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L'opuscolo "Berlusconi", tradotto in quattro lingue
(francese, inglese, spagnolo e tedesco) è stato distribuito da Gianni Vattimo
(su domanda del quale il libretto stesso è stato
redatto) a tutti i Parlamentari europei nel pomeriggio del 2 luglio 2003, giorno della
presentazione, da parte del presidente del Consiglio dei Ministri italiano
Silvio Berlusconi, del programma della presidenza italiana dell'Unione Europea.
Il contenuto del testo è qui di seguito riportato integralmente nelle cinque
lingue, e la sua consultazione è agevolata dalla possibilità di visionare
nella lingua scelta i singoli capitoli a partire dall'indice. Editing del documento (cartaceo e on line): Mario Cedrini
e Stefano Cardone. Marco Travaglio e Peter Gomez INDICE Lettera di
presentazione di Gianni Vattimo Lettera di
presentazione di Gianni Vattimo Caro Collega, il breve testo che troverà in allegato è una sommaria presentazione del
personaggio che, secondo le regole della rotazione, occuperà nel prossimo
semestre il posto di presidente del Consiglio Europeo. Questa presentazione è
stata preparata da due giornalisti italiani, Marco Travaglio e Peter Gomez,
che da tempo seguono le vicende politiche e
giudiziarie di Silvio Berlusconi e ne scrivono sulla stampa italiana. Non
sempre, però, queste vicende sono conosciute adeguatamente negli altri Paesi
dell'Unione. So bene che proprio in questi giorni, in occasione dell'inizio
del "semestre italiano", molta stampa europea ha fornito più
informazioni del solito sul discusso personaggio. Ma siccome si attribuisce
agli italiani, anche ai partiti di opposizione,
l'intenzione di contribuire al "successo" del semestre europeo del
nostro premier, io diffondo questo opuscolo informativo proprio perché non
intendo contribuire in alcun modo a tale successo. Anzi, credo che un vero
successo dell'Italia, e anche dell'Europa, si possa realizzare solo riducendo
al minimo il danno che la democrazia, l'indipendenza dell'Europa dagli Usa,
la libertà di informazione, la lotta contro la
corruzione, possono ricevere dalla presidenza europea di Silvio Berlusconi.
Una conoscenza dettagliata e, nonostante le apparenze, obiettiva, della sua
storia affaristico-politico-giudiziaria può, spero, servire a questo scopo. Un cordiale saluto Gianni
Vattimo VITA DI
BERLUSCONI . CRONOLOGIA 1936. Nasce a Milano il 29 settembre, primo
di tre figli (due maschi e una femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla
Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga. 1954. Prende la maturità classica al
liceo salesiano Copernico e s'iscrive
all'Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo
ai matrimoni e ai funerali, suona il basso e canta nella band dell'amico
d'infanzia Fedele Confalonieri (anche sulle navi da crociera). 1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni. 1961. Si laurea in legge con 110 e
lode, a Milano: tesi sugli aspetti giuridici del contratto pubblicitario, e
vince una borsa di studio di 2 milioni messa in palio dalla concessionaria
Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare. E si dà all'edilizia,
acquistando un terreno in via Alciati,
grazie alla garanzia fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura
anche un socio, il costruttore Pietro Canali. Nasce la
Cantieri Riuniti Milanesi. 1963. Fonda la Edilnord
Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il
commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la
misteriosa finanziaria luganese Finanzierungesellschaft
für Residenzen Ag). Nel
1964 apre un cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila
abitanti. Nel 1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a
vendere nemmeno un appartamento. Poi, non si sa come,
riesce a venderlo al Fondo di previdenza dei dirigenti commerciali. 1965. Sposa Carla Elvira Dall'Oglio,
genovese, che gli darà due figli: Maria Elvira
(1966) e Piersilvio (1969). 1968. Nasce l'Edilnord 2, acquistando
terreni nel comune di Segrate, dove sorgerà Milano 2. 1969. Brugherio è completa con 1000
appartamenti venduti. 1973. Fonda la Italcantieri
Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie
ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding
(amministrata dal finanziere Ercole Doninelli).
Acquista ad Arcore, grazie ai buoni uffici dell'amico Cesare Previti, la
villa Casati Stampa con tutti i terreni ad Arcore, a
prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore
dell'unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e
contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui. 1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce l'Immobiliare San Martino, amministrata da un
ex compagno di università, Marcello Dell'Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all'etere col nome
di Canale 5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati,
affiancato dal boss mafioso Vittorio Mangano,
assunto in Sicilia da Dell'Utri come "fattore", cioè come
amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore soltanto un
anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due arresti e a un'inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite
della villa amico di Berlusconi. 1975. Le due
fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e la Milano 2. Ma
Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza
della Fininvest. 1977. Appena divenuto Cavaliere del
Lavoro, acquista una quota dell'editrice de Il
Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli. 1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore
di oggi, di cui almeno una quindicina in contanti,
per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana che compongono la
Fininvest, di cui si ignora tutt'oggi la
provenienza. Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e
della sua ascesa al governo. 1978. Si affilia alla loggia massonica
deviata e occulta "Propaganda 2" (P2) del maestro venerabile Licio
Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere crediti
oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl
(due banche con alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E
inizierà a collaborare, con commenti di politica economica, al "Corriere
della Sera", controllato dalla P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto "eversiva", con un
provvedimento del governo Spadolini. 1980. Berlusconi fonda, con Marcello
Dell'Utri, Publitalia 80, la concessionaria pubblicitarie per le reti tv.
