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11/giu/2003 06.22.07 Luigi Sedita Contatta l'autore

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«LaCostituzione è in pericolo» 
 
«La Costituzione è chiara - dice Marco Travaglio - ma non è rispettata in un Paese nel quale abbiamo le tivù nelle mani dell'ultimo uomo che dovrebbe possederle, perché chi governa dovrebbe essere controllato dall'informazione e non viceversa». Durissima la sua denuncia sulle mancate mobilitazioni contro l'escalation nell'attacco alla libertà di stampa. «Quando Emilio Fede chiese nel gennaio del '94 il siluramento di lndro Montanelli dal Giornale perché non aveva appoggiato la discesa in campo del suo editore - sostiene - tanti, anche a sinistra, dissero ma quando mai Montanelli silurato!  Pochi giorni e fu cacciato. Lo stesso è successo a Biagi e Santoro mandati via dalla Rai. Ora Ferruccio de Bortoli viene costretto a lasciare il Corriere della Sera. E che fanno molti politici del centrosinistra, su tutti Fassino e Bertinotti? Tacciono, e difendono Stefano Folli, che ovviamente ha garantito loro spazio sul giornale. E così il regime berlusconiano va avanti». Non tutto è perduto - dice Antonio Di Pietro - se si saprà costruire un'alternativa seria. «Alle prossime elezioni io starò comunque con il centrosinistra, a prescindere da come sono stato trattato, perché dobbiamo liberare l'Italia da un regime illiberale, da questa deriva antidemocratica. Certo, ci starò a occhi bene aperti, come suggerisco a tutti i movimenti». «Stiamo attenti - dice il leader dell'Italia dei Valori - a non farci cooptare dai partiti, che cercano i voti tentando di usare i girotondi. E stiamo attenti anche a chi, dentro i movimenti, vuole costruirsi una carriera politica. L'importante è fare un salto dalle proteste di piazza alle proposte politiche. Prima proposta, raccogliere immediatamente, da luglio a settembre, le firme per i referendum abrogativi delle leggi che garantiranno a Berlusconi l'impunità, quelle che stanno per essere approvate dal Parlamento». Sono quelle che Elio Veltri chiama le leggi vergogna, «quelle che violano l'articolo 3 della Costituzione, perché pongono alcuni cittadini, a partire dal presidente del Consiglio, al di sopra e al di fuori della legge». da L'Unione Sarda del 3 giugno 2003
 
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Le leggi su misura scardinano lo Stato
di EZIO MAURO

Nel silenzio complice di un establishment per cui le regole sono ormai un optional e contano solo i rapporti di forza, Silvio Berlusconi sta deformando i canoni del nostro sistema, per sopravvivere politicamente. Nessuno minaccia la sua maggioranza, se non il suo stesso passato. Per impedire che venga svelato e giudicato da un Tribunale della Repubblica il Cavaliere cambia le regole del gioco mentre la partita è in corso e si regala l'impunità con il Lodo Maccanico. Poi minaccia gli alleati riottosi e promette una nuova guerra tra politica e magistratura, perché deve conquistare l'immunità per tutti, e in particolare per Cesare Previti.

C'è un punto che deve essere chiaro. Sulle guarentigie per le più alte cariche della Repubblica nelle forme e nei modi dovuti si può discutere e anche convenire, dopo un dibattito trasparente, condotto in nome dell'interesse generale. Ciò che non è accettabile, è ciò che sta avvenendo. Un imputato per reati gravissimi compiuti ben prima della sua stagione politica, mentre il processo è in corso ed è anzi alla vigilia della sentenza usa strumentalmente la maggioranza parlamentare che guida come presidente del Consiglio, e si costruisce con le sue stesse mani un salvacondotto personale ed immediato, per sfuggire al Tribunale che lo sta giudicando.

