26/06/2003 07:19 Luigi Sedita
In linea con i punti specifici del programma nazionale della sanità dell'Italia dei Valori, bisogna insistere sulla appropriatezza delle prescrizioni, sulla verifica e sul controllo come strumenti ordinari di gestione, che nel tempo possono dare risultati più significativi e duraturi nell'ottimizzazione dei servizi. La recente proposta del ministro Sirchia di canalizzazione nel Ssn i fondi di malattia privati per la libera attività intramoenia, così come formulata, sembra un modo come un altro per introdurre le assicurazioni private nel servizio sanitario nazionale, dimezzando i livelli essenziali di assistenza, creando un iniziale doppio binario di assistenza (per i ricchi e per i poveri) e determinando in ogni caso una ulteriore spesa per prestazioni che già oggi dovrebbero essere gratuite. Lo stato e le regioni devono garantire ai cittadini i livelli essenziali di assistenza; se si vuole dare la possibilità di utilizzare i fondi integrativi e le assicurazioni in modo da accedere a prestazioni private, ma erogate dal pubblico secondo le regole del pubblico (tariffe controllate e ricevute fiscali obbligatorie...) potrebbe anche andare bene, ma se "il ministro si riferisce a tutele private di parte dei servizi essenziali", allora non ci siamo proprio.
Da notare fra l’altro nella relazione della Corte dei conti: - servizi appaltati: cresce
anche la spesa per servizi appaltati con la maggiore esternalizzazione di alcune
attività (lavanderia, mensa, pulizia: costo complessivo 2.857 mln) con tassi
decisamente elevati nel Lazio (16,2%), in Veneto (12,3%) e in Lombardia
(11,5%).
- ospedalità convenzionata: registrano la maggior incidenza sulla spesa corrente regionale nel Lazio (19,1%) e in Lombardia (15,6%), ...
-
Nell’agosto 2002 è stata ripartita l’ulteriore somma di 1.239 mln destinati al
completamento del programma di edilizia sanitaria. Al 31 dicembre solo Abruzzo,
Molise, Calabria e Puglia non avevano ancora stipulato gli accordi di
programma.
Toscana e Trento hanno ottenuto il finanziamento integrale dei progetti;
Campania e Friuli hanno registrato
solo rifiuti. «La capacità progettuale delle Regioni - chiosa la Corte - è
ancora da migliorare.
- le Regioni hanno continuano ad avere tutti gli obblighi, ma il Governo ha chiesto loro di farcela con meno risorse e con in più l’aggravante dell’«applicazione anticipata del blocco all’integrazione finanziaria pattuita».
Cordiali saluti.
Luigi Sedita -
Responsabile Nazionale del Dipartimento Sanità e Diritto alla Salute dell'Italia
dei Valori.
****************************************************************************************************************************
Prestazioni
appropriate, una chimera per la metà del Paese.
Ricorso
eccessivo al ricovero in ospedale.
Troppi ricoveri
inappropriati, troppe spese e sprechi economici e organizzativi: oltre la metà
delle Regioni ha ancora «ampi margini di
miglioramento».
È
questo il verdetto della Corte dei Conti sul fronte dell’erogazione delle
prestazioni ospedaliere.
Un
tema caldo affrontato - ricorda la Corte - tanto dall’accordo sui Lea, che ha
stilato la lista dei 43 Drg ad alto rischio di inappropriatezza, quanto dalla
Finanziaria 2003, che ha previsto l’adozione di criteri per limitare
l’erogazione di prestazioni non congrue.
Eppure, a oggi
oltre la metà delle Regioni e delle Province autonome supera di gran lunga
soglie accettabili di inappropriatezza dei ricoveri.
A
dimostrarlo è l’istruttoria condotta da un gruppo di lavoro composto dai
magistrati delle Sezioni regionali di controllo, istituito nel giugno 2002
presso la Presidenza della Corte.
Obiettivo del
lavoro era acquisire i dati necessari per costruire una serie di indicatori,
tramite i quali individuare numero e percentuale di prestazioni ospedaliere a
rischio
di
inappropriatezza, se trattate in regime di ricovero
ordinario.
Per poter sviluppare un confronto tra le diverse realtà, è stato preso come riferimento un dato medio nazionale a cui rapportare gli scostamenti di ciascuna.
In
tabella sono riportati i ricoveri complessivi per acuti nel 2001, con il calcolo
in percentuale dei ricoveri superiori a un giorno.
Quelli di un
giorno sono assimilati al day hospital e considerati potenzialmente
appropriati.