Conosce l'attrice Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini,
che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di Milano senza veli. Se ne
innamora. La nasconde per tre anni in un'ala segreta della sede Fininvest in
Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane incinta e nel 1984, sempre nel
segreto più assoluto, partorisce in Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi
la riconosce. Padrino di battesimo, Bettino Craxi. 1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e
Giuliano Turone, indagando sui traffici del
bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli elenchi degli
affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce
danni dallo scandalo che travolge il governo, l'esercito, i servizi segreti e
il mondo del giornalismo. 1982. Berlusconi acquista l'emittente
televisiva Italia 1 dall'editore Edilio Rusconi. 1984. Berlusconi acquista l'emittente Rete 4
dalla Mondadori: ormai è titolare di tre network televisivi nazionali, e può
entrare in concorrenza diretta con la Rai. Ma tre
pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che consentono
le trasmissioni illegali di programmi in "interconnessione", cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale.
Craxi vara un decreto urgente (il primo "decreto Berlusconi") per
legalizzare la situazione illegale. Ma il decreto non viene
convertito in legge perché incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il
secondo "decreto Berlusconi"), minacciando i partiti alleati di
andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio '85 il decreto sarà approvato, dopo che il
governo avrà posto la questione di fiducia. 1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell'Oglio
e ufficializza il legame con Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora
(1986) e Luigi (1988). Le seconde nozze verranno
celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il sindaco socialista di
Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi.
Testimoni degli sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e
Gianni Letta. 1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988 vincerà il
suo primo scudetto). Intanto fallisce l'operazione La Cinq
in Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel '90. E' Jacques Chirac a cacciarlo dal
suolo francese, definendolo "venditore di minestre". 1988. Il governo De Mita annuncia la
legge Mammì sul sistema radiotelevisivo. Che in pratica
fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza imporre al Cavaliere alcun
autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la Standa.
La legge verrà approvata nel 1990. 1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e
De Benedetti per il controllo della Mondadori, la prima casa editrice che
controlla quotidiani (La Repubblica e 13 giornali locali), settimanali
(Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri.
Grazie a una sentenza del giudice Vittorio
Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti
dall'avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la
Mondadori al suo concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi
alla restituzione a De Benedetti almeno di Repubblica,
Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi. 1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra
le polemiche: Berlusconi può tenersi televisioni (nel frattempo è entrato
anche nel business di Telepiù) e Mondadori, dovendo
soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene
girato nel '90 al fratello Paolo). 1994. Berlusconi, ormai orfano dei
partiti amici, travolti dallo scandalo di Tangentopoli, entra direttamente in
politica, fonda il partito di Forza Italia, vince le elezioni politiche del 27
marzo alla guida del Polo delle Libertà e diventa
presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene
coinvolto nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22
dicembre è costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega
Nord, che non condivide più la sua politica sociale e preme per la
risoluzione del conflitto d'interessi. 1996. Berlusconi, indagato nel frattempo
anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscali e soprattutto
corruzione giudiziaria insieme a Previti, si ricandida
alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del centrosinistra
(Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all'opposizione, alle prese con una
serie di inchieste giudiziarie e di processi,
conclusi con diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni
e (raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione. 2001. Il 15 maggio vince le elezioni
alla guida della Casa delle Libertà e torna alla presidenza del Consiglio. La vita e la carriera dell'imprenditore
Silvio Berlusconi, nonostante le biografie autorizzate che il protagonista ha
fatto pubblicare o propiziato nel corso degli anni con fini auto-agiografici,
rimane costellata di buchi neri e di domande senza risposta. Piccolo
riepilogo degli omissis più inquietanti. 1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963
da Silvio Berlusconi per costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che
vi operano), oltre al futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro
Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti
(quelli che finanziano l'operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare
dell'omonima banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l'avvocato
d'affari Renzo Rezzonico, legale rappresentante di
una finanziaria di Lugano: la "Finanzierungesellschaft
für Residenzen Ag",
di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato enormi
capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel momento,
non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota. 2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi
Berlusconi lavora per tutta la vita, da semplice impiegato a direttore
generale, ecco la risposta di Michele Sindona (bancarottiere piduista legato
a Cosa Nostra e riciclatore di denaro mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli
domanda quali siano le banche usate dalla mafia: "In Sicilia il Banco di
Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in piazza
Mercanti". Cioè la Rasini, dove - ripetiamo -
Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino a
diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti
mafiosi e narcotrafficanti siciliani
come Antonio Virgilio, Salvatore Enea, Luigi Monti, legati a Vittorio
Mangano, il mafioso che lavora come fattore nella villa di Berlusconi fra il
1973 e il 1975. 3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas
(una sorta di Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio
accomandatario c'è sua cugina Lidia Borsani, 31
anni. E i capitali li fornisce un'altra misteriosa finanziaria luganese, la "Aktiengesellschaft
für Immobilienanlagen in Residenzentren
Ag" (Aktien),
fondata da misteriosi soci appena 10 giorni prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce nel
nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel 1975
per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come
presidente della Fininvest. Intanto nascono decine di società intestate a parenti
e figuranti, controllate da società di cui si ignorano
i veri titolari. Come ha ricostruito Giuseppe Fiori nel libro "Il
venditore" (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri nasce nel 1973,
costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen
Sa" di Lugano (legata al finanziere Tito Tettamanzi,
vicino alla massoneria e all'Opus Dei) e "Eti A.G.Holding" di
Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema
destra, Ercole Doninelli, proprietario di un'altra
società, la Fi.Mo, più volte inquisita per
riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani). 4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San
Martino", amministrata da Marcello Dell'Utri e capitalizzata da due
fiduciarie del parabancario Bnl: la
Servizio Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei)
e la Saf (Società Azionaria Finanziaria,
rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e prestanome,
"figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai suoi
cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il
gruppo Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d'Italia Francesco
Giuffrida e il sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della Procura di Palermo al
processo contro Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione
mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il 1978 e il 1985 almeno 113
miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni di euro
di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni
"mascherati", dei quali tuttoggi "si
ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene che sono i
capitali mafiosi "investiti" nel Biscione
dalle cosche legate al boss Stefano Bontate. La
difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti,
anche se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso
consulente tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti,
ammette l'"anomalia" e l'incomprensibilità di alcune
operazioni dell'epoca. 5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da
Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera
minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel 1970, la
settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d'autore, parco di un
milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine,
centinaia di ettari di terreni. La
Casati è assistita da un pro-tutore, l'avvocato Cesare Previti, che è
pure un amico di Berlusconi, figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e
dirigente di una società del gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla
fortunata coincidenza, la favolosa villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell'epoca: un prezzo
irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di alcune società immobiliari non quotate in borse, così
che, quando la ragazza si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i
titoli, si ritrova con una carrettate di carta. A quel punto, Previti e
Berlusconi offrono di ricomprare le azioni, ma alla metà del prezzo
inizialmente pattuito. Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha
assolto gli autori del libro "Gli affari del presidente", che
raccontava l'imbarazzante transazione. 6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello
Dell'Utri, ingaggia come fattore (ma recentemente Dell'Utri l'ha promosso
"amministratore della villa") il noto criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato
Vittorio Mangano. Il quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di aver organizzato il sequestro di Luigi
d'Angerio principe di Sant'Agata,
che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi,
Dell'Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà
condannato persino per narcotraffico (al
maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino) e, nel 1998, all'ergastolo per
omicidio e mafia. 7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si
affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile
Licio Gelli dall'amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la
tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo
0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della "Servizio
Italia" di Graziadei ai crediti facili e
ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il
piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con
il "Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di Bella e
controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani. 8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi
riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di
Finanza nella sede dell'Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia per un
"un semplice consulente esterno" addetto "alla
progettazione di Milano 2". In realtà è il proprietario unico
della società, intestata a Umberto Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta
l'ispezione, sebbene abbiano riscontrato più di un'anomalia nei rapporti con
i misteriosi soci svizzeri. Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo
Maria Berruti, Salvatore
Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà le Fiamme Gialle pochi mesi dopo
per andare a lavorare per la Fininvest come avvocato d'affari (società
estere, contratti dei calciatori del Milan, e così
via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e
poi assolto), tornerà in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di
Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia
e condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di reclusione per
favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla
loggia P2. 9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza
di Milano, che sta controllando i telefoni di Berlusconi nell'ambito di
un'inchiesta su un traffico di droga, redige un rapporto investigativo in cui
si legge: "E' stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi
finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in
Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il predetto
sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi di
società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque all'estero. Operativamente le società in
questione avrebbero conferito ampio mandato ai professionisti della
zona". Per otto anni l'indagine, seguita inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all'Ufficio istruzione,
da anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere
Filippo Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed
ex socio di Marcello Dell'Utri) langue, praticamente
dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese
Anna Cappelli archivierà tutto. 10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato
fra il Cavaliere e la Legge risale al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di
Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa di applicare le norme che regolano
l'emittenza televisiva e che il Cavaliere ha deciso di aggirare, trasmettendo
in contemporanea gli stessi programmi su tutto il territorio nazionale. I tre
magistrati fanno presente che è vietato, non si può e bloccano le
attrezzature che consentono l'operazione fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici, poi
scatena il popolo dei teledipendenti con lo
slogan "Vietato vietare", opportunamente rilanciato dallo show del
giornalista piduista Maurizio Costanzo. Lo slogan viene
subito tradotto in legge dal presidente del Consiglio Bettino Craxi. Il quale
abbandona una visita di Stato a Londra per precipitarsi in Italia e varare un
decreto legge ad personam
("decreto Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali
