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| L'ospedale a misura d’uomo |
| Dal n.
17 del 4 maggio 2003 |
di Ennio Cicali La ricetta è
semplice: si affida a un gruppo di medici di famiglia di un
comune medio piccolo la gestione di una struttura dismessa, di
solito un ex ospedale, gli si affianca un gruppo di infermieri
professionali e il gioco è fatto. È nato l’Ospedale di
comunità, la definizione più frequente, di famiglia, di
distretto oppure all’inglese country hospital, che mette
insieme due tra le caratteristiche fondamentali della sanità
tradizionale: il medico di famiglia e l’ospedale vicino a
casa, un’istituzione di cui la Toscana era ricca, prima che
questioni di bilancio ne imponessero la chiusura tra le mille
proteste dei cittadini. I medici, in conformità a una
convenzione con le Asl, si impegnano a essere reperibili o
presenti dal lunedì al venerdì nelle ore diurne. La notte e
nei fine settimana subentra la guardia medica. I risultati
sono molteplici: da una parte si crea una struttura sanitaria
in grado di curare tutte le malattie più comuni che non hanno
bisogno dell’alta specializzazione o di tecnologie
sofisticate, che offre un buon numero di ricoveri (20-30 posti
letto), ed è operativa 24 ore su 24. Dall’altra, molto spesso
si recupera il caro vecchio ospedale che sembrava avviato a un
destino incerto dopo la chiusura. I vantaggi dell’Ospedale
di comunità per il paziente sono soprattutto due: essere
curato dal proprio medico di fiducia, essere seguito, come a
casa, in un luogo con tutte le attrezzature necessarie e con
il personale di assistenza sempre a disposizione. Il
medico di famiglia, infatti, dopo aver concordato il ricovero
con il direttore dell’ospedale, rimane il responsabile della
terapia con una presenza almeno bisettimanale e, comunque, con
un contatto continuo per seguire l’evoluzione delle cure,
supportato dal ruolo fondamentale degli infermieri, coordinati
da una caposala, che garantiscono l’assistenza nell’arco delle
24 ore.
In caso di urgenza durante la giornata è
avvertito il medico di famiglia, mentre in caso di emergenza
lo stesso personale infermieristico può inviare il paziente al
pronto soccorso ospedaliero, oppure come avviene al domicilio,
negli orari istituzionali, chiedere l’intervento della guardia
medica. L’Ospedale di comunità ha anche dei vantaggi
sociali: con ricoveri limitati, non oltre i trenta giorni, e
orientati a obiettivi precisi, riduce in maniera significativa
il numero dei ricoveri effettuando, comunque, un’assistenza
sanitaria di primo livello con la conseguente liberazione di
posti preziosi negli ospedali tradizionali, dove spesso i
ricoverati sono in parcheggio con costi elevatissimi per la
collettività.
Il costo è un altro elemento che depone
a favore dell’Ospedale di comunità. Una giornata di degenza,
infatti, costa in media 140 euro il giorno, circa un quarto di
una corrispondente giornata in un ospedale tradizionale. Cosa
da non sottovalutare visti i problemi che le regioni debbono
affrontare per il finanziamento della spesa sanitaria.
La Toscana è all’avanguardia con otto ospedali di
comunità già attivati. Il primo è stato Foiano della Chiana,
aperto nel gennaio 1997, seguito pochi mesi dopo da Montalcino
e via via dagli altri. Già programmata l’apertura di una nuova
struttura a Livorno. «Non è un caso che la Regione Toscana e
le Aziende sanitarie hanno creduto e sostengono questo
innovativo modello assistenziale - dice Luigi Sedita,
responsabile sanitario dell’ospedale di comunità di Camerata
di Firenze - unanimemente apprezzato per la funzione di filtro
con riduzione dei ricoveri ospedalieri impropri e delle liste
di attesa, il contenimento della spesa sociosanitaria, la
valorizzazione del ruolo centrale del medico di famiglia, lo
snellimento e la facilitazione dell’accesso al ricovero, la
garanzia della continuità assistenziale, la prevenzione dei
processi di spersonalizzazione del paziente (specie se
anziano) e infine la facilità di accesso e di collaborazione
da parte dei familiari dei malati e del volontariato».
L'Ospedale di Comunita' di
Firenze, ecco come funziona L'Ospedale di
Comunità di Camerata è un modello del tutto nuovo di ospedale,
diverso dal modello tradizionale o dagli ospedali di distretto
nati recentemente in tutt’Italia, proprio perché è l’unico
attivo in un’area metropolitana, quella fiorentina, con il
coinvolgimento nell’attività assistenziale di 150 medici di
famiglia su 516 convenzionati (mediamente nelle altre realtà
italiane i medici coinvolti non vanno oltre la decina). Un
modello assistenziale, quello di Camerata, preso come
riferimento in Italia e all’estero. Con 20 posti letto,
dall’apertura dell’Ospedale, ottobre 1999, fino a oggi sono
state ricoverate e assistite 1122 persone con un costo per
giornata di degenza pari, all’incirca, a un quarto di una
corrispondente giornata in un ospedale tradizionale, degenza
media di 15 giorni, tempi medi di attesa di 7,5 giorni e un
gradimento del 98% dei servizi assistenziali espresso dai
pazienti tramite questionari anonimi. Questi dati sono
sufficientemente indicativi dell’alto livello dei servizi
erogati e della qualità del personale, medici e infermieri,
operanti nella struttura. Il recente trasferimento del
poliambulatorio di Fiesole ha potenziato la struttura di
Camerata trasformandola in presidio polifunzionale dotato di
numerose branche specialistiche per rispondere adeguatamente
ai bisogni della popolazione, consentendo di esprimere al
meglio le potenzialità dell’Ospedale di comunità: tempi di
attesa e di degenza ancora più brevi con un abbreviato iter
diagnostico e terapeutico e la possibilità di fruire del
servizio per un numero più ampio di pazienti.
Esperienza iniziata sei anni fa
- Arezzo aprile 2000
- Cascina (Pisa -
privato) novembre 1998
- Camerata (Firenze)
ottobre 1999
- Livorno (già programmato)
- Foiano della Chiana (Arezzo) gennaio 1997
- Montalcino (Siena) giugno 1997
- S.
Giovanni Valdarno (Arezzo) gennaio 1999
-
Sansepolcro (Arezzo) febbraio 2000
- Campansi
(Siena) gennaio 2001
Edizione del 29/04/2003 |
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