In linea con la Costituzione
italiana e con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea,
affermiamo che la salute è un diritto fondamentale
e inalienabile dell'individuo, bene della persona e interesse della
collettività; riteniamo, poi, che l'accesso a un livello
superiore di salute sia un obiettivo comune da perseguire nell’interesse della
società intera.
Il modello di assistenza che ritiene la salute
un diritto ha generalmente prodotto sistemi meno costosi, più equi e più
efficaci. Non è un caso che il nostro Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) sia
stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i migliori e
più affidabili tra i paesi industrializzati.
L’Italia dei Valori promuove e sostiene un
S.S.N. a carattere pubblico, aperto all’integrazione con il privato, e ritiene
che un S.S.N. solidale, efficiente, equo ed uniforme nelle prestazioni sia il
sistema più idoneo per la promozione e la tutela della salute dei cittadini,
teso alla valorizzazione del circuito virtuoso della prevenzione, della
cura e della riabilitazione.
Anche in una realtà federale, il S.S.N. deve garantire su tutto il
territorio italiano livelli essenziali e
uniformi di assistenza di provata efficacia, senza alcuna differenziazione
regionale, evitando disparità e confusione legislativa e assistenziale.
Se il diritto alla salute non è un bene che si
compra e si vende e se la sanità non è un prodotto commerciale su cui potere
speculare, se la salute è un diritto fondamentale della persona, l’Italia dei Valori
ritiene che lo Stato debba incaricarsi della sua tutela in
maniera prevalente, modulando e regolando l’integrazione e l’intervento del privato.
Siamo per altro favorevoli al
fatto che anche nei servizi sanitari si sviluppi una sana concorrenza tra
strutture sanitarie, pubbliche e private che siano. Per entrambe tuttavia
devono valere le medesime regole del gioco: in termini di standard di prestazioni,
in termini di rapporto pazienti/paramedici/medici, in termini di insieme di
servizi offerti. Tale sistema di servizi deve comportare, sia per il pubblico
che per il privato , una serie di prestazioni a diversi margini di
contribuzione. La sua mancata
accettazione è motivo di esclusione da ogni convenzione.
Non è semplice l’obiettivo da
raggiungere: occorrerà certamente evitare sprechi e consumismo sanitario,
rafforzare i processi di ricerca di qualità del sistema, correggerne le
distorsioni e le inefficienze, tenendo sempre presente che l’utilizzo
improprio di risorse, utilizzate per chi
non ne ha realmente bisogno, le sottrae
a chi invece ha necessità urgente di risposta sanitaria.
LE
PROPOSTE PER UN EFFICACE SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, UNIVERSALE, EQUO E SOLIDALE
Per rispettare il dettato costituzionale e migliorare il
sistema, si avanzano alcune proposte che riteniamo utili alla programmazione e
alla priorità degli interventi.
1. VERIFICA E CONTROLLO COME STRUMENTI
ORDINARI DI GESTIONE - RUOLO DEL PRIVATO
E’ necessario affrancare la
dirigenza tecnico-professionale dalla
dipendenza politica promuovendo il principio della responsabilità oggettiva;
bilanciare il potere dei direttori generali attribuendo un livello di controllo
esterno a soggetti giuridici terzi, individuati e delineati come organi di
garanzia con precise autorità e responsabilità, organizzati in strutture
opportunamente definite e responsabilizzate; razionalizzare e ottimizzare l’uso
delle risorse attraverso linee-guida diagnostico-terapeutiche, l’appropriatezza delle prestazioni, la verifica e il
controllo come strumenti ordinari di gestione, la revisione del sistema dei
DRG, la promozione dei livelli
essenziali di assistenza, una adeguata politica del farmaco, l’adozione nel
territorio di nuovi modelli assistenziali, una efficiente informatizzazione del
sistema. Proponiamo inoltre che a fini di un miglior controllo tutte le
strutture sanitarie siano obbligate ad istituire un sistema di contabilità activty based.