del suo compare. Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito,
qualcuno non ci sta. E il decreto viene bocciato
dall'aula come incostituzionale. Due dei tre pretori reiterano il sequestro
penale delle attrezzature utilizzabili oltre l'ambito locale. Così Craxi
partorisce un secondo decreto Berlusconi, agitando davanti ai riottosi
partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo e delle elezioni
anticipate, in caso di mancata conversione in legge. Provvederà poi lo stesso
Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest
sulla televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche
"legge-Polaroid" per l'alta fedeltà con cui fotografa lo status
quo. TUTTI I
PROCESSI DI BERLUSCONI Bugie sulla loggia P2 (falsa
testimonianza) La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole
di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua
iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. Interrogato
sotto giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta
della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è
di poco anteriore allo scandalo [
]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta".
Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e
aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello di Venezia
scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non
rispondano a verità [
], smentite dalle risultanze
della commissione Anselmi e dalle stesse
dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e
mai contestate [
]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il
falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e
"compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi
del delitto di falsa testimonianza". Ma
"il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia". Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione) I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e
quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche).
Appello: prescrizione per tre tangenti
(grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma
II art.530 c.p.p) per la
quarta. Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell'imputato
poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e
concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere
valenza probatoria".
Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene
due riferimenti alla classica insufficienza di prove. La Cassazione non può
entrare dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza
precedente con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma
oppure annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale
rimandano esplicitamente all'"articolo 530 cpv":
dove "cpv" significa
"capoverso", cioè comma 2 ("prova
contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora
più chiari. Si legge infatti: "Tenuto conto di
quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di
Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte
d'appello...". All Iberian 1 (finanziamento
illecito ai partiti) I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21
miliardi versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino
Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza
dell'innocenza".
Cassazione: prescrizione confermata, con condanna
al pagamento delle spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l'altro
si legge: "Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche
ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All
Iberian al conto di transito Northern Holding
[Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale
proprietario e presidente. [
] Non emerge negli atti processuali l'estraneità
dell'imputato". All Iberian 2 (falso in
bilancio) Processo sospeso in attesa che sulla
legittimità delle nuove norme in materia di reati societari approvate dal
governo Berlusconi si pronuncino l'Alta Corte di giustizia europea e la Corte
costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto. Medusa Cinema (falso in
bilancio) I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi
di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una
serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi). Appello: assoluzione con
formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così
ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della
compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi
(condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i
giudici: "La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia
Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del
patrimonio di Berlusconi postulano l'impossibilità di conoscenza sia
dell'incremento sia soprattutto dell'origine dello stesso". Cassazione:
sentenza d'appello confermata. Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio) I grado: assoluzione dall'appropriazione
indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero
all'ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di
secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali
"indubbiamente ha concorso Berlusconi".
Appello: confermata l'assoluzione dalle prime due
accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il
secondo rimane ma è coperto da amnistia. Cassazione:
in corso. Caso Lentini (falso in bilancio) I grado: il reato (10 miliardi versati in nero
al Torino Calcio in occasione dell'acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova
legge sul falso in bilancio.
Appello: in corso. Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio) Il gip Fabio Paparella
ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio,
i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati dal gruppo
Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B della
Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato
ricorso in Cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare
gli ha impedito di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle
nuove norme sui reati societari e con il trattato dell'Ocse. Lodo Mondadori (corruzione
giudiziaria). Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in
primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato
prescritto dalla Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle
motivazioni della Cassazione, tra l'altro, si legge: "il
rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni
di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è diventato
presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per
nulla incongruo
". Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria) A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati
da Berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del
premier è stata stralciata dal processo principale. Ed
è stato creato un processo parallelo, che però Berlusconi ha sospeso fino al
termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica
istituzionale) facendo approvare a tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle
arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento. Sme-Ariosto (falso in bilancio) In seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto
societario, questo capo d'imputazione contestato a Berlusconi per il denaro
versato - secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il
processo è fermo in attesa che l'Alta Corte di
giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le
normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva
per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico.
