Comunicato stampa del 23/05/2003

23/mag/2003 05.24.18 Luigi Sedita Contatta l'autore

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CAPITOLO QUINTO

SANITÀ E DIRITTO ALLA SALUTE

Per un Servizio Sanitario Nazionale universale, equo e solidale

 

In linea con la Costituzione italiana e con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, affermiamo che la salute è  un diritto fondamentale e inalienabile dell'individuo, bene della persona e interesse della collettività; riteniamo, poi, che l'accesso a un livello superiore di salute sia un obiettivo comune da perseguire nell’interesse della società intera.

Il  modello di assistenza che ritiene la salute un diritto ha generalmente prodotto sistemi meno costosi, più equi e più efficaci. Non è un caso che il nostro Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) sia stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i migliori e più affidabili tra i paesi industrializzati.

L’Italia dei Valori promuove e sostiene un S.S.N. a carattere pubblico, aperto all’integrazione con il privato, e ritiene che un S.S.N. solidale, efficiente, equo ed uniforme nelle prestazioni sia il sistema più idoneo per la promozione e la tutela della salute dei cittadini, teso alla valorizzazione del circuito virtuoso della prevenzione,  della  cura e della riabilitazione.  Anche in una realtà federale, il S.S.N. deve garantire su tutto il territorio italiano  livelli essenziali e uniformi di assistenza di provata efficacia, senza alcuna differenziazione regionale, evitando  disparità e  confusione legislativa e assistenziale.

Se il diritto alla salute non è un bene che si compra e si vende e se la sanità non è un prodotto commerciale su cui potere speculare, se la salute è un diritto fondamentale della persona, l’Italia dei Valori ritiene che lo Stato debba incaricarsi della sua tutela in maniera prevalente, modulando e regolando l’integrazione e l’intervento del privato.

Siamo per altro favorevoli al fatto che anche nei servizi sanitari si sviluppi una sana concorrenza tra strutture sanitarie, pubbliche e private che siano. Per entrambe tuttavia devono valere le medesime regole del gioco: in termini di standard di prestazioni, in termini di rapporto pazienti/paramedici/medici, in termini di insieme di servizi offerti. Tale sistema di servizi deve comportare, sia per il pubblico che per il privato , una serie di prestazioni a diversi margini di contribuzione. La sua mancata   accettazione è motivo di esclusione da ogni convenzione.

Non è semplice l’obiettivo da raggiungere: occorrerà certamente evitare sprechi e consumismo sanitario, rafforzare i processi di ricerca di qualità del sistema, correggerne le distorsioni e  le inefficienze,  tenendo sempre presente che l’utilizzo improprio di risorse, utilizzate per  chi non ne ha realmente bisogno, le sottrae  a chi invece ha necessità urgente di risposta sanitaria.

 

 

LE PROPOSTE PER UN EFFICACE SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE,  UNIVERSALE, EQUO E SOLIDALE

 

Per rispettare il dettato costituzionale e migliorare il sistema, si avanzano alcune proposte che riteniamo utili alla programmazione e alla priorità degli interventi.

 

1.      VERIFICA E CONTROLLO COME STRUMENTI ORDINARI DI GESTIONE - RUOLO DEL PRIVATO

 

E’ necessario affrancare la dirigenza tecnico-professionale  dalla dipendenza politica promuovendo il principio della responsabilità oggettiva; bilanciare il potere dei direttori generali attribuendo un livello di controllo esterno a soggetti giuridici terzi, individuati e delineati come organi di garanzia con precise autorità e responsabilità, organizzati in strutture opportunamente definite e responsabilizzate; razionalizzare e ottimizzare l’uso delle risorse attraverso linee-guida diagnostico-terapeutiche, l’appropriatezza delle prestazioni, la verifica e il controllo come strumenti ordinari di gestione, la revisione del sistema dei DRG, la  promozione dei livelli essenziali di assistenza, una adeguata politica del farmaco, l’adozione nel territorio di nuovi modelli assistenziali, una efficiente informatizzazione del sistema. Proponiamo inoltre che a fini di un miglior controllo tutte le strutture sanitarie siano obbligate ad istituire un sistema di contabilità activty based.