Poiché la spesa regionale
continua a superare preventivi e fondi
erogati, confermiamo la totale assunzione di responsabilità delle Regioni
relativamente alla spesa sanitaria.
Tutti i soggetti, non importa se
pubblici o privati, devono concorrere a una finalità comunque pubblica, quella
di tutelare un bene inalienabile quale la salute. Siamo quindi favorevoli al
fatto che, attraverso una sana collaborazione-integrazione-concorrenza,
le strutture pubbliche e private siano messe sullo stesso piano e competano tra
loro non per produrre più prestazioni, spesso anche inutili, ma più qualità,
evitando che il privato eroghi solo prestazioni ad alto valore aggiunto,
lasciando al pubblico quelle più complesse, costose e con minore profitto.
2. LE LINEE GUIDA, L’APPROPRIATEZZA DELLE
PRESTAZIONI E LA RIDUZIONE DELLE LISTE DI ATTESA - I NUCLEI PROFESSIONALI DI
VERIFICA
Alla riduzione delle liste di
attesa possono concorrere molteplici fattori del sistema. Fra gli altri, oltre
alla piena e intensiva utilizzazione delle attrezzature pubbliche, sono utili la preospedalizzazione
(l’effettuazione delle analisi preoperatorie in sede
ambulatoriale) e i centri unici di prenotazione (CUP) informatizzati con
accesso alle prestazioni secondo le priorità cliniche (vedi punto 7), ma risultano
fondamentali l’appropriatezza e la giustificata e
motivata necessità delle prestazioni richieste. I centri unici di prenotazione
devono essere realizzati attraverso call
center a base territoriale ampia in grado di canalizzare i pazienti
favorendo così il coefficiente di riempimento più elevato possibile.
Per prevenire le richieste
ingiustificate e inappropriate con conseguente spreco di risorse e allungamento
delle liste di attesa, bisogna responsabilizzare e coinvolgere realmente i
medici nel governo della sanità. Occorre, pertanto, promuovere un controllo
formale e sostanziale sulle prestazioni effettuate: i soggetti pagatori (ASL e
Regione) in tempi brevissimi devono essere in grado di controllare la reale
necessità e appropriatezza delle prestazioni
effettuate dai soggetti erogatori.
A tal fine è necessario che
organi di indirizzo nazionali o regionali promuovano linee guida (protocolli
diagnostici e terapeutici) che diano il necessario supporto all’attività di
verifica e di controllo dei nuclei professionali.
All’interno di tali linee il
medico potrà scegliere le soluzioni più adatte al singolo malato, ma la deroga
costante e ingiustificata da tali
percorsi deve essere motivata agli organismi preposti alla verifica, con la
possibilità di eventuali sanzioni.
Una politica attiva solo sul
versante repressivo alla fine risulta inefficace perché l’aumento
indiscriminato delle sanzioni pecuniarie provoca la deresponsabilizzazione
dell’atto medico e una medicina difensiva che evita le decisioni potenzialmente
dannose al professionista stesso, noncurante delle conseguenze negative sulla
qualità dell’assistenza al cittadino.
3. L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI NON
AUTOSUFFICIENTI
Se da un lato l’allungamento
della vita media è indice di buon funzionamento della sanità, dall’altro
determina un significativo aumento della spesa per far fronte alle necessità di
assistenza degli anziani non autosufficienti.
L’assistenza attualmente è
soprattutto a carico delle famiglie, che suppliscono al parziale impegno del
servizio pubblico.
Dato che in prospettiva con le
risorse già oggi inadeguate sarà impossibile rispondere a questa enorme domanda
di assistenza, appare necessario istituire un fondo per la non autosufficienza
completamente autonomo, da affiancare a quello sanitario e finanziato dalla
fiscalità generale.