Come tutti gli altri procedimenti ancora in corso a carico
di Silvio Berlusconi. Diritti televisivi (falso in
bilancio -?- e frode fiscale) Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio De
Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale -
secondo l'ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo l'ingresso in
politica nel '94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell'azienda. Oggetto dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti
cinematografici e televisivi da majors americane,
con vorticosi passaggi fra una società estera e l'altra del gruppo
Berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei
beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello stesso
Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti
dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in
circa 180 milioni di euro nel 1994. Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna) Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr
Garzòn Real, dopo aver
chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell'immunità in modo di poterlo
giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta. Per questo il
procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel
maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di
nuovo alle autorità italiane. Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a
Marcello Dell'Utri e ad altri dirigenti del gruppo Fininvest - di aver
posseduto, grazie a una serie di prestanomi
e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario
dell'emittente Telecinco eccedenti rispetto ai
limiti dell'antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25
per cento delle quote azionarie. Mafia (concorso esterno in associazione
mafiosa e riciclaggio di denaro sporco) Indagini archiviate a Palermo su richiesta
della Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. Bombe del 1992 e del 1993 (concorso
in strage) Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta
sui presunti "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992
(Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state
archiviate per scadenza dei termini d'indagine. A
Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente
episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista
realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent'anni
guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi.
Aggiunge il giudice fiorentino che esiste "una obiettiva
convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune
qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]:
articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del
garantismo processuale asseritamente trascurato
dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso delle
indagini, addirittura "l'ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di
Berlusconi e dell'Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la
sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle
indagini preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori
elementi. Il gip di Caltanissetta
Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del fascicolo hanno
ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra
uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati
in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell'Utri]. Ciò di per sé
legittima l'ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e
Dell'Utri, essi possano essere stati individuati
dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del quadro indiziario impone
l'archiviazione". C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise
di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001
ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel capitolo
intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina
e gli on. Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia
intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo
economico". Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto
politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi
equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e
dell'economia". Cioè a "indurre nella
trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso
nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra
aveva beneficiato". TUTTO CIÒ CHE
PENSO DI BERLUSCONI di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo
Berlusconi Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E' una costola
del vecchio regime. E' il più efficace riciclatore dei calcinacci del
pentapartito. Mentre la Lega faceva cadere il
regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale.
Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete
visto, oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre? Berlusconi è bollito. E' un povero pirla, un
traditore del Nord, un poveraccio asservito all'Ulivo, segue anche lui
l'esercito di Franceschiello dietro il caporale
D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la
Lega non va con i morti. La trattativa Lega-Forza Italia se
l'è inventata lui, poveraccio. Il partito di Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la
bistecca e la Lega il pestacarne. Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un
kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il
capocomico del teatrino della politica. Un Peròn
della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha
qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è
una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio. Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla
meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per
fregare il Nord. La Fininvest è nata
da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è
un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che
Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di
Berlusconi non ce ne fotte
niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della
mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga.
A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla
Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto,
di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa
banca lavorava anche il padre di Silvio e c'erano i conti di numerosi
esponenti di Cosa Nostra. Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il
progetto Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding.
Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove
vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la
droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora
gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia
della caduta del suo governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io
a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io
l'ho abbattuto. Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il
mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo
e il meridionalismo. Discutere di par condicio è
troppo poco: propongo una commissione di inchiesta
sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni
fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa
Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte.
Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la
banca di Cosa Nostra a Milano. Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli
interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili
che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate
che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono
la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al
Nord. Palermo ha in mano le televisioni, in grado
di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord. Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche
regionali, in barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono
vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che
'pecunia non olet'. C'è denaro buono che ha odore
di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se
non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo,
niente più accordi col Polo. Tre anni fa pensarono di farci il
maleficio. Il mago Berlusconi ci disse: "Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e mandammo
indietro il maleficio al mago. Non c'è marchingegno stregato che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo.
Con questa gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita
Dell'Utri, inquisito per mafia. La "Padania" chiede a Berlusconi
se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera! Doveva
andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid? Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli
interessi dei cittadini? Quando quello piange,
fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene, che non è ancora riuscito a
mettere le mani sulla cassaforte. Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser
si metta in testa che con i bergamaschi io ho fatto
un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto di tutto per avere il
cambiamento. E non c'è villa, non c'è regalo, non c'è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso
deve sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due secondi, e dovrà scappare di
notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli del
Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all'inglese e
scaraventano tutto nel Lambro. Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma. Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente
di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con
le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio
del venditore di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro
la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sudamerica.
Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per
condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in nessuna parte del
mondo. E' ora di mettere fine a questa vergogna. Se
lo votate, quello vi porta via anche i paracarri. Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno
cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di
buona donna, e per questo lo tengono in piedi. Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone
forzitalista e polista, il partito degli americani,
gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l'arcorista è sempre stato un problema di
"Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma attento, Berlusconi: né
mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere
la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all'Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che dovrà sparire dalla circolazione, non la
Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, è la Storia che
litiga con lui. (le frasi contenute nel testo
sono state pronunciate testualmente da Umberto Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo governo Berlusconi,
dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994 e prima della loro
riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle dichiarazioni,
tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le seguenti:
1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994; 1,12,17 giugno
1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994; 6,20,23 dicembre
1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10 giugno 1995; 29
luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno 1998; 22 luglio
1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile
1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre 1999) |
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Sebbene non sia stato incluso nell'opuscolo per ragioni di spazio, riportiamo
anche il capitolo
"Tutte le bugie
di Berlusconi", sempre ad opera dei due autori, nella sola versione italiana.
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come
ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo
di chi dice la verità"
(Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli,
il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001,
lo conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E
diceva: "Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti,
sempre anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne".
Una pulsione incontenibile e irrefrenabile, quella del
presidente del Consiglio italiano verso la menzogna. Persino in
Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte d'Appello di Venezia l'ha
riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici sotto giuramento: "Il
Berlusconi - si legge nella sentenza - deponendo avanti il Tribunale di Verona,
ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi obiettivi e soggettivi del
contestato delitto": cioè la falsa testimonianza,
a proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato,
fu dichiarato estinto grazie a una provvidenziale
amnistia approvata nel 1989. Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata
dinanzi a un giudice) comporta l'immediato
impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In Italia, entra a Palazzo
Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come prima
e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle bugie
berlusconiane.
BERLUSCONI
GIOVANE
"La mia
carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr)
è cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989).
Ma secondo Giuseppe Fiori, suo biografo non
autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano.
"Al 'Gardenia' (un locale notturno, ndr)
di Milano, come poi sarebbe avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in
pista per ballare con le bionde" (ibidem). Ma
Berlusconi non ha mai suonato a Parigi.
"Ho
studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per
mantenermi dovevo suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989).
Ma Berlusconi non ha mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano.
"A Parigi
facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri
dubbi sui titoli sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.
BERLUSCONI
INCAPPUCCIATO
"Non
ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque
che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale
di Verona). Berlusconi s'iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò
regolarmente la quota di iscrizione di 100 mila lire.
Di qui la falsa testimonianza.
"Basta con
questa storia della P2: l'ho già detto, ricevetti la tessera per posta e non
pagai neppure la quota d'iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile
della loggia P2, "Berlusconi ha fatto la normale iniziazione alla loggia
P2".
BERLUSCONI
IMPRENDITORE
"Il signor
Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non ha mai chiesto
alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95).
Ma la Fininvest è sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi;
e ha ricevuto contributi pubblici, tanto per l'editoria (5 miliardi e rotti all'anno per Il Giornale, intestato al fratello
Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla moglie Veronica), quanto
per la cassa integrazione alla Standa e alla
Mondadori.
"La legge
Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95).
All'epoca della legge Mammì (che nell'agosto 1990 ha regolamentato
il sistema radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano
pressappoco le stesse del '95.
"La Mammì
ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha
impedito di tenere le pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I
quotidiani erano uno solo: il Giornale (subito passato al fratello
Paolo); le pay tv non esistevano
ancora, visto che Tele+ è nata il 20 ottobre '90.
"E' una
falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci sia
Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e
non rinnego nulla di ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94).
Ma era stato lo stesso Berlusconi a confessare, il
13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato l'anchor man Gianfranco Funari su
ordine di Craxi ("Non è un mistero - aveva ammesso il Cavaliere - che
Berlusconi è sempre stato schiavo del Principe, e in più di un'occasione ho
dovuto tenerne conto. Un anno fa, se ricordate bene, io stavo
aspettando le concessioni televisive...").
BERLUSCONI
CANDIDATO
"Tutti mi
chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello
che posso fare. Se io facessi la scelta politica
dovrei abbandonare le televisioni e cambiare completamente mestiere. Un partito
di Berlusconi non c'è stato, nè ci
sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia
e Berlusconi si candida alla presidenza del Consiglio.
"Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario,
sarà la ventesima volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi
contro gli attuali protagonisti della politica. E perciò farà finta anche
stavolta di non leggere la mia smentita, per cui mi
toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e chissà per quante altre volte
ancora" (Epoca,
23-10-93). Come sopra.
"Il mio
presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni
giornali"
(alla commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.
BERLUSCONI
PREMIER/2
"Il nostro
futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti" (6-2-94).
Invece sarà Alfredo Biondi.
"Credo che
al ministero dell'Interno ci sia bisogno di una persona esperta... di un
nonno" (La
Stampa, 20-4-94). Infatti
offre il ministero al pm Antonio Di Pietro (44 anni),
ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista Roberto Maroni (39 anni).
"Siamo
orientati ad un governo molto snello, magari con meno sottosegretari: sarebbe
una bella rottura con il passato" (12-4-94).
I sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai
precedenti governi Ciampi e Amato.
