TERREMOTO IN EMILIA, DOBBIAMO AGGIORNARE LE MAPPE SISMICHE?

TERREMOTO IN EMILIA, DOBBIAMO AGGIORNARE LE MAPPE SISMICHE?

Persone Concetta Nostro
Luoghi Italia, Modena, Emilia Romagna, Ferrara, Finale Emilia
Organizzazioni Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia
Argomenti sismologia

24/mag/2012 22.54.52 IP Report Contatta l'autore

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Una linea di circa 40 chilometri si disegna da est verso ovest, tra Modena e Ferrara. È la traccia lasciata dagli oltre 160 sismi che si stanno susseguendo da ieri mattina, da quando il terremoto di magnitudo 5,9 Richter ha devastato Finale Emilia. Ce ne saranno altri, e non è escluso che saranno di entità comparabili, come ha dimostrato la scossa avvertita ieri pomeriggio poco dopo le 15, di magnitudo 5,1. Eppure, sulla mappa della pericolosità sismica dell'Italia dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), le zone colpite risultano avere una pericolosità medio-bassa, vicine ad aree di pericolosità media. Significa che le stime – e la mappa – dovranno essere riviste? "La mappa di pericolosità definisce la probabilità che in una data area si verifichino, in un intervallo di tempo, effetti sismici di entità uguale o superiore a un certo livello. La mappa è ottenuta sulla base delle conoscenze attuali ed è soggetta, per legge, ad aggiornamenti e modifiche ogni cinque anni, proprio per inserire nuovi dati e i risultati di nuovi studi e ricerche", spiega Concetta Nostro, sismologa dell'Ingv, a Wired.it . "L'Italia è in continua deformazione, e tutto il territorio italiano è considerato sismico.

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