Poiché la spesa regionale continua a superare  preventivi e fondi erogati, confermiamo la totale assunzione di responsabilità delle Regioni relativamente alla spesa sanitaria.

Tutti i soggetti, non importa se pubblici o privati, devono concorrere a una finalità comunque pubblica, quella di tutelare un bene inalienabile quale la salute. Siamo quindi favorevoli al fatto che, attraverso una sana collaborazione-integrazione-concorrenza, le strutture pubbliche e private siano messe sullo stesso piano e competano tra loro non per produrre più prestazioni, spesso anche inutili, ma più qualità, evitando che il privato eroghi solo prestazioni ad alto valore aggiunto, lasciando al pubblico quelle più complesse, costose e con minore profitto.

 

2.      LE LINEE GUIDA, L’APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI E LA RIDUZIONE DELLE LISTE DI ATTESA - I NUCLEI PROFESSIONALI DI VERIFICA

 

Alla riduzione delle liste di attesa possono concorrere molteplici fattori del sistema. Fra gli altri, oltre alla piena e intensiva utilizzazione delle attrezzature pubbliche,  sono utili la preospedalizzazione (l’effettuazione delle analisi preoperatorie in sede ambulatoriale) e i centri unici di prenotazione (CUP) informatizzati con accesso alle prestazioni secondo le priorità cliniche (vedi punto 7), ma risultano fondamentali l’appropriatezza e la giustificata e motivata necessità delle prestazioni richieste. I centri unici di prenotazione devono essere realizzati attraverso callcenter a base territoriale ampia in grado di canalizzare i pazienti favorendo così il coefficiente di riempimento più elevato possibile.

Per prevenire le richieste ingiustificate e inappropriate con conseguente spreco di risorse e allungamento delle liste di attesa, bisogna responsabilizzare e coinvolgere realmente i medici nel governo della sanità. Occorre, pertanto, promuovere un controllo formale e sostanziale sulle prestazioni effettuate: i soggetti pagatori (ASL e Regione) in tempi brevissimi devono essere in grado di controllare la reale necessità e appropriatezza delle prestazioni effettuate dai soggetti erogatori.

A tal fine è necessario che organi di indirizzo nazionali o regionali promuovano linee guida (protocolli diagnostici e terapeutici) che diano il necessario supporto all’attività di verifica e di controllo dei nuclei professionali.

All’interno di tali linee il medico potrà scegliere le soluzioni più adatte al singolo malato, ma la deroga costante e ingiustificata  da tali percorsi deve essere motivata agli organismi preposti alla verifica, con la possibilità di eventuali sanzioni.

Una politica attiva solo sul versante repressivo alla fine risulta inefficace perché l’aumento indiscriminato delle sanzioni pecuniarie provoca la deresponsabilizzazione dell’atto medico e una medicina difensiva che evita le decisioni potenzialmente dannose al professionista stesso, noncurante delle conseguenze negative sulla qualità dell’assistenza al cittadino.

 

3.      L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI

 

Se da un lato l’allungamento della vita media è indice di buon funzionamento della sanità, dall’altro determina un significativo aumento della spesa per far fronte alle necessità di assistenza degli anziani non autosufficienti.

L’assistenza attualmente è soprattutto a carico delle famiglie, che suppliscono al parziale impegno del servizio pubblico.

Dato che in prospettiva con le risorse già oggi inadeguate sarà impossibile rispondere a questa enorme domanda di assistenza, appare necessario istituire un fondo per la non autosufficienza completamente autonomo, da affiancare a quello sanitario e finanziato dalla fiscalità generale.

