Vi accludo un breve, ma
interessantissimo, articolo di Federico Rampini sul "mitico" e tanto decantato
libero Sistema Sanitario Privatistico Assicurativo Statunitense
(S.S.P.A.S.), modello di riferimento di tanti pseudoliberali nostrani,
troppo vicini alle assicurazioni per non esserne
interessati.
I detrattori del tanto vituperato
Sistema Sanitario Nazionale italiano, che con tutti i suoi difetti e' fra i
primi al mondo ed e' ancora migliorabile e correggibile, dovrebbero avere
molti motivi di riflessione ... Vogliamo favorire un simile futuro "à la carte" (di
credito) anche per noi?
Se potete diffondete
l'e-mail ai vostri amici...
Vi ringrazio,
cordialissimi saluti.
Luigi Sedita -
Responsabile Nazionale del Dipartimento Sanita' e Diritto alla Salute
dell'Italia dei Valori
PS
- Chi volesse poi consultare o scaricare il programma integrale della sanita'
dell'Italia dei Valori con tutte le proposte per correggere e migliorare il
Sistema Sanitario Nazionale italiano, lo puo' fare da http://www.antoniodipietro.it/presentazione/programma.php (quinto capitolo) .
Usa, la sanità diventa carissima ed è
crisi per il sistema privato.
Cure più costose, aumentano le tariffe assicurative.
Per un
americano su tre è il principale dei problemi, più del terrorismo o della
disoccupazione.
In un pronto soccorso prima
di metterti il gesso devi presentare la carta di credito.
Il Wall Street Journal denuncia quel modello che si
vorrebbe importare in Italia. Le aziende scaricano parte dei nuovi oneri sui
dipendenti o riducono le coperture. I giovani e forti, sani, salutisti e senza
figli vorrebbero che a pagare fossero gli altri.
di
Federico Rampini
SAN FRANCISCO - Oggi nella
classifica dei problemi che angosciano gli americani il vincitore assoluto è il
caro-sanità: il 36% lo considera l´emergenza più grave, molto peggio del
terrorismo o della disoccupazione, secondo un´indagine della Kaiser Family
Foundation. Da una settimana il grande quotidiano economico-finanziario (e
conservatore) "The Wall Street Journal" sbatte in prima pagina quasi ogni giorno
la crisi della sanità privata, quel modello americano che si vorrebbe importare
in Italia. "Con il rincaro delle cure mediche, i lavoratori devono pagare di
più" è il titolo di una delle puntate dell´inchiesta. Le grandi aziende che
offrono ai dipendenti l´assicurazione privata come parte dello stipendio, non ce
la fanno più a reggere l´aumento delle tariffe: 15% in un anno. Perciò scaricano
una parte dell´onere sui dipendenti, o riducono la copertura assicurativa, e
spesso fanno tutt´e due le cose. Su molte prestazioni (anche le visite mediche)
il paziente deve versare un ticket fino a 40 dollari, 200 dollari per il
ricovero ospedaliero. Negli ultimi sei anni queste spese "di tasca propria" sono
salite in media del 26%, oltre i 2.000 dollari all´anno per ogni
assicurato.
"L´esplosione dei costi sanitari aizza un
lavoratore contro l´altro", s´intitola un´altra puntata del Wall Street Journal.
E´ un racconto della "guerra tra poveri" che sta nascendo in molte aziende.
Oppressi dall´aumento dei contributi-ticket, e dal peggioramento delle
prestazioni, i dipendenti se la prendono con i colleghi. Magri contro obesi,
sobri contro bevitori, non fumatori contro fumatori, single contro genitori
profilici: ognuno cerca nel vicino di scrivania il malato o il "vizioso"
colpevole dell´iperinflazione dei costi. I giovani e forti, sani, salutisti e
senza figli, vorrebbero che a pagare di più fossero gli altri. Di certo alcune
epidemie sociali - come l´obesità da fast-food e vita sedentaria -
contribuiscono alla crisi. E´ anche vero che l´America nei suoi ospedali offre i
migliori specialisti, le apparecchiature più sofisticate, le cure più avanzate
del mondo: sono i privilegi di una società del benessere che investe enormemente
nella ricerca medica, ed hanno anche dei costi. Ma l´emergenza attuale rivela
difetti strutturali in un paese che ha creduto ciecamente nelle virtù
dell´assicurazione privata.