Nel 2001, per i 43 Drg a rischio di inappropriatezza segnalati dai Lea vi sono stati complessivamente 3.217.214 episodi di ricovero in regime ordinario per acuti.
Di questi, 1.385.636 - il 43,1% - sono stati fatti in regime di day hospital o di ricovero inferiore a due giorni. I 1.831.518 ricoveri ordinari uguali o superiori a due giorni hanno invece assorbito una percentuale uguale o superiore al 56,9 per cento.
Percentuali
sopra la media si registrano in tutto il Sud e in Abruzzo (che totalizza il
64,9%).
Nord e Centro
sono sotto media, con l’eccezione di Trento e Bolzano e della Lombardia (58,7
per cento).
Va
al Molise la palma della percentuale più alta di ricoveri a rischio di
inappropriatezza: la Regione raggiunge il 94,89%, ed è seguita da Calabria
(77,46%), Sicilia (65,21%),
Province autonome di Trento e Bolzano (entrambe oltre il 65%), Abruzzo
(64,93%),
Puglia (64,82%) e Basilicata (60,57 per cento).
Percentuali
altissime che, sottolinea ancora la Corte, «si traducono in un preoccupante
numero di ricoveri che non soddisfano il principio di appropriatezza
organizzativa e di economicità nell’utilizzazione delle risorse, secondo quanto
concordato nell’accordo sui Lea».
E a questo proposito la tabella costruita dai magistrati contabili è chiarissima, quando calcola il numero dei ricoveri in regime non appropriato di due o più giorni - in tutto 170.719 - corrispondenti alla “lista nera” dei 43 Drg, in eccedenza rispetto alla percentuale del 56,9% del dato medio nazionale.
«Il parametro
prescelto come soglia di non appropriatezza - individuato nello scostamento
dalla percentuale media nazionale - offre ampia possibilità di miglioramento
delle performance», sottolinea la Corte.
Che però fa
anche un’ulteriore comparazione, rapportando il numero di ricoveri sopra soglia
registrati in ogni Regione al totale dei ricoveri per acuti relativo ai
43
Drg.
Superano la soglia di appropriatezza la Lombardia (con 45.741 ricoveri, il 9,5% del totale); il Veneto (con 29.431, il 12,7% del totale); la Liguria (con 22.830 ricoveri, il 22,2% del totale); l’Abruzzo con 115 ricoveri (0,2% del totale); il Molise con 6.990 ricoveri (34,3% del totale); la Basilicata con 390 ricoveri (1,2% del totale); la Calabria con 24.284 ricoveri (20,5%). Valori sopra-soglia anche per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, tranne la Valle d’Aosta e il Friuli: la Sicilia con 28.877 ricoveri (8,3% del totale); la Sardegna con 2.484 ricoveri (2,4% del totale); Bolzano con 6.687 ricoveri (35,6% del totale); Trento con 2.890 ricoveri (19,9 per cento).
**********************************************************************************************************************************************
I
disavanzi anno per anno
Ripensare
l’incidenza dell’assistenza sanitaria sul Pil.
Cittadini
assistiti e conti in regola? «Mission impossibile» per i Governi
locali.
Le
Regioni non ce la faranno ad assicurare le prestazioni individuate come
essenziali dai Lea. E la situazione peggiorerà ancora. Tra crisi di liquidità,
ritardi di pagamento ai
fornitori e
messa in «mora automatica» (ex Dlgs 231/2002) che incideranno pesantemente sui
bilanci locali ed «effetti perversi» della legge 112/2002 che «mette a regime un
sistema di perdurante sottofinanziamento a fronte di livelli
prestazionali
da
garantire comunque».
Giudici
e Regioni: rivalutare i finanziamenti.
Sul capitolo Sanità, la Relazione snocciola un dato che fa rabbrividire: di sanzione in sanzione, nel quadriennio 2001-2004, «si rischia una sottodotazione di 42.529 mld della copertura dei fabbisogni di settore». Forse - scrive la Corte - l’obiettivo di mantenere il
finanziamento della sanità a quota 5,8% del Pil per poi passare al 6% va “ripensato”.
Il
plauso delle Regioni è stato immediato. Il presidente dei
Governatori,
Enzo Ghigo e il
vicepresidente Vasco Errani hanno reclamato la rivalutazione delle previsioni
programmatiche della spesa sanitaria per gli anni 2002, 2003 e
2004
nonché
l’immediata erogazione delle risorse rimaste in sospeso per il 2002 e il 2003
(rispettivamente 2,3 e 2,4 mld) «a meno di non voler ridurre la funzionalità del
Ssn».