Con questo fondo, scorporando la non autosufficienza dalla medicina per acuti, in modo da utilizzare al meglio le strutture ad alta specializzazione, si dovrà fornire un sostegno economico alle famiglie che assistono questi anziani nel loro contesto, garantire continuità all'intervento, individuare i livelli essenziali di assistenza sociale (LEAS) per la non autosufficienza per programmare una assistenza uniforme su tutto il territorio nazionale.

 

4.      I SERVIZI SANITARI TERRITORIALI E LA MEDICINA DI BASE

 

La recente tendenza alla deospedalizzazione, caratterizzata talora da precoci dimissioni, non è stata adeguatamente compensata dal rafforzamento dei servizi socio-sanitari  territoriali.

Bisogna invece rilevare adeguatamente i bisogni socio-sanitari della collettività sul territorio e realizzare i distretti integrandoli con la realtà ospedaliera e facilitare l'accesso della popolazione ai servizi.

L’ospedale  moderno deve diventare  un luogo di cura altamente specialistico, a tal fine bisogna predisporre forme alternative all’ospedalizzazione tradizionale e demandare i trattamenti a bassa intensità sanitaria alle strutture territoriali, dove, per evitare i ricoveri ospedalieri impropri, bisogna potenziare l’assistenza domiciliare, istituire nuovi presidi polifunzionali specialistici e di primo soccorso, promuovere nuovi modelli assistenziali, come ospedali di comunità o di distretto e case famiglia, incentivare lo sviluppo di strutture realmente qualificate di lungo degenza e riabilitazione, una rete di servizi differenziati per la salute degli anziani, assicurando l’organica collocazione dei pazienti nel circuito “prevenzione-diagnosi-cura-riabilitazione”.

Utilizzando l’enorme bagaglio di dati informativi disponibili sugli assistiti, i medici di famiglia potranno svolgere un ruolo fondamentale nell’epidemiologia, nell'educazione alla salute, nella prevenzione, nella diagnosi precoce delle malattie, nel monitoraggio delle patologie croniche. Bisogna promuoverne il ruolo, responsabilizzarli e coinvolgerli realmente nella gestione distrettuale e aziendale e  nella elaborazione di linee guida condivise (vedi punto 2), raccordarli con gli specialisti tramite una rete informatica che ne agevoli la comunicazione: il percorso diagnostico e terapeutico del malato risulterà più lineare e si eviteranno inutili attese e ripetizioni di prestazioni diagnostiche, anche ad alto costo.

Sarebbe utile, inoltre, legare parte dei crediti formativi dei medici di famiglia anche a degli stages di aggiornamento e di pratica in ospedale promuovendo così attraverso la formazione l’integrazione e il dialogo tra la realtà territoriale e ospedaliera.

Un rilancio vero della medicina del territorio non può prescindere dal recupero e dalla valorizzazione delle professionalità dei medici di continuità assistenziale (ex guardia  medica): questi medici devono essere messi in grado di offrire prestazioni di qualità più elevata attraverso una maggiore integrazione con i servizi distrettuali e, ove necessario, attraverso la realizzazione dei presidi di primo soccorso, in modo  da poter ridurre adeguatamente i ricoveri ospedalieri impropri e alleggerire l’impegno dei pronto soccorso ospedalieri.

A tale scopo insieme alla necessaria strumentazione e una opportuna incentivazione economica, sarà necessario assicurare una formazione qualitativamente adeguata.

 

5. I SERVIZI SANITARI OSPEDALIERI

 

Fra i molti interventi proponibili per  ottimizzare  i servizi sanitari ospedalieri, avanziamo quelli che a nostro parere sono i più urgenti.