Con questo fondo, scorporando la
non autosufficienza dalla medicina per acuti, in modo da utilizzare al meglio
le strutture ad alta specializzazione, si dovrà fornire un sostegno economico
alle famiglie che assistono questi anziani nel loro contesto, garantire
continuità all'intervento, individuare i livelli essenziali di assistenza
sociale (LEAS) per la non autosufficienza per programmare una assistenza
uniforme su tutto il territorio nazionale.
4. I SERVIZI SANITARI TERRITORIALI E LA
MEDICINA DI BASE
La recente tendenza alla deospedalizzazione, caratterizzata talora da precoci
dimissioni, non è stata adeguatamente compensata dal rafforzamento dei servizi
socio-sanitari territoriali.
Bisogna invece rilevare
adeguatamente i bisogni socio-sanitari della collettività sul territorio e
realizzare i distretti integrandoli con la realtà ospedaliera e facilitare
l'accesso della popolazione ai servizi.
L’ospedale moderno deve diventare un luogo di cura altamente specialistico, a
tal fine bisogna predisporre forme alternative all’ospedalizzazione
tradizionale e demandare i trattamenti a bassa intensità sanitaria alle
strutture territoriali, dove, per evitare i ricoveri ospedalieri impropri,
bisogna potenziare l’assistenza domiciliare, istituire nuovi presidi
polifunzionali specialistici e di primo soccorso, promuovere nuovi modelli
assistenziali, come ospedali di comunità o di distretto e case famiglia,
incentivare lo sviluppo di strutture realmente qualificate di lungo degenza e
riabilitazione, una rete di servizi differenziati per la salute degli anziani,
assicurando l’organica collocazione dei pazienti nel circuito “prevenzione-diagnosi-cura-riabilitazione”.
Utilizzando l’enorme bagaglio di
dati informativi disponibili sugli assistiti, i medici di famiglia potranno
svolgere un ruolo fondamentale nell’epidemiologia, nell'educazione alla salute,
nella prevenzione, nella diagnosi precoce delle malattie, nel monitoraggio
delle patologie croniche. Bisogna promuoverne il ruolo, responsabilizzarli e
coinvolgerli realmente nella gestione distrettuale e aziendale e nella elaborazione di linee guida condivise
(vedi punto 2), raccordarli con gli specialisti tramite una rete informatica
che ne agevoli la comunicazione: il percorso diagnostico e terapeutico del
malato risulterà più lineare e si eviteranno inutili attese e ripetizioni di
prestazioni diagnostiche, anche ad alto costo.
Sarebbe utile, inoltre, legare
parte dei crediti formativi dei medici di famiglia anche a degli stages di aggiornamento e di pratica in ospedale
promuovendo così attraverso la formazione l’integrazione e il dialogo tra la
realtà territoriale e ospedaliera.
Un rilancio vero della medicina
del territorio non può prescindere dal recupero e dalla valorizzazione delle professionalità
dei medici di continuità assistenziale (ex guardia medica): questi medici devono essere messi in
grado di offrire prestazioni di qualità più elevata attraverso una maggiore
integrazione con i servizi distrettuali e, ove necessario, attraverso la
realizzazione dei presidi di primo soccorso, in modo da poter ridurre adeguatamente i ricoveri
ospedalieri impropri e alleggerire l’impegno dei pronto soccorso ospedalieri.
A tale scopo insieme alla
necessaria strumentazione e una opportuna incentivazione economica, sarà
necessario assicurare una formazione qualitativamente adeguata.
5. I SERVIZI SANITARI OSPEDALIERI
Fra i molti interventi
proponibili per ottimizzare i servizi sanitari ospedalieri, avanziamo
quelli che a nostro parere sono i più urgenti.