E' qualcosa di inconcepibile in uno Stato liberale, inaccettabile in uno Stato di diritto, mortificante in uno Stato democratico. Non è una norma, come si dice mentendo, per salvaguardare il Presidente del Consiglio durante il semestre europeo: è più miseramente una scappatoia per liberare un imputato dal suo giudice. Dei due personaggi che il Cavaliere incarna in questa triste vicenda, il Premier Berlusconi viene immiserito a strumento di un imputato, che lo costringe a modificare le leggi su misura della sua disperazione. Mentre l'imputato Berlusconi viene innalzato al rango di cittadino disuguale rispetto a tutti gli altri, perché la politica che lui controlla come un padrone è pronta a costruirgli leggi su misura per sfuggire alle sentenze. Come si vede, non è questione di destra o di sinistra, né tantomeno di giacobinismo o di garantismo, ma di regole liberali. Semplicemente, in Italia la legge non è più uguale per tutti. Per questo, anche se molti tacciono in un Paese assuefatto, noi non ci stiamo. In Italia non ci sarà un regime, come ci ammoniscono autorevoli colleghi. Ma quel che accade ci basta, per dire che non vogliamo essere complici.

(6 giugno 2003) da La Repubblica

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SCHEDA
Immunità, come funziona in Usa e in Europa

ECCO cosa prevede al legislazione di Usa, Gran Bregana, Francia e Germania in materia di immunità per chi siede in parlamento o fa parte del governo.

Gran Bretagna, attenuate le protezioni. Si prevede l'immunità per gli atti parlamentari e i voti espressi fin dal 1689. Una storia lunghissima confermata dalla prassi parlamentare e dalle convenzioni costituzionali. Nel passato il divieto di intrusione nella sfera parlamentare era tanto assoluto che non si poteva accedere neanche ai lavori preparatori per procedere all'interpretazione legislativa. Una rigidità superata all'inizio degli Anni '90, da quando cioè si permette la citazione in giudizio del parlamentare per le cause di diffamazione, e per estensione anche per altri reati comuni. I parlamentari non possono comunque essere arrestati, ma sono sottoposti a i poteri sanzionatori della Camera di appartenenza. La regina è insindacabile e gode di immunità assoluta. Non è così per i membri del governo che possono essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente anche degli atti compiuti nell'esercizio delle loro funzioni.

Francia, per i ministri niente barriera. La Costituzione francese prevede, nell'articolo 26, che un parlamentare non è responsabile "per opinioni o voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni". L'immunità vale sia in sede civile sia in sede penale. Sono esclusi però tutti gli atti e le dichiarazioni che non hanno un nesso diretto con l'attività parlamentare. Dunque non sono coperti dall'immunità articoli sui giornali, dichiarazioni fatte in riunioni private o pubbliche. Restano fuori dall'immunità anche atti compiuti per incarico del governo. Non è necessaria autorizzazione della Camera per l'esercizio dell'azione penale - modifica costituzionale del 1995 - ma l'assemblea può sospenderla, come per l'arresto, per la sessione in corso. Il presidente della Repubblica è totalmente irresponsabile, ma Chirac ha creato una commissione ad hoc per studiare modifiche. I ministri possono essere indagati qualsiasi momento.

Germania, politici uguali ai funzionari. A Berlino i parlamentari godono dell'immunità per tutto quello che fanno nella loro veste di deputati. Non possono essere arrestati o privati in altro modo della libertà senza l'autorizzazione del Bundestag. E il Bundestag si deve pronunciare anche in merito ad ogni procedimento penale che interessi un parlamentare. Il Cancelliere e i suoi ministri sono sottoposti alla normativa generale dei funzionari pubblici. Per i loro atti di governo non godono quindi di immunità, ma sono sottoposti al diritto comune dei funzionari. E per gli atti estranei all'attività di governo non godono di alcuna forma di immunità. Il presidente della Repubblica tedesca è perseguibile solo per violazione premeditata della Legge Fondamentale. Neanche i giudici della Corte costituzionale godono di immunità e anche loro sono sottoposti al regime dei dipendenti pubblici.

Usa, comitati etici per gli eletti. Gli Stati Uniti prevedono l'immunità per tutti i voti e le dichiarazioni politiche dei parlamentari. Senatori e deputati non possono essere quindi arrestati a meno che per "alto tradimento, reato grave e violazione dell'ordine pubblico". I parlamentari possono essere però perseguiti dai comitati etici di Camera dei rappresentanti e Senato per violazione dei codici etici dei due rami del Congresso. La Costituzione americana non prevede immunità particolare per il presidente e gli altri membri del governo. La Corte suprema ha stabilito però che il presidente gode di un'ampia immunità funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell'esecutivo. Nonostante questo negli ultimi 30 anni magistrati e autorità indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, costretto poi alle dimissioni per il Watergate, Reagan e Clinton.

(14 maggio 2003) da La Repubblica

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