Per ottenere una più diffusa deospedalizzazione bisogna potenziare le finalità proprie degli ospedali come luogo di cura altamente specialistica per trattamenti non eseguibili nei presidi sanitari territoriali; realizzare in ogni regione specifiche strutture ad elevata specialità e tecnologia (per es. 1 unità spinale); migliorare i servizi ambulatoriali  ospedalieri utilizzando al massimo la tecnologia disponibile e coordinando day hospital trasversali alle varie branche specialistiche (day hospital medico-chirurgici); programmare la giusta distribuzione territoriale degli ospedali per acuti e i centri di riferimento per specifiche patologie ad alta frequenza regionale, ma nel contempo assicurare una rete territoriale di presidi di primo soccorso, di prestazioni non intensive e di lungo degenza; riconvertire gli ospedali con meno di 120 posti letto in strutture polifunzionali specialistiche territoriali e in ospedali di distretto o di comunità, affidandone la gestione anche ai medici di famiglia.

Negli ospedali, pur con elementi di flessibilità e reversibilità, bisogna favorire il rapporto esclusivo di dipendenza dei medici a tempo pieno, incentivandone la  carriera interna e promuovendone la  partecipazione al governo clinico dell’azienda. E’ altresì indispensabile sottrarre la carriera del medico al condizionamento politico, premiandone il merito e  la professionalità e reintroducendo l'idoneità nazionale e la figura primariale. (Sulla attivazione dei controlli sulle prestazioni effettuate - DRG - vedi punto 2)

 

6. LA PRIORITÀ DELLA PREVENZIONE

 

E’ necessario che le risorse economiche destinate alla prevenzione siano realmente utilizzate  nel settore e non stornate in altri.

Il S.S.N. deve considerare la prevenzione un obiettivo primario e investire su di essa, considerandone anche la redditività sociale in termini di spesa  per le medicine e per i ricoveri ospedalieri,   di giornate di lavoro perdute, di tutela del diritto costituzionale alla salute.

La prevenzione capillare si attua nei servizi territoriali, pertanto, bisogna ridimensionare l’ipertrofia dei servizi ospedalieri, proponendo con forza il rovesciamento del sistema: una rete territoriale capillare di servizi di prevenzione da ricostruire e rimodernare e altri da reinventare come per esempio quelli di Educazione sanitaria, alimentare e motoria, praticamente inesistenti.

Si tratta di dare priorità assoluta alla lotta contro le cause prime delle patologie tumorali e degenerative in genere rappresentate dall’inquinamento atmosferico, dalla sofisticazione alimentare, dal sedentarismo e relativo soprappeso, nonché dall’antigienicità di tanti luoghi e metodi di lavoro.

Per promuovere e consolidare migliori stili di vita nella popolazione da un alto proponiamo l’Igiene e l’educazione sanitaria come materie di insegnamento nelle scuole, affidando la docenza ai medici, e dall’altro il coinvolgimento delle Facoltà Mediche per valorizzare nel piano di studi universitario i temi della Medicina e dell’Igiene Sociale.

 

7. L’INFORMATIZZAZIONE DEL SISTEMA E L’ISTITUZIONE DEI CENTRI UNICI DI PRENOTAZIONE

 

I tempi e i modi di accesso alle prestazioni costituiscono una dei parametri più importanti sulla base dei quali viene valutata la qualità della prestazione ricevuta.

Al fine di garantire efficienza e qualità nell'assistenza ed uguali opportunità di accesso ai servizi, è indispensabile mettere in rete tutti i servizi ospedalieri e territoriali, pubblici e privati convenzionati, per favorire la scelta del  servizio esistente e ottenibile in tempi accettabili.

Ciò permetterà di realizzare un più elevato coefficiente di riempimento delle strutture, razionalizzare i costi sanitari a livello complessivo, fare risparmiare disagi e fatica ai pazienti e recuperare giornate di lavoro perse ai cittadini.

La telemedicina (teleconsulto) appare una prassi da incrementare perché  si è dimostrata lo strumento  più idoneo per integrare al meglio le telecomunicazioni, l’informatica e le tecnologie biomediche e diagnostiche; il teleconsulto facilita l’interazione  fra paziente, medico di famiglia e specialista, consente risparmi, eliminando duplicazioni e test inutili.