Per ottenere una più diffusa deospedalizzazione bisogna potenziare le finalità proprie
degli ospedali come luogo di cura altamente specialistica per trattamenti non
eseguibili nei presidi sanitari territoriali; realizzare in ogni regione
specifiche strutture ad elevata specialità e tecnologia (per es. 1 unità
spinale); migliorare i servizi ambulatoriali
ospedalieri utilizzando al massimo la tecnologia disponibile e
coordinando day hospital trasversali alle varie branche specialistiche (day
hospital medico-chirurgici); programmare la giusta
distribuzione territoriale degli ospedali per acuti e i centri di riferimento
per specifiche patologie ad alta frequenza regionale, ma nel contempo
assicurare una rete territoriale di presidi di primo soccorso, di prestazioni
non intensive e di lungo degenza; riconvertire gli ospedali con meno di 120
posti letto in strutture polifunzionali specialistiche territoriali e in
ospedali di distretto o di comunità, affidandone la gestione anche ai medici di
famiglia.
Negli ospedali, pur con elementi
di flessibilità e reversibilità, bisogna favorire il rapporto esclusivo di
dipendenza dei medici a tempo pieno, incentivandone la carriera interna e promuovendone la partecipazione al governo clinico
dell’azienda. E’ altresì indispensabile sottrarre la carriera del medico al
condizionamento politico, premiandone il merito e la professionalità e reintroducendo
l'idoneità nazionale e la figura primariale. (Sulla
attivazione dei controlli sulle prestazioni effettuate - DRG - vedi punto 2)
6. LA PRIORITÀ DELLA PREVENZIONE
E’ necessario che le risorse
economiche destinate alla prevenzione siano realmente utilizzate nel settore e non stornate in altri.
Il S.S.N. deve considerare la
prevenzione un obiettivo primario e investire su di essa, considerandone anche
la redditività sociale in termini di spesa
per le medicine e per i ricoveri ospedalieri, di giornate di lavoro perdute, di tutela del
diritto costituzionale alla salute.
La prevenzione capillare si attua
nei servizi territoriali, pertanto, bisogna ridimensionare l’ipertrofia dei
servizi ospedalieri, proponendo con forza il rovesciamento del sistema: una
rete territoriale capillare di servizi di prevenzione da ricostruire e
rimodernare e altri da reinventare come per esempio
quelli di Educazione sanitaria, alimentare e motoria, praticamente inesistenti.
Si tratta di dare priorità
assoluta alla lotta contro le cause prime delle patologie tumorali e
degenerative in genere rappresentate dall’inquinamento atmosferico, dalla sofisticazione
alimentare, dal sedentarismo e relativo soprappeso,
nonché dall’antigienicità di tanti luoghi e metodi di
lavoro.
Per promuovere e consolidare
migliori stili di vita nella popolazione da un alto proponiamo l’Igiene e
l’educazione sanitaria come materie di insegnamento nelle scuole, affidando la
docenza ai medici, e dall’altro il coinvolgimento delle Facoltà Mediche per
valorizzare nel piano di studi universitario i temi della Medicina e
dell’Igiene Sociale.
7. L’INFORMATIZZAZIONE DEL SISTEMA E L’ISTITUZIONE DEI
CENTRI UNICI DI PRENOTAZIONE
I tempi e i modi di accesso alle
prestazioni costituiscono una dei parametri più importanti sulla base dei quali
viene valutata la qualità della prestazione ricevuta.
Al fine di garantire efficienza e
qualità nell'assistenza ed uguali opportunità di accesso ai servizi, è
indispensabile mettere in rete tutti i servizi ospedalieri e territoriali,
pubblici e privati convenzionati, per favorire la scelta del servizio esistente e ottenibile in tempi
accettabili.
Ciò permetterà di realizzare un
più elevato coefficiente di riempimento delle strutture, razionalizzare i costi
sanitari a livello complessivo, fare risparmiare disagi e fatica ai pazienti e
recuperare giornate di lavoro perse ai cittadini.
La telemedicina (teleconsulto) appare una prassi da incrementare perché si è dimostrata lo strumento più idoneo per integrare al meglio le
telecomunicazioni, l’informatica e le tecnologie biomediche
e diagnostiche; il teleconsulto facilita
l’interazione fra paziente, medico di
famiglia e specialista, consente risparmi, eliminando duplicazioni e test
inutili.