La
crescita media del triennio a +7,9%.
A
fotografare i “macigni” con cui gli amministratori locali dovranno vedersela
nei
prossimi mesi è
proprio l’analisi che la Relazione della Corte dei conti dedica alle singole
categorie di spesa nel triennio 2000-2002. A fronte di un aumento medio
globale
annuo del 7,9%
della spesa sanitaria nazionale di parte corrente - avvertono i giudici - l’anno
più “dispendioso” è stato il 2000 e a far scattare il rosso dei conti sono
state
soprattutto le Regioni del Sud (Basilicata, +17,9%; Abruzzo, +18,5%; Calabria, +14,7%, Sardegna, +14,0%, Campania e Lazio, +13,6%). Omogenea, invece, la crescita registrata negli ultimi due anni per quasi tutte le grandi voci di spesa: star assoluta ancora una volta quella per il personale che nonostante la leggera flessione continua ad assorbire nel 2002 il 35,8% delle risorse. Seguono i beni e servizi (22%), mentre farmaceutica e ospedaliera convenzionata si collocano nei tre anni in esame tra il 10% e il 15 per cento.
-
Personale: i 674mila
dipendenti dal Ssn hanno rappresentato nel 2002 un costo pari a 27milioni di
euro (+2,63 rispetto al 2001): netta la prevalenza del ruolo
sanitario
(medici e
infermieri) che assorbe il 78,97% della spesa.
-
Farmaceutica: Terza in
ordine d’importanza relativa, la spesa pubblica per medicinali nel 2002 ha
assorbito circa il 15,1% della spesa corrente totale, mantenendosi nel 2,1%
oltre il tetto del 13% fissato dalla 405/2001. È tuttavia ben nota l’inversione
di tendenza
nell’evoluzione
della spesa di settore rispetto alla crescita eccezionale del 2001 (+33,3 per
cento).
-
Beni
e servizi: È la voce che
nel 2002 registra l’exploit più significativo con una crescita dell’8,1% a
fronte del modesto incremento (+1,3%) segnato l’anno
prima.
Regole,
vincoli, adesioni Consip non si sono insomma tradotte nell’attesa panacea: beni
e servizi assorbono nel 2002 il 22% della spesa. Nel dato disaggregato pesano
soprattutto gli acquisti del Nord: in particolare Umbria, Emilia Romagna,
Toscana e Valle d’Aosta fanno registrare percentuali superiori al 28%. In
crescita dell’8,5% rispetto al 2001 l’acquisto dei beni (per un totale di 7.541
mln) e in aumento a sua volta dell’8,8% cresce anche la spesa per servizi
appaltati con la maggiore esternalizzazione di alcune attività (lavanderia,
mensa, pulizia: costo complessivo 2.857
mln) con tassi
decisamente elevati nel Lazio (16,2%), in Veneto (12,3%) e in Lombardia
(11,5%).
Elevato infine
anche l’aumento percentuale della spesa per godimento di beni e servizi (+19,3%;
solo 527 mln in dato assoluto), attribuito soprattutto alle nuove forme di
leasing e service che si stanno progressivamente diffondendo fra le
aziende.
-
Ospedaliera
convenzionata: voce in
diminuzione nel 2001 (-1,25%) e in lieve
aumento nel 2002 (+ 0,38%), a fronte però di un importante + 10,5%
registrato nel 2000. In questa voce rientrano peraltro anche i costi per
l’assistenza offerta da Irccs pubblici e privati, ospedali classificati, case di
cura accreditate e cliniche universitarie, nonché i rimborsi per i ricoveri in
Italia e all’estero. Le differenziazioni regionali -
riconducibili
alla tipologia
delle strutture presenti nel territorio - registrano la maggior incidenza sulla
spesa corrente regionale nel Lazio (19,1%) e in Lombardia (15,6%), realtà ad
alto tasso di Irccs e Policlinici.
Accordi
di programma: quattro Regioni assenti.
La
Corte dei conti dedica l’ultimo paragrafo del capitolo relativo alla Sanità alla
voce investimenti, dando conto dello stato dell’arte sul programma di
investimenti ex art. 20
della
Finanziaria 1988. Nell’agosto 2002 è stata ripartita l’ulteriore somma di 1.239
mln destinati al completamento del programma di edilizia sanitaria. Al 31
dicembre solo Abruzzo, Molise, Calabria e Puglia non avevano ancora stipulato
gli accordi di programma.