Negli Stati Uniti
rimangono in vita due sistemi di assistenza pubblica. Il Medicaid garantisce
cure e ricoveri ai poveri. Il Medicare copre i 40 milioni di americani anziani
(oltre i 65 anni) o portatori di handicap. Per gli altri - né poveri né vecchi -
non esiste una sanità di Stato. Le grandi imprese private generalmente offrono
ai propri dipendenti, come parte della retribuzione, un´assicurazione privata.
Ma solo il 60% delle aziende sotto i 200 dipendenti se lo può permettere.
Risultato: 41 milioni di americani non hanno alcuna copertura sanitaria. Basta
rompersi una gamba e finire in una "emergency room" (pronto soccorso) per vedere
le conseguenze: prima di metterti il gesso devi presentare la carta di credito,
e il conto sale subito a qualche migliaio di dollari anche per gli interventi
più banali. Di quei 41 milioni non tutti sono lavoratori sottopagati che
rischiano la miseria per una epatite. C´è anche una
fascia di ceto medio giovane (liberi professionisti, piccoli imprenditori) che
non si assicurano perché pensano di avere poche probabilità di ammalarsi: è un
difetto tipico del sistema privato, non obbligatorio, i cui costi salgono anche
perché i più sani non contribuiscono a finanziarlo.
D´altra parte pagarsi l´assicurazione privata da soli ha costi
esorbitanti. Con la Blue Shield - una delle più grandi compagnie - la mia
famiglia composta da quattro persone (due genitori quarantenni e due figli
adolescenti, non fumatori e senza malattie croniche) in California paga 1.500
dollari al mese per una polizza che non copre neppure le spese oculistiche, con
ticket da 30 dollari per le visite e severi limiti nella scelta degli ospedali
rimborsabili. In certi Stati la legge non vieta alle
compagnie di rifiutare la copertura a pazienti a rischio, o di "scaricare" il
paziente dopo un intervento chirurgico molto costoso o una malattia grave. Anche
pagando tariffe esose, non si ha quindi la garanzia di essere assistiti per
sempre (alcuni Stati come la California hanno limitato questa discrezionalità
delle compagnie).
L´efficienza del settore
privato è un mito crollato da tempo. I costi amministrativi di una compagnia
assicurativa arrivano a divorare il 10-12% del totale, mentre la tanto deprecata
burocrazia pubblica del Medicare costa solo il 2-3% e quindi lascia più risorse
per l´assistenza medica. In teoria la concorrenza tra privati dovrebbe
calmierare l´inflazione. Soprattutto le grandi aziende che assicurano
migliaia di dipendenti, dovrebbero avere il potere contrattuale per
mettere gli assicuratori in competizione, selezionare chi offre prestazioni
migliori a prezzi più bassi. Purtroppo non è così. Da anni le
compagnie assicurative applicano aumenti di tariffe praticamente
identici. I datori di lavoro sono costretti a subire. A loro volta si
rivalgono scegliendo polizze meno generose, alzando i ticket, o addirittura
riducendo i salari dei dipendenti: con la disoccupazione che sale, pur di
mantenere il posto i dipendenti accettano sacrifici. Sul banco degli imputati
assieme alle assicurazioni private c´è la grande industria farmaceutica, per le
rendite esose sui brevetti e la resistenza alla diffusione di quei farmaci
"generici" che costano molto meno. Una ricerca della Rand su 90.000 pazienti
affetti da malattie croniche come il diabete e l´ipertensione, rivela un´altra
realtà drammatica: l´aumento dei ticket costringe quei pazienti a ridurre del
10% l´acquisto di farmaci essenziali. Nonostante il disastro della sanità
privata denunciato da un giornale "amico" come il "Wall Street Journal", George
Bush ha proposto un´ulteriore privatizzazione: agli anziani coperti dal Medicare
vuole offrire il rimborso dei medicinali se passano alle assicurazioni private.
Ma al Congresso i parlamentari repubblicani si sono ribellati al presidente.
La privatizzazione del Medicare, impopolare anche
tra i pensionati benestanti, è un boccone indigesto perfino per la destra
americana.
LA REPUBBLICA -
Mercoledì, 18 giugno 2003 -
pag. 27 Cronaca
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