 

8. LA PARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA (TICKET)

 

I ticket vanno aboliti: si dovrebbe poter accedere alle prestazioni del servizio sanitario senza condizionamenti economici. I ticket sono particolarmente iniqui proprio in caso di malattia, il momento più critico e di maggior fragilità e debolezza della persona.

I ticket pesano sulla gestione, abolendoli, si liberano energie tecnico-amministrative che potrebbero essere utilizzate in modo più efficace e proficuo.

Il consumismo sanitario non si combatte facendo ricadere sul malato i costi di un trattamento che in genere non ha deciso. Se il trattamento sanitario è deciso e determinato dal medico prescrivente, è su questi che bisogna agire, più che sul paziente. Prioritari risultano l'efficienza del sistema e i controlli spettanti alle Regioni e alle USL: bisogna operare affinché si prescriva per reale bisogno e con appropriatezza, attivando  verifiche e controlli, la cui mancanza nelle ASL e nelle Regioni  ha spesso determinato lo sperpero di denaro pubblico che poi si vorrebbe fare pagare al cittadino sotto forma di ticket.  Bisogna, inoltre, puntare su un aggiornamento dei medici veramente indipendente e non condizionato dalle industrie biomediche e farmaceutiche e sul coinvolgimento delle associazioni dei cittadini e dei consumatori a dover far parte, insieme ad altri  soggetti, delle strutture di verifica della qualità dell’assistenza.

 

9. LA POLITICA DEL FARMACO, L’INFORMAZIONE SCIENTIFICA E I FARMACI ORFANI

 

Il prontuario dovrebbe contenere solo i farmaci riconosciuti realmente efficaci e venduti a un prezzo che rimuneri la ricerca e non il comparaggio o  le clientele.

L’aggiornamento del medico non dovrebbe dipendere dall’industria farmaceutica orientata al guadagno, ma da una informazione scientifica pubblica realmente indipendente (informazione no profit).

Bisogna abbreviare i tempi per l’autorizzazione alla commercializzazione dei generici (i farmaci denominati secondo il principio attivo che contengono e sul quale è scaduta la tutela brevettuale)  rivedendo il compenso percentuale del prezzo di vendita per distributori e farmacisti. Si propone, inoltre, la parziale liberalizzazione dell’esercizio di conduzione delle farmacie, garantendo la copertura delle zone disagiate.

A parità di farmaci uguali per composizione,  occorre rendere prescrivibile, quindi a totale carico dello Stato, solo il farmaco meno costoso o, in alternativa, autorizzare la sostituibilità in farmacia di ogni prodotto, compreso il generico, con prodotto equivalente, ma meno costoso.

Vogliamo promuovere la completa abolizione del certificato di protezione complementare (CPC) la cui concessione ha assicurato un elevato prolungamento del periodo di tutela brevettuale di molti farmaci e nel contempo ha penalizzato lo sviluppo del mercato dei generici e dell’industria chimica farmaceutica italiana.

Non dovrebbe essere consentito il co-marketing: la produzione di medicinali identici con gli stessi principi attivi, ma con nomi diversi e prezzi diversi da parte della stessa azienda, che li cede a società in qualche modo controllate, allo scopo di creare una falsa concorrenza e penetrare il mercato con i prodotti a prezzo inferiore.

Deve essere  favorito l’uso dei galenici e il confezionamento dei farmaci adeguato ai cicli di malattia con la riduzione del numero delle compresse nelle confezioni per le patologie acute e l’aumento nelle confezioni per quelle croniche.

Per attivare un monitoraggio in tempo reale e prevenire le truffe nel campo farmaceutico,  bisogna introdurre l’uso della ricetta elettronica e di una card con microchip in sostituzione della tessera ASL.

