Fw: L'ospedale a misura d'uomo

07/mag/2003 06.47.19 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Nel programma nazionale della sanita' dell'Italia dei Valori si propongono nuovi modelli organizzativi e assistenziali che dovrebbero permettere una piu' efficiente organizzazione e una migliore razionalizzazione delle risorse senza nel contempo perdere in qualita' assistenziale.
Vi allego un interessante articolo del settimanale Toscana Oggi sugli Ospedali di Distretto d'Italia e in particolare su quello di Comunita' di Firenze  che ha il pregio di spiegare senza troppi tecnicismi la peculiarita' di queste esperienze dando l'opportunita' di farsi un'idea piu' precisa.
Cordiali e cari saluti a tutti. 
Luigi Sedita - Responsabile Nazionale del Dipartimento Sanita' e Diritto alla Salute dell'Italia dei Valori
 

 
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L'ospedale a misura d’uomo
Dal n. 17 del 4 maggio 2003
di Ennio Cicali

La ricetta è semplice: si affida a un gruppo di medici di famiglia di un comune medio piccolo la gestione di una struttura dismessa, di solito un ex ospedale, gli si affianca un gruppo di infermieri professionali e il gioco è fatto. È nato l’Ospedale di comunità, la definizione più frequente, di famiglia, di distretto oppure all’inglese country hospital, che mette insieme due tra le caratteristiche fondamentali della sanità tradizionale: il medico di famiglia e l’ospedale vicino a casa, un’istituzione di cui la Toscana era ricca, prima che questioni di bilancio ne imponessero la chiusura tra le mille proteste dei cittadini. I medici, in conformità a una convenzione con le Asl, si impegnano a essere reperibili o presenti dal lunedì al venerdì nelle ore diurne. La notte e nei fine settimana subentra la guardia medica.
I risultati sono molteplici: da una parte si crea una struttura sanitaria in grado di curare tutte le malattie più comuni che non hanno bisogno dell’alta specializzazione o di tecnologie sofisticate, che offre un buon numero di ricoveri (20-30 posti letto), ed è operativa 24 ore su 24. Dall’altra, molto spesso si recupera il caro vecchio ospedale che sembrava avviato a un destino incerto dopo la chiusura.
I vantaggi dell’Ospedale di comunità per il paziente sono soprattutto due: essere curato dal proprio medico di fiducia, essere seguito, come a casa, in un luogo con tutte le attrezzature necessarie e con il personale di assistenza sempre a disposizione.
Il medico di famiglia, infatti, dopo aver concordato il ricovero con il direttore dell’ospedale, rimane il responsabile della terapia con una presenza almeno bisettimanale e, comunque, con un contatto continuo per seguire l’evoluzione delle cure, supportato dal ruolo fondamentale degli infermieri, coordinati da una caposala, che garantiscono l’assistenza nell’arco delle 24 ore.

In caso di urgenza durante la giornata è avvertito il medico di famiglia, mentre in caso di emergenza lo stesso personale infermieristico può inviare il paziente al pronto soccorso ospedaliero, oppure come avviene al domicilio, negli orari istituzionali, chiedere l’intervento della guardia medica.
L’Ospedale di comunità ha anche dei vantaggi sociali: con ricoveri limitati, non oltre i trenta giorni, e orientati a obiettivi precisi, riduce in maniera significativa il numero dei ricoveri effettuando, comunque, un’assistenza sanitaria di primo livello con la conseguente liberazione di posti preziosi negli ospedali tradizionali, dove spesso i ricoverati sono in parcheggio con costi elevatissimi per la collettività.

Il costo è un altro elemento che depone a favore dell’Ospedale di comunità. Una giornata di degenza, infatti, costa in media 140 euro il giorno, circa un quarto di una corrispondente giornata in un ospedale tradizionale. Cosa da non sottovalutare visti i problemi che le regioni debbono affrontare per il finanziamento della spesa sanitaria.

La Toscana è all’avanguardia con otto ospedali di comunità già attivati. Il primo è stato Foiano della Chiana, aperto nel gennaio 1997, seguito pochi mesi dopo da Montalcino e via via dagli altri. Già programmata l’apertura di una nuova struttura a Livorno. «Non è un caso che la Regione Toscana e le Aziende sanitarie hanno creduto e sostengono questo innovativo modello assistenziale - dice Luigi Sedita, responsabile sanitario dell’ospedale di comunità di Camerata di Firenze - unanimemente apprezzato per la funzione di filtro con riduzione dei ricoveri ospedalieri impropri e delle liste di attesa, il contenimento della spesa sociosanitaria, la valorizzazione del ruolo centrale del medico di famiglia, lo snellimento e la facilitazione dell’accesso al ricovero, la garanzia della continuità assistenziale, la prevenzione dei processi di spersonalizzazione del paziente (specie se anziano) e infine la facilità di accesso e di collaborazione da parte dei familiari dei malati e del volontariato».

L'Ospedale di Comunita' di Firenze, ecco come funziona
L'Ospedale di Comunità di Camerata è un modello del tutto nuovo di ospedale, diverso dal modello tradizionale o dagli ospedali di distretto nati recentemente in tutt’Italia, proprio perché è l’unico attivo in un’area metropolitana, quella fiorentina, con il coinvolgimento nell’attività assistenziale di 150 medici di famiglia su 516 convenzionati (mediamente nelle altre realtà italiane i medici coinvolti non vanno oltre la decina). Un modello assistenziale, quello di Camerata, preso come riferimento in Italia e all’estero. Con 20 posti letto, dall’apertura dell’Ospedale, ottobre 1999, fino a oggi sono state ricoverate e assistite 1122 persone con un costo per giornata di degenza pari, all’incirca, a un quarto di una corrispondente giornata in un ospedale tradizionale, degenza media di 15 giorni, tempi medi di attesa di 7,5 giorni e un gradimento del 98% dei servizi assistenziali espresso dai pazienti tramite questionari anonimi. Questi dati sono sufficientemente indicativi dell’alto livello dei servizi erogati e della qualità del personale, medici e infermieri, operanti nella struttura. Il recente trasferimento del poliambulatorio di Fiesole ha potenziato la struttura di Camerata trasformandola in presidio polifunzionale dotato di numerose branche specialistiche per rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione, consentendo di esprimere al meglio le potenzialità dell’Ospedale di comunità: tempi di attesa e di degenza ancora più brevi con un abbreviato iter diagnostico e terapeutico e la possibilità di fruire del servizio per un numero più ampio di pazienti.

Esperienza iniziata sei anni fa
- Arezzo
aprile 2000

- Cascina (Pisa - privato)
novembre 1998

- Camerata (Firenze)
ottobre 1999

- Livorno
(già programmato)

- Foiano della Chiana (Arezzo)
gennaio 1997

- Montalcino (Siena)
giugno 1997

- S. Giovanni Valdarno (Arezzo)
gennaio 1999

- Sansepolcro (Arezzo)
febbraio 2000

- Campansi (Siena)
gennaio 2001


Edizione del 29/04/2003
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