Un ospedale all’avanguardia grazie all’Amministrazione Mazzola

22/apr/2012 17.05.38 MazzolaSindaco Contatta l'autore

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Un'Amministrazione vicina all'ospedale di Tarquinia. In cinque anni investiti 1.200.000 euro in tecnologie e garantite azioni concrete per difendere la struttura contro i tagli della Regione Lazio. Questa la sintesi dell’incontro sulla sanità che si è svolto il 20 aprile alla sede del comitato “Mauro Mazzola Sindaco”. Erano presenti il candidato a sindaco Mauro Mazzola, i dott. Giuseppe Rabuffi e Antonio Pellicciotti, la dott.ssa Manuela Oliviero e l’infermiera professionale Maria Elisa Valeri. Il primo cittadino ha evidenziato i meriti di un Comune che ha dimostrato grande attenzione verso il presidio, facendo investimenti mirati e realizzando importanti iniziative. «Il presidio aveva una strumentazione deficitaria e rischiava la chiusura, con la sua trasformazione in presidio di prossimità. - ha affermato il dott. Rabuffi - Grazie alla determinazione del sindaco Mazzola e al direttore sanitario dott. Franco Bifulco la situazione è notevolmente cambiata in meglio». L’ospedale cittadino ha un ruolo strategico per il territorio e vi si rivolgono anche utenti della provincia di Roma e di altre regioni come Toscana e Umbria. «Il sindaco Mazzola ha fatto sì che Tarquinia abbia il primo centro di laparoscopia con tecnologia tridimensionale. - ha sottolineato il dott. Pellicciotti - La tecnica mini invasiva, quando possibile, permette al paziente di poter essere fuori dall'ospedale in una settimana». Strettissima la collaborazione tra il Comune e Distretto Vt2: «Per esempio 150 cittadini tarquiniesi hanno partecipato alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. - ha dichiarato la dott.ssa Oliviero - Inoltre è stato istituito il Registro dei Tumori e sono stati attivati il servizio “Anziano fragile” e il “Progetto Alzheimer”». L’infermiera Valeri ha sottolineato come il personale sia costretto a turni massacranti, a causa delle maternità: «Essere mamma è un diritto della donna e le nostre colleghe non devono sentirsi in colpa nell’avere un figlio. È giusto che le istituzioni ci vengano incontro».

 

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