Toscana e
Trento hanno ottenuto il finanziamento integrale dei progetti; Campania e Friuli hanno registrato solo rifiuti.
«La capacità progettuale delle Regioni - chiosa la Corte - è ancora da
migliorare».
All’inizio
furono «patti».
Poi,
il problema del fabbisogno statale ha preso il sopravvento e c’è stata una prima
«presa di distanza» dalla logica della concertazione. La spallata finale è
arrivata con la Finanziaria 2003 e con il sostanziale blocco a qualsiasi
possibilità di manovra sul versante delle entrate, che rende sempre più
difficile per le Regioni garantire l’equilibrio delle gestioni
finanziarie.
Suona così la
cronistoria con cui la Relazione della Corte dei conti sulla gestione
finanziaria delle Regioni negli esercizi 2001 e 2002, curata dal consigliere
Rita Arrigoni, illustra il deterioramento dei rapporti tra Regioni e Istituzioni
sull’onda dell’«insostenibile divaricazione tra tasso di crescita e tasso
d’evoluzione della spesa sanitaria».
«Governo, non
stai ai patti», accusavano le Regioni un anno fa, quando hanno cominciato a
registrare i pesanti effetti dei ritardi delle erogazioni promesse con l’accordo
dell’8 agosto 2001. L’analisi della Corte dei conti - nel ripercorrere il quadro
delle pattuizioni e dei reciproci impegni assunti da Governo e Regioni
dall’accordo del 3 agosto 2000 a oggi sembra giungere alla stessa
conclusione.
Il
primo «tradimento» - sottolineano i giudici contabili - è stato consumato con lo
slittamento al gennaio 2003
dell’integrazione al finanziamento 2001 pattuita con l’accordo dell’8
agosto 2001, che prevedeva severe sanzioni finanziarie per i Governi locali che
non rispettassero i nuovi vincoli e nessuna «analoga misura di garanzia per
l’eventuale inadempienza al patto da parte del versante
centrale».
Così, le Regioni sono state costrette a garantire la gestione sanitaria 2001 e 2002 con risorse «non in linea con l’accordo sui Lea» e ricorrendo a «onerose anticipazioni di cassa per fare fronte alla differenza fra costi delle prestazioni e finanziamenti assicurati». È stato questo insomma il primo sintomo di una «debolezza» del sistema di regolazione dei rapporti tra i due livelli istituzionali sicuramente aggravata dalle disposizioni della Finanziaria 2003: il congelamento della facoltà di manovra su addizionale Irpef e aliquota di compartecipazione Irap e l’ulteriore
sospensione dei
tempi per la soluzione degli ulteriori nodi del federalismo «rischiano di
bruciare l’intero anno fiscale».
Insomma la
contraddizione è evidente: le Regioni hanno continuano ad avere tutti gli
obblighi, ma si è chiesto loro di farcela con meno risorse e con in più
l’aggravante dell’«applicazione anticipata del blocco all’integrazione
finanziaria pattuita».
Una analisi
puntigliosa e un po’ spietata che la Corte dei conti conclude con un
interrogativo (ce la faranno le Regioni ad «assicurare ai livelli di assistenza
il complesso delle prestazioni individuate come essenziali con l'accordo del
novembre 2002?») e un suggerimento salomonicamente rivolto a entrambi i poteri
in gioco: fate un «uso più cauto dell’esercizio della potestà legislativa». Il
perché è spiegato subito dopo: il riassetto dei poteri dettato dalla riforma
federalista assegna alle Regioni «un ruolo fondamentale nel quadro di un
pluralismo istituzionale che postula rispetto e garanzia». E che il «principio
di leale collaborazione espressamente evocato nell’accordo interistituzionale
sul federalismo del 20 giugno» prevede «la ricerca della più ampia convergenza
fra livelli di governo» per arrivare a
soluzioni
«condivise».
****************************************************************************************************************************
pagine
a cura di Paolo
Del Bufalo, Barbara Gobbi, Sara Todaro.
----
Email.it, the professional e-mail,
gratis per te: clicca qui
Sponsor:
Cerchi le recensioni su Mostre
e Fiere verdi? Oppure le schede di
mantenimento delle piante da interno? Vai
su Artefiori Magazine...
SFOGLIALA, NON APPASSISCE!
clicca qui
Clicca qui
----
Email.it, the professional e-mail, gratis per te: clicca qui
Sponsor:
Speciale voli a soli 80 Euro...affrettatevi, cliccate e partite per la Scandinavia
Clicca qui