LA DEFINIZIONE DI RELIGIONE IN UNA SOCIETA’ PLURALISTICA

19/giu/2012 21.10.36 Chiesa di Scientology di Padova Contatta l'autore

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APPROCCI ALLA DEFINIZIONE DI RELIGIONE SECONDO GLI STUDIOSI OCCIDENTALI

Articolo tratto da: Teologia e pratica di una religione contemporanea – un’opera di consultazione presentata dalla chiesa di Scientology Internazionale.

 

Per secoli la religione era stata definita in base alla dottrina, e principalmente sul fatto che tale dottrina mostrasse o meno le stesse caratteristiche di quella cristiana. I primi tentativi di superare le limitazioni del test dottrinale ebbero luogo ai primi dell’Ottocento quando gli studiosi iniziarono a prendere in considerazione fattori intuitivi ed esperienziali per dar maggiore enfasi ai sentimenti religiosi interni all’uomo, caratteristica fondamentale delle religioni orientali, ma assente nelle modalità di analisi dell’Occidente. Da ciò ebbe origine un approccio più diretto verso la vita interiore, esemplificato dalla definizione di religione del teologo tedesco Friedrich Schleiermacher quale “sentimento di assoluta dipendenza”, in opposizione al sentimento di dipendenza “relativa” da qualcos’altro inteso come divino.

Per diversi anni le religioni sono state soggette a questo genere di metodologia di interpretazione, spesso basata più su congetture che sulla conoscenza dei fatti, specialmente per quanto concerne le religioni orientali. Finalmente, attorno al 1860 lo studioso di Oxford Max Müller esortò alla creazione di “una scienza della religione” in grado di interpretare il fenomeno tramite un esame oggettivo basato su dati di fatto e giusti ed accurati metodi di comparazione.

Gli antropologi ed i sociologi del 1900 sostenevano che la fede e la pratica religiosa possono essere comprese solamente all’interno del contesto culturale dal quale hanno origine. Guidati dai sociologi Emile Durkheim e Max Weber, essi sostenevano che la religione dovesse essere analizzata attraverso i fattori sociali che la componevano, riducendo, in effetti, la fede religiosa alle sue componenti sociali, economiche, politiche, psicologiche e culturali. Tuttavia molti degli approcci da essi proposti furono soggetti a critica poiché non trattavano di un aspetto ritenuto parte essenziale della religione: la trascendenza.

 

Trascendenza, che significa “andare al di là”, “collegare” o “attraversare”, è una caratteristica fondamentale di tutti i sistemi di credenze religiose ed elemento centrale di qualsiasi approccio moderno alla definizione di religione. La trascendenza genera la connessione tra il mondo naturale e quello soprannaturale, consentendo all’uomo di passare attraverso le limitazioni del proprio stato fisico o biologico verso il divino. Questo può essere un luogo fisico, quale un tempio od una chiesa, o concettuale, quale un’immagine od un principio, o entrambi.

 

In seguito, vennero sviluppate metodologie di definizione della religione più comprensive che si rifacevano agli studi di Schleiermacher, ma senza l’applicazione del metodo “riduttivo” incentrato principalmente sui fattori sociali. Due dei più noti esponenti di questo nuovo metodo, Rudolf Otto e Mircea Eliade, proponevano la definizione della religione in termini di esperienza individuale del sacro, la cui consapevolezza veniva da essi descritta quale sentimento profondamente religioso. Essi si sono concentrati principalmente sugli oggetti che la gente considera essere sacri o dotati di poteri soprannaturali, sia che si tratti di un oggetto che di una persona o di una struttura. Un altro approccio, proposto dallo storico delle religioni Joachim Wach, analizzava la religione in termini di oggetti e di simboli religiosi. Wach ampliò il significato comune di simbolo per comprendervi persone ed attività, persino istituzioni, quindi qualsiasi attività, cosa o persona che possa fungere da tramite o collegamento tra il mondo sacro e quello materiale. Egli definì questi collegamenti attivi come “forme di espressione religiosa” e li raggruppò in tre categorie principali: (1) forme teoretiche di espressione religiosa – dottrine, credenze, miti e proverbi; (2) forme pratiche di espressione religiosa – funzioni, riti e pratiche, e (3) forme sociologiche di espressione religiosa – organizzazioni, rapporti ed autorità.

Se da un lato gli studiosi contemporanei delle religioni non hanno raggiunto un consenso unanime su cosa costituisca una definizione universale di religione, sembra che concordino nel ritenere che queste tre categorie di espressione religiosa riflettano accuratamente le caratteristiche comuni essenziali della religione. Fondamentalmente tale approccio richiede:

 

· una credenza che tratti del soprannaturale, una forma di “realtà suprema” che trascenda il mondo materiale. Questa realtà suprema può essere un Dio, delle divinità od un Essere Superiore, oppure può essere semplicemente un principio soprannaturale, quale ad esempio il credere nella trasmigrazione dello spirito;

· pratiche religiose che mettano l’uomo in grado di mettersi in contatto, comprendere, conseguire un’unione o comunione con questa realtà suprema; e infine,

· una comunità di credenti che si riuniscono nel conseguimento di questa realtà suprema.

 

Quindi molti studiosi di religione comparata ora concordano con questo triplice approccio perché è scevro di pregiudizi religiosi, non è invadente ed evita la valutazione della credenza o della pratica religiosa. Si tratta, nelle parole del Dr. Wilson, di una definizione davvero “imparziale dal punto di vista etico”.

 

Secondo la visione orientale tutte le religioni, nonostante differenze di credo e di riti, non sono altro che sentieri diversi che conducono alla medesima realtà suprema. Nel citare un’antica poesia giapponese, vien fatto di osservare che “ci sono molti sentieri ai piedi della montagna, tuttavia la vista della luna è la medesima dalla cima”.

 

Sull’argomento, L. Ron Hubbard ha scritto: “Per secoli e secoli la religione ha avuto come obiettivo la salvezza dello spirito umano. L’uomo ha tentato, attraverso molteplici pratiche, di trovare la via della salvezza, continuando sempre a sperare che un giorno, in qualche modo, avrebbe raggiunto la libertà”. Hubbard prosegue: “Ed oggi, dopo secoli di dolore e sofferenza, dopo terribili guerre e catastrofi, la speranza è ancora viva e, con la speranza, il conseguimento”.

 

Per consultare l’intera opera visita il sito http://italian.bonafidescientology.org

 

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