8. LA PARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA (TICKET)
I ticket vanno aboliti: si dovrebbe poter accedere alle prestazioni
del servizio sanitario senza condizionamenti economici. I ticket sono
particolarmente iniqui proprio in caso di malattia, il momento più critico e di
maggior fragilità e debolezza della persona.
I ticket pesano sulla gestione,
abolendoli, si liberano energie tecnico-amministrative che potrebbero essere
utilizzate in modo più efficace e proficuo.
Il consumismo sanitario non si
combatte facendo ricadere sul malato i costi di un trattamento che in genere
non ha deciso. Se il trattamento sanitario è deciso e determinato dal medico
prescrivente, è su questi che bisogna agire, più che sul paziente. Prioritari
risultano l'efficienza del sistema e i controlli spettanti alle Regioni e alle
USL: bisogna operare affinché si prescriva per reale bisogno e con appropriatezza, attivando
verifiche e controlli, la cui mancanza nelle ASL e nelle Regioni ha spesso determinato lo sperpero di denaro
pubblico che poi si vorrebbe fare pagare al cittadino sotto forma di
ticket. Bisogna, inoltre, puntare su un
aggiornamento dei medici veramente indipendente e non condizionato dalle
industrie biomediche e farmaceutiche e sul
coinvolgimento delle associazioni dei cittadini e dei consumatori a dover far
parte, insieme ad altri soggetti, delle
strutture di verifica della qualità dell’assistenza.
9. LA POLITICA DEL FARMACO, L’INFORMAZIONE SCIENTIFICA E I FARMACI
ORFANI
Il prontuario dovrebbe contenere
solo i farmaci riconosciuti realmente efficaci e venduti a un prezzo che
rimuneri la ricerca e non il comparaggio o
le clientele.
L’aggiornamento del medico non
dovrebbe dipendere dall’industria farmaceutica orientata al guadagno, ma da una
informazione scientifica pubblica realmente indipendente (informazione no profit).
Bisogna abbreviare i tempi per
l’autorizzazione alla commercializzazione dei generici (i farmaci denominati
secondo il principio attivo che contengono e sul quale è scaduta la tutela brevettuale)
rivedendo il compenso percentuale del prezzo di vendita per distributori
e farmacisti. Si propone, inoltre, la parziale liberalizzazione dell’esercizio
di conduzione delle farmacie, garantendo la copertura delle zone disagiate.
A parità di farmaci uguali per
composizione, occorre rendere
prescrivibile, quindi a totale carico dello Stato, solo il farmaco meno costoso
o, in alternativa, autorizzare la sostituibilità in farmacia di ogni prodotto,
compreso il generico, con prodotto equivalente, ma meno costoso.
Vogliamo promuovere la completa
abolizione del certificato di protezione complementare (CPC) la cui concessione
ha assicurato un elevato prolungamento del periodo di tutela brevettuale di molti farmaci e nel contempo ha penalizzato
lo sviluppo del mercato dei generici e dell’industria chimica farmaceutica
italiana.
Non dovrebbe essere consentito il
co-marketing: la produzione di medicinali identici
con gli stessi principi attivi, ma con nomi diversi e prezzi diversi da parte
della stessa azienda, che li cede a società in qualche modo controllate, allo
scopo di creare una falsa concorrenza e penetrare il mercato con i prodotti a
prezzo inferiore.
Deve essere favorito l’uso dei galenici e il confezionamento dei farmaci adeguato ai cicli di malattia
con la riduzione del numero delle compresse nelle confezioni per le patologie
acute e l’aumento nelle confezioni per quelle croniche.
Per attivare un monitoraggio in
tempo reale e prevenire le truffe nel campo farmaceutico, bisogna introdurre l’uso della ricetta
elettronica e di una card con microchip in sostituzione della tessera ASL.