I farmaci orfani sono quei prodotti potenzialmente utili per trattare una malattia rara la cui commercializzazione, in mancanza di incentivi, non è sufficientemente remunerativa e tale da giustificare l’investimento nella ricerca scientifica da parte delle aziende farmaceutiche: l’Italia dei Valori promuove la ricerca, lo sviluppo e l’immissione in commercio di questi farmaci mediante misure di sostegno a favore delle piccole e medie imprese farmaceutiche che investono in questa ricerca e propone l’utilizzo dell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze per produrre, ove possibile, i farmaci ancora efficaci, ma ritirati dal commercio perché non remunerativi per l’industria farmaceutica.

 

 

10. LE CURE COSIDDETTE ALTERNATIVE

 

Farmaci e cure erogate dal S.S.N. devono essere di comprovata efficacia secondo i principi della medicina basata sull’evidenza. Pertanto, senza una comprovata efficacia le cure cosiddette alternative non trovano attualmente spazio nel S.S.N. Nel rispetto di tale principio, dimostratane l’efficacia, potranno essere introdotte cure che attualmente non vengono erogate dal S.S.N.

 

11. I FONDI E LE MUTUE SANITARIE INTEGRATIVE E L'ASSISTENZA ODONTOIATRICA

 

Il rapporto tra spesa pubblica (73%) e spesa privata (27%) in materia di sanità da anni si mantiene invariato e spiega lo spazio economico che in prospettiva possono avere i fondi integrativi che dovrebbero, almeno in parte coprire, quella che oggi è una spesa direttamente sostenuta dal cittadino.

L’odontoiatria in Italia è il settore della sanità ove l’offerta pubblica gioca un ruolo residuale perché il 90% delle prestazioni  è erogato dagli studi privati. Il S.S.N. infatti assicura, nemmeno uniformemente, solo livelli minimi di assistenza, mentre demanda ai fondi integrativi del S.S.N. tutte le altre prestazioni.

Bisognerebbe incentivare tali fondi integrativi con una intensa politica di promozione e di sensibilizzazione dei cittadini, che potrebbe favorire sgravi fiscali e promuovere tutte le iniziative per la loro istituzione nell’ambito dei contratti collettivi nazionali e locali di lavoro.

I fondi integrativi dovrebbero essere allargati ad una maggiore quantità di prestazioni  fiscalmente agevolate, fra le quali potrebbe rientrare l’odontoiatria. All’interno di detti fondi le prestazioni odontoiatriche dovrebbero avere una deducibilità aumentata  sino   a  un livello collocabile tra il 60 e l’80 %.

In parallelo, per le prestazioni odontoiatriche potrebbero essere promosse le Mutue Sanitarie Integrative con vocazione solidaristica in campo sanitario: attuano il principio della porta aperta, non hanno scopi lucrativi, assistono i soci per tutta la vita e vi si aderisce volontariamente e indipendentemente dalla propria condizione lavorativa. I loro costi sono accessibili ad ampi settori di popolazione; da un punto di vista etico, inoltre, la mutualità esprime un valore in più, perché grazie alla solidarietà di tutti i soci offre assistenza a persone altrimenti escluse da ogni forma di integrazione sanitaria.

 

12. IL SERVIZIO INFERMIERISTICO E I TECNICI SANITARI

 

Per razionalizzare la spesa infermieristica  mantenendo costante la qualità delle prestazioni, il taglio dei bilanci e la riduzione del personale si rivelano controproducenti.

Si devono invece considerare due livelli di formazione, uno ad elevata qualificazione per le funzioni direttive e per talune specializzazioni, ed uno intermedio per le prestazioni assistenziali generali.

E’ importante anche la corretta determinazione del rapporto fra numero dei pazienti e numero di infermieri  per dare un giusto carico di lavoro senza determinare logoramento psicofisico e stress.

Con finalità analoghe non bisogna  poi lasciare  infermieri e  tecnici sanitari ingabbiati in un ruolo del tutto subalterno senza prospettive di adeguata crescita di carriera, professionale ed economica.

