fisso, ma ad un livello superiore rispetto a quello a tasso variabile senza il cap.

Sembrerebbe, quindi, la scelta migliore in un momento come quello che stiamo attraversando, quando i tassi sono molto bassi, ma destinati a risalire; è bene, tuttavia, fare delle valutazioni sulla base del livello di cap (se superasse il 6% potrebbe non entrare mai in funzione) e sullo spread applicato.

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