I farmaci orfani sono quei prodotti
potenzialmente utili per trattare una malattia rara la cui commercializzazione,
in mancanza di incentivi, non è sufficientemente remunerativa e tale da
giustificare l’investimento nella ricerca scientifica da parte delle aziende
farmaceutiche: l’Italia dei Valori promuove la ricerca, lo sviluppo e l’immissione
in commercio di questi farmaci mediante misure di sostegno a favore delle
piccole e medie imprese farmaceutiche che investono in questa ricerca e propone
l’utilizzo dell’Istituto Farmaceutico Militare di
Firenze per produrre, ove possibile, i farmaci ancora efficaci, ma ritirati dal
commercio perché non remunerativi per l’industria farmaceutica.
10. LE CURE COSIDDETTE ALTERNATIVE
Farmaci e cure erogate dal S.S.N.
devono essere di comprovata efficacia secondo i principi della medicina basata
sull’evidenza. Pertanto, senza una comprovata efficacia le cure cosiddette
alternative non trovano attualmente spazio nel S.S.N. Nel rispetto di tale
principio, dimostratane l’efficacia, potranno essere introdotte cure che
attualmente non vengono erogate dal S.S.N.
11. I FONDI E LE MUTUE SANITARIE INTEGRATIVE E L'ASSISTENZA
ODONTOIATRICA
Il rapporto tra spesa pubblica
(73%) e spesa privata (27%) in materia di sanità da anni si mantiene invariato
e spiega lo spazio economico che in prospettiva possono avere i fondi integrativi
che dovrebbero, almeno in parte coprire, quella che oggi è una spesa
direttamente sostenuta dal cittadino.
L’odontoiatria in Italia è il
settore della sanità ove l’offerta pubblica gioca un ruolo residuale perché il
90% delle prestazioni è erogato dagli
studi privati. Il S.S.N. infatti assicura, nemmeno uniformemente, solo livelli
minimi di assistenza, mentre demanda ai fondi integrativi del S.S.N. tutte le
altre prestazioni.
Bisognerebbe incentivare tali
fondi integrativi con una intensa politica di promozione e di sensibilizzazione
dei cittadini, che potrebbe favorire sgravi fiscali e promuovere tutte le
iniziative per la loro istituzione nell’ambito dei contratti collettivi
nazionali e locali di lavoro.
I fondi integrativi dovrebbero
essere allargati ad una maggiore quantità di prestazioni fiscalmente agevolate, fra le quali potrebbe
rientrare l’odontoiatria. All’interno di detti fondi le prestazioni
odontoiatriche dovrebbero avere una deducibilità
aumentata sino a un
livello collocabile tra il 60 e l’80 %.
In parallelo, per le prestazioni
odontoiatriche potrebbero essere promosse le Mutue Sanitarie Integrative con
vocazione solidaristica in campo sanitario: attuano
il principio della porta aperta, non hanno scopi lucrativi, assistono i soci
per tutta la vita e vi si aderisce volontariamente e indipendentemente dalla
propria condizione lavorativa. I loro costi sono accessibili ad ampi settori di
popolazione; da un punto di vista etico, inoltre, la mutualità esprime un
valore in più, perché grazie alla solidarietà di tutti i soci offre assistenza
a persone altrimenti escluse da ogni forma di integrazione sanitaria.
12. IL SERVIZIO INFERMIERISTICO E I TECNICI SANITARI
Per razionalizzare la spesa
infermieristica mantenendo costante la
qualità delle prestazioni, il taglio dei bilanci e la riduzione del personale
si rivelano controproducenti.
Si devono invece considerare due
livelli di formazione, uno ad elevata qualificazione per le funzioni direttive
e per talune specializzazioni, ed uno intermedio per le prestazioni
assistenziali generali.
E’ importante anche la corretta
determinazione del rapporto fra numero dei pazienti e numero di infermieri per dare un giusto carico di lavoro senza
determinare logoramento psicofisico e stress.
Con finalità analoghe non
bisogna poi lasciare infermieri e
tecnici sanitari ingabbiati in un ruolo del tutto subalterno senza
prospettive di adeguata crescita di carriera, professionale ed economica.