 

 

13. LA SALUTE, I PROBLEMI AMBIENTALI E L’INQUINAMENTO

 

Promuovere la protezione della salute delle persone e la qualità dell’ambiente in cui vivono, garantendo che lo sviluppo  economico si svolga in condizioni ambientali sostenibili, non è solo un problema sanitario, ma anche un obiettivo globale della collettività. Ci sembra però qui importante sottolineare l’assoluta necessità di un chiaro impegno a carattere multidisciplinare per una efficace lotta all'inquinamento delle risorse idriche e dell'aria, all'inquinamento acustico ed elettromagnetico, alla sofisticazione e alla manipolazione delle sostanze alimentari, dati gli effetti negativi per la salute e per la qualità della  vita che una politica di sfruttamento dissennato è in grado di produrre.

 

 

14. IL SERVIZIO VETERINARIO E LA SICUREZZA ALIMENTARE

 

Per i suoi evidenti riflessi sulla salute pubblica bisogna mantenere il servizio nell'ambito del S.S.N., ovviare alla frammentazione delle regole e delle procedure mediante  l'applicazione di norme valide sul piano nazionale e comunitario, lasciando alle Regioni il decentramento gestionale; alle Regioni dovrebbe essere affidato anche il compito di omogeneizzare programmazione e verifica delle attività, organizzazione degli uffici locali, erogazione delle prestazioni.

Si propone:

-un ufficio stampa territoriale locale, regionale e nazionale per informare in maniera corretta e competente i consumatori su eventuali fenomeni che possono creare allarme nell’opinione pubblica, far decrescere il consumo delle derrate coinvolte, far diminuire la fiducia nelle istituzioni preposte a garantire la sicurezza alimentare;

-di attivare il dialogo istituzionale con le  associazioni di consumatori che spesso fanno da cassa di risonanza ad allarmi non sempre giustificati;

-di istituire una rete di epidemiosorveglianza delle malattie infettive del bestiame che prevede il veterinario d’azienda alla stregua del medico di famiglia;

-di introdurre un sistema certo di identificazione del bestiame da reddito attraverso microchip o tatuaggio;

-di prevedere la figura professionale del veterinario di base con prestazioni gratuite per i piccoli animali da compagnia (cani e gatti) che vivono con persone  indigenti o pensionati a basso reddito.

 

15. UMANIZZARE IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE - IMPARARE DALL’ERRORE

 

La medicina è una scienza probabilistica ed enormemente soggetta alla possibilità di errore,  conseguentemente il medico deve abbandonare l’abito mentale della certezza assoluta,  dell’insindacabilità di fronte al malato, dell’insofferenza, se non addirittura dell’intolleranza, nei confronti della richiesta di chiarimenti ed anche di osservazioni critiche, accettando con umiltà e pazienza di adattarsi al colloquio con chi soffre oltre che del suo malessere, anche della sua inferiorità di  conoscenze.

Nel  caso malaugurato che il suo intervento sia stato imperfetto, inadeguato o del tutto erroneo, ha il dovere morale di ammetterlo senza ricorrere a stratagemmi, o addirittura a falsificazioni, per evitare assunzioni di responsabilità penali e civili, nei confronti delle quali  ha solo il dovere di  essere assicurato per usufruire  della stessa quasi immunità di cui godono i responsabili  colposi di incidenti stradali anche mortali e consentire al danneggiato o ai danneggiati di essere quanto meno economicamente risarciti  dei danni che sono loro derivati.

Ciò, fra l’altro, deve servire per catalogare l’errore al fine di studiarne le cause e tentare di far sì che non si ripeta, creando a livello periferico organismi bilaterali di confronto con la presenza di un terzo arbitro super partes, che obbligatoriamente siano investiti di un  parere, anche se non vincolante, che tenda ad evitare il ricorso giudiziario con le ben note conseguenze scandalistiche, spesso fuori luogo, che danneggiano entrambe le parti in causa.

 

CAPITOLO QUINTO
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