"Il
criterio per l'assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico,
nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti,
per esempio, la latinista Adriana Poli Bortone andrà
alle Risorse Agricole.
"Questo
governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione
della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da
questo governo non verrà mai messa in discussione
l'indipendenza dei magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo
Berlusconi metterà quotidianamente in discussione l'indipendenza dei giudici e
approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di
Biondi, detto anche "decreto salvaladri",
che vieta l'arresto per i reati di corruzione, concussione, finanziamento illecito
e falso in bilancio.
"Falcone e
Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E' nel loro nome che il governo
si sente vincolato a proseguirne l'opera. Sarebbe suicida abbassare la guardia
contro la criminalità. Bisogna invece dotare di strumenti migliori la polizia e
la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera il 18-5-94).
Il primo governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di smantellare la
legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e Borsellino: carcere
duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri nelle isole e così
via.
"Vi
assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94).
"Nel Consiglio dei ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola
'condono'. Sono i giornali che vogliono farci apparire come gli altri
governi" (23-6-94). Un mese dopo il suo
governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale.
"Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai
mi occuperò di questioni televisive, per non dare l'impressione di voler
favorire i miei affari, anzi starò più dalla parte della Rai
che della Fininvest" (30-5-94). Pochi giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l'intero consiglio d'amministrazione
della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con appositi direttori di
rete e tg. E proclama:
"E' certamente anomalo che in uno Stato democratico esista un servizio
pubblico televisivo contro la maggioranza che ha espresso il governo del Paese.
Questa Rai non piace alla gente: me l'ha detto un
sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve"
(7-6-94).
"Le nonne,
le mamme e le zie d'Italia stiano tranquille: non sarà toccata una lira delle
pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi
tenta una riforma che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una
manifestazione sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione
del suo ministro del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord che lascia il governo e
lo rovescia.
BERLUSCONI
OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle
libertà"
(20-4-95). L'Osservatorio dell'università di
Pavia sulle televisioni dimostra, ininterrottamente dal 1995, che i politici
più presenti sulle reti televisive sono Berlusconi e i suoi uomini.
"Pochi
ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque
cosa, tranne che la British Telecom" (Liberal,
4-4-95). Ma è vero il
contrario. Scrive infatti Margaret
Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street", Sperling
& Kupfer, 1994, pag.577):
"British Telecom fu il
primo servizio pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua
vendita pose le basi del capitalismo ad azionariato
popolare in Gran Bretagna... Fui più che soddisfatta
quando nel novembre 1984
British Telecom
fu finalmente privatizzata".
"Non so se
avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La presidenza del
Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa
ambizione personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io
potrei restare leader del Polo in cabina di regia" (13-4-95).
"Adesso che si torna al teatrino della politica, diventa inutile che io
resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende" (31-5-95). "Il ruolo di
regista delle riforme, come leader del Polo in Parlamento, è un ruolo che mi
attira molto di più di quello di presidente del
Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato
per Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI
EDITORE
"Noi non
abbiamo giornali- partito. Noi non teorizziamo né tantomeno pratichiamo l'informazione come strumento di
ricatto politico. I nostri sono eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche
di consenso o, quel che è peggio, di calunnie, di
derisione, di disprezzo
Non ho mai usato né mai userò i miei mezzi di comunicazione
per scatenare campagne di aggressione contro un concorrente, né diffamare chi
non è d'accordo con me. Lascio questi metodi ad altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque
conosca giornali e tv berlusconiani sa che, almeno dopo l'entrata in politica
di Berlusconi, sono stati trasformati in formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione per i
magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.
BERLUSCONI
RICANDIDATO
"Dal 1995,
passata all'opposizione dopo il golpe politico-giudiziario, mentre fischiavano
le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia
" (da "Una storia
italiana", l'autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni
di copie a tutte le famiglie italiane nell'aprile 2001, in piena campagna elettorale).
Forza Italia passò all'opposizione perché, il 21 dicembre '94, Berlusconi salì
al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega Nord gli aveva
revocato l'appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al Ppi
di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D'Alema. Le
procure non c'entrano nulla.
"Io non ho
nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società
off-shore all'estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La
Cassazione ha già accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata
dalla Fininvest. Tant'è che i suoi conti
esteri venivano aperti dal tesoriere centrale del
gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società off-shore con
sede all'estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal pool di Milano
e confermate dalla società di revisione internazionale
Kpmg.
"Le nostre
holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così, era tutto
normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali specializzati" (26-4-2001).
Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che stanno dietro alla
Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della galassia
berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma intestate a
prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe
baresi, disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da
ictus, persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale?
"Nessun
mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la liquidazione di
mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il 1983 Berlusconi
si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla
provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare nulla.
Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che sta processando
il suo braccio destro Marcello Dell'Utri (parlamentare europeo e italiano, già
condannato per false fatture e frode fiscale e imputato per mafia, calunnia ed
estorsione), si è recato in trasferta a Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell'occasione, alle domande sulle origini di quei
quattrini e sulle ragioni che lo indussero a ospitare
in casa sua per due anni un boss mafioso del calibro di Vittorio Mangano, con
mansioni di "stalliere" o di "fattore", il premier ha
Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere".
E i giudici sono ritornati a Palermo a mani vuote.
BERLUSCONI
PREMIER/2
"Meno
tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le tasse
degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l'incremento
sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai
trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita a Granada (Sagna), Berlusconi e il
suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a
posto", dunque di ridurre le tasse non se ne parla. Così
come della riforma delle pensioni, promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito
protesta.
"Non ho
mai detto che la civiltà occidentale è superiore all'Islam. E' colpa di una
sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto" (7-9-2001).
In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato testualmente in una
conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo
essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al
benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei
paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano
La
libertà non è un patrimonio della civiltà islamica
La nostra civiltà deve
estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1400 anni nella storia i benefici
e le conquiste che l'Occidente conosce
C'è una singolare coincidenza fra gli
islamici e gli anti-global nella loro opposizione
all'Occidente". Poi l'incidente diplomatico
internazionale, le proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"),
l'imbarazzo dell'Occidente impegnato nel tentativo di coinvolgere nella
lotta al terrorismo fondamentalista delle Due Torri i
paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è costretto alla smentita, cioè all'ennesima bugia.
"Ho fatto
un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima accoglienza
sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10-10-2001). Così Berlusconi al termine di un
incontro ufficiale a Bruxelles con il presidente Romano Prodi e gli altri
membri della Commissione europea. Senonché
Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato". Anche Solbes lo smentisce: "Non ho espresso alcun
giudizio sulla finanziaria italiana, la valuterò insieme al patto di
stabilità". Berlusconi è costretto alla retromarcia: "Io ho
illustrato l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in
silenzio". Poi, in conferenza stampa, se la prende con
il "club della menzogna della sinistra" che gli attribuirebbe frasi
mai dette.
"La tv
pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata si
sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena
tornato al governo, Berlusconi, che già detiene il
monopolio assoluto della televisione commerciale (Canale 5, Italia 1, Rete 4),
nomina suoi uomini al vertice delle tre reti pubbliche Rai (presidente Antonio
Baldassarre, direttore generale Agostino Saccà).
Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi della
Rai, sgraditi al premier - Enzo Biagi e
Michele Santoro - nonché il comico Daniele Luttazzi,
anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo consiglio di amministrazione si dimette agli inizi del 2003,
Berlusconi riunisce gli alleati in casa propria per decidere i nuovi
consiglieri, facendo infuriare addirittura i presidenti delle due Camere, che
rifiutano di ratificare le nomine. Alla fine, viene creato
un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti del
centro-destra e uno solo del centro-sinistra. Anche il
direttore generale, amico di Berlusconi e del fratello Paolo, è di stretta
obbedienza governativa.
"Comprare
Alessandro Nesta (difensore della
Lazio e della Nazionale, ndr) per il Milan? Sono cose che non hanno più nulla di
economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora
basta" (23-8-2002). L'indomani il Milan
di Berlusconi annuncia l'acquisto di Nesta, avvenuto
da almeno una settimana.
"Non
capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul
legittimo sospetto (che gli consente di spostare i suoi processi da Milano a
Brescia, ndr)" (31-7-2002).
"La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30-8-2002).
"E se in Irak non ci fossero più
armi di distruzione di massa? Come parere personale, non credo che ci siano più
quegli ordigni" (16-10-2001, al termine di un lungo incontro
con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair, l'alleato più vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam
non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che potrebbe avere avuto il
tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le incredule proteste di Londra e
Washington).
"Mediaset
non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002).
Berlusconi smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il
quale calcola che il condono fiscale contenuto nella legge finanziaria
Berlusconi consentirà al gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il
possesso di società off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200 miliardi di lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l'Espresso scoprirà che Mediaset
ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa 120 milioni
di euro di imposte.
"Ho
assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra cosa
sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e
imbastiscono processi che finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L'indomani la
Cassazione gli dà torto e non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il
premier, tuona subito contro i "giudici golpisti".
BERLUSCONI
IMPUTATO
"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene contestato (le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una grande ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo facendo" (23-11-94). "E' come se mi avessero mandato un avviso di garanzia accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono certo di chiamarmi Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto al mondo possa condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può esserci una condanna, ma allora non sarà un atto di giustizia, ma sovversione" (1-12-94). "Io corruttore? Sarebbe come incolpare suor Teresa di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se una bambina dell'istituto allungasse una mano per pigliare un quarto di mela dal fruttivendolo, non per sé, ma per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è reso responsabile di corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a conoscenza di quanto gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto che la mia impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stat