13. LA SALUTE, I PROBLEMI AMBIENTALI E L’INQUINAMENTO
Promuovere la protezione della
salute delle persone e la qualità dell’ambiente in cui vivono, garantendo che
lo sviluppo economico si svolga in
condizioni ambientali sostenibili, non è solo un problema sanitario, ma anche
un obiettivo globale della collettività. Ci sembra però qui importante
sottolineare l’assoluta necessità di un chiaro impegno a carattere multidisciplinare per una efficace lotta all'inquinamento
delle risorse idriche e dell'aria, all'inquinamento acustico ed
elettromagnetico, alla sofisticazione e alla manipolazione delle sostanze
alimentari, dati gli effetti negativi per la salute e per la qualità della vita che una politica di sfruttamento
dissennato è in grado di produrre.
14. IL SERVIZIO VETERINARIO E LA SICUREZZA ALIMENTARE
Per i suoi evidenti riflessi sulla salute
pubblica bisogna mantenere il servizio nell'ambito del S.S.N.,
ovviare alla frammentazione delle regole e delle procedure mediante l'applicazione di norme valide sul piano
nazionale e comunitario, lasciando alle Regioni il decentramento gestionale;
alle Regioni dovrebbe essere affidato anche il
compito di omogeneizzare programmazione e verifica delle attività,
organizzazione degli uffici locali, erogazione delle prestazioni.
Si propone:
-un ufficio stampa territoriale
locale, regionale e nazionale per informare in maniera corretta e competente i
consumatori su eventuali fenomeni che possono creare allarme nell’opinione
pubblica, far decrescere il consumo delle derrate coinvolte, far diminuire la
fiducia nelle istituzioni preposte a garantire la sicurezza alimentare;
-di attivare il dialogo
istituzionale con le associazioni di
consumatori che spesso fanno da cassa di risonanza ad allarmi non sempre
giustificati;
-di istituire una rete di epidemiosorveglianza delle malattie infettive del bestiame
che prevede il veterinario d’azienda alla stregua del medico di famiglia;
-di introdurre un sistema certo
di identificazione del bestiame da reddito attraverso microchip o tatuaggio;
-di prevedere la figura
professionale del veterinario di base con prestazioni gratuite per i piccoli
animali da compagnia (cani e gatti) che vivono con persone indigenti o pensionati a basso reddito.
15. UMANIZZARE IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE - IMPARARE DALL’ERRORE
La medicina è una scienza
probabilistica ed enormemente soggetta alla possibilità di errore, conseguentemente il medico deve abbandonare
l’abito mentale della certezza assoluta,
dell’insindacabilità di fronte al malato,
dell’insofferenza, se non addirittura dell’intolleranza, nei confronti della
richiesta di chiarimenti ed anche di osservazioni critiche, accettando con
umiltà e pazienza di adattarsi al colloquio con chi soffre oltre che del suo
malessere, anche della sua inferiorità di
conoscenze.
Nel caso malaugurato che il suo intervento sia
stato imperfetto, inadeguato o del tutto erroneo, ha il dovere morale di
ammetterlo senza ricorrere a stratagemmi, o addirittura a falsificazioni, per
evitare assunzioni di responsabilità penali e civili, nei confronti delle quali ha solo il dovere di essere assicurato per usufruire della stessa quasi immunità di cui godono i
responsabili colposi di incidenti
stradali anche mortali e consentire al danneggiato o ai danneggiati di essere
quanto meno economicamente risarciti dei
danni che sono loro derivati.
Ciò, fra l’altro, deve servire
per catalogare l’errore al fine di studiarne le cause e tentare di far sì che
non si ripeta, creando a livello periferico organismi bilaterali di confronto
con la presenza di un terzo arbitro super partes, che
obbligatoriamente siano investiti di un
parere, anche se non vincolante, che tenda ad evitare il ricorso
giudiziario con le ben note conseguenze scandalistiche, spesso fuori luogo, che
danneggiano entrambe le parti in causa.