01/05/2003 22:52 Luigi Sedita
L'avvocato
Santagati, ex direttore generale dell'Usl 39, torna sulla motivazione della
sentenza per lo scandalo delle ricette gonfiate.
«Troppe
prestazioni, i costi salgono»
«Denunciai
io Longostrevi, la Regione non faceva controlli»
«Parlai
con Borrelli, poi cominciai a subire pressioni. Successivamente non venni
confermato»
di Antonella Cremonese
«Se
non avessi avviato l'indagine e se alla fine del novembre del 1996 non avessi
presentato denuncia alla Procura della Repubblica, Poggi Longostrevi avrebbe
continuato indisturbato la sua azione di corruzione, e gli esami diagnostici
"gonfiati" avrebbero continuato ad essere pagati dalla Regione. La Regione, fino
all'epoca della mia denuncia, non faceva controlli. Adesso li fa, ma sono
largamente formali».
L'avvocato
Giuseppe Santagati entra nel vivo della polemica che è scoppiata al Pirellone
dopo che i giudici hanno depositato la sentenza, e che ieri ha dato luogo a una
scenata tra l'assessore Giancarlo Abelli e il consigliere dei Verdi Carlo
Monguzzi, che gli aveva chiesto di riferire in aula, «sul piano politico», circa
le motivazioni della sentenza che lo ha assolto. Infatti, pur assolvendolo
dall’accusa di frode fiscale, il Tribunale conferma che Abelli aveva intascato
da Poggi «72.800.000 di lire per una consulenza non effettiva». Abelli ha
minacciato Monguzzi di querela, e ha aggiunto: «Vedo che molti cercano di
speculare sulla vicenda, come lo scarabeo stercorario che trasporta materiale
poco nobile.» Avvocato Santagati, che cosa ne dice?
«Abelli
era solo il presidente del partito di Formigoni, e questa non è una carica
pubblica. Non era un pubblico ufficiale, non poteva essere imputato per
corruzione.» La Regione, in una nota di precisazione, ricorda che «gli illeciti
furono commessi a partire dalla seconda metà degli anni 80 sino al 96 e non
oltre, in un periodo in cui furono altre le amministrazioni alla guida della
Regione». L’attuale maggioranza si chiama fuori, in sostanza. «Vedo. Ma
l’attuale maggioranza era bene al governo della Regione nel periodo in cui io
avviai l’indagine amministrativa. La Regione non si era accorta di
nulla.»
Intanto
rivendica di aver avviato l'inchiesta. Scrive, nella sua nota: «Fu proprio la
Giunta regionale insediatasi a metà del 95 a iniziare i primi controlli, e, in
particolare, fu l’allora responsabile della Usl 41, a far avviare le indagini
della magistratura e quindi a far scoprire la situazione e a mettervi fine". Che
cosa ne dice? «Le risposte della Regione stanno distorcendo gravemente la
realtà. Fui io, che ero direttore generale della Usl 39 (la Usl 41 diretta da
Teofilo Andreis era solo competente per i pagamenti) ad avviare l’indagine
amministrativa. Già nel 1995. La denuncia, dopo l’effettuazione delle indagini,
fu da me portata alla Procura della Repubblica, il 7 novembre 1996. Parlai
direttamente con Borrelli, che mi disse: "Fin quando si tratta di truffa verso
lo Stato...Ma qui ci sono dichiarazioni di corruzione. Diventa di rilevanza
penale." E passò tutto al giudice Raimondi. Solo per scrupolo, e in via
riservata, avvisai la Usl 41 di sospendere i pagamenti al centro di medicina
nucleare di Poggi Longostrevi, dati gli elementi da me raccolti a carico del
titolare, con l'aiuto di due miei bravissimi collaboratori, i dottori Aniello
Cusati e Tiziana Zugliani. Delle indagini e della denuncia informai la Regione
solo a "cose fatte", per così dire.» Perché? «Non mi faccia rispondere.»
In
quel periodo, lei subì pressioni e interferenze? «Le subimmo tutti. A me
telefonò un politico ex democristiano, chiedendomi di incontrare Poggi
Longostrevi. Rifiutai». Poi che cosa è successo? «Lo sanno tutti. Io non fui
riconfermato, Aniello Cusati fu esiliato in provincia. Nei miei riguardi, al
danno si aggiunse la beffa, perché un mio omonimo fu nominato direttore generale
di una Asl lombarda. Mi arrivarono felicitazioni.» E adesso, come vede la
situazione? «Vedo che la legge 31 della Regione Lombardia è fallita, perché è
stata gestita malissimo. Era tale da richiedere un forte controllo dal centro,
ma non è stato così. Una legge basata sui Drg e sulla concorrenza tra pubblico e
privato deve essere controllata per verificare l’appropriatezza delle
prestazioni, ma questo non è stato fatto. Dal 1995 ad oggi la spesa sanitaria
della Regione Lombardia è passata da 14mila a 24mila miliardi di lire. Una cosa
inspiegabile, se non è successo qualcosa.» Che cosa? «Che la spesa è salita alle
stelle perché i controlli sono stati puramente formali. Mi ha detto un medico:
"Si entra per fare un intervento ortopedico, e si esce che si è fatto di tutto,
perfino la visita dermatologica..." Così nel bilancio si è spalancato un abisso.
» E quindi la Regione sta tagliando... E' l'ultimo sviluppo. Il "tetto"
stabilito alle strutture, e non alle attività produttive. Un sistema
bolscevico.» 16.04.2003 Corriere Milano
(
http://www.osservatoriosullalegalita.org/oss2003/articoli/